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Quando la Sinistra pensava il mondo

by Paolo Naso

di Paolo Naso. Docente di Scienza politica all’Università Sapienza di Roma.

Esattamente nei giorni in cui una sinistra divisa e confusa vive la sua ennesima fibrillazione, Paolo Ferrero esce in libreria con un saggio su Raniero Panzieri (Raniero Panzieri. L’iniziatore dell’altra sinistra) definito nel sottotitolo, “L’iniziatore dell’altra sinistra” (Shake edizioni, 2021).

Oltre a un solido saggio introduttivo del Curatore, il volume raccoglie varie testimonianze, alcune risalenti ad anni fa, e si conclude con una pregevole postfazione di Marco Revelli, politologo acuto e molto presente nel dibattito della e sulla sinistra.

Quello di Ferrero non è uno sguardo neutrale: lo conosciamo bene come ex segretario di Rifondazione comunista, ministro della Solidarietà sociale del Governo Prodi, attualmente vicepresidente del Partito della Sinistra europea. E valdese. Non è una rituale nota identitaria ma un indizio fondamentale per capire un aspetto originale di Panzieri che, forse influenzato dalla sua cultura ebraica, curò molto l’interlocuzione con un’altra minoranza, quella protestante e, ricambiato da un gruppo di giovani intellettuali valdesi, divenne un importante riferimento politico culturale per una generazione che si formava negli anni del “boom economico” ma anche della repressione nelle fabbriche e delle tentazioni autoritarie di certa parte della Destra.

Quella di Ferrero è un’operazione doppiamente coraggiosa. Da una parte perché, con passione e rigore analitico, ci offre il ritratto di un personaggio di primaria grandezza della Sinistra italiana in un tempo nel quale la Sinistra ha perso la sua identità e noi stessi facciamo fatica a definirla e a individuarne i confini ideologici, partitici e culturali. È la nozione stessa di Sinistra – Gaber lo intuiva anni fa… che oggi vacilla di fronte all’emergere di sfide nuove e drammatiche: pensando alla pandemia, all’ambiente, alla violazione dei diritti umani esiste una marcata identità della Sinistra, che non sia la pura autoreferenzialità di chi autocraticamente se la attribuisce? O non siamo alla ricerca di risposte “oltre” la Sinistra?

L’argine al sovranismo che si espande in Europa è solo quello “di Sinistra” o è un fronte più composito? Non sono fumisterie ideologiche: sono criteri che determinano scelte politiche che alla fine giustificano – o non giustificano – scelte come quella di appoggiare il Governo Draghi, di concepire un’alleanza tra il PD, LEU (in parte) e M5S, di sostenere (o contrastare) l’europeismo. Di fronte a queste domande, il saggio di Ferrero propone una visione e una biografia schiettamente parziale quale quella di Raniero Panzieri. Il criterio orientativo della sua visione era l’aut aut kierkegaardiano piuttosto che il “ma anche” veltroniano, la rigorosa radicalità della coerenza strategica contrapposta all’opportunismo tattico dei partiti della Sinistra (e mi sentirei di dire tutti, anche quelli dello “zero virgola”).

L’altra ragione del coraggio dell’operazione di Ferrero sta nel fatto che, in tempi post-industriali, egli ci avvicina a un intellettuale che fece del rapporto con la classe operaia il centro della sua riflessione teorica e della sua azione politica. Nel tempo delle partite IVA, dei riders e degli immigrati schiavizzati in agricoltura, il luogo della fabbrica fordista ci appare lontano e decadente quanto le costruzioni industrialiste che scorgiamo quando passiamo da via Mirafiori a Torino o viale Sarca a Milano. Eppure Ferrero scommette sul fatto che quel mondo vada comunque capito e interpretato per capire ciò che è arrivato dopo: le delocalizzazioni, la finanziarizzazione del capitalismo, le nuove schiavitù post-industriali.

Panzieri nasce nel 1921 in una famiglia ebraica di Roma, ha la fortuna di concludere buone scuole e di non incappare nelle leggi razziali; nel ’45 si laurea in giurisprudenza e dall’anno dopo inizia una militanza socialista che lo porterà a essere uno dei dirigenti più vicini a Nenni (con tanto di foto con Mao Tse Tung e sullo sfondo del Kremlino, nel 1955). Nel ’49 ottiene una cattedra all’Università di Messina ma continua il suo impegno politico tra i braccianti siciliani. Nel frattempo si consolida il matrimonio e il sodalizio politico con la moglie Pucci Saija insieme alla quale tradurrà il II volume del Capitale.

In una toccante intervista a Pitzi Giampiccoli, il volume sottolinea bene la ricchezza di questo rapporto intenso e resistente nonostante lavori precari, licenziamenti compreso quello da parte della editrice Einaudi! e ricorrenti difficoltà economiche. Dopo una parentesi romana, nel ’59 si trasferisce a Torino e si consuma il suo rapporto con il PSI. L’anno successivo, insieme a un gruppo che comprendeva tra gli altri Vittori Rieser, Giovanni Mottura, Emilio Soave, Goffredo Fofi, Alberto Asor Rosa, Mario Tronti, presero forma i Quaderni rossi che ad anni di distanza si confermano una delle voci più originali della Sinistra italiana.

Il lungo saggio iniziale di Ferrero ci restituisce la ricchezza di quel pensiero dal quale emergeva, innanzitutto, la critica al sistema produttivo capitalistico.

Nella fabbrica moderna, scienza e tecnologia incorporano direttamente i rapporti di produzione e pertanto il capitalismo non può superarsi soltanto attraverso un cambiamento di proprietà dei mezzi di produzione ma richiede «un rivoluzionamento del modo di produzione nella sua concreta organizzazione e ristrutturazione» (p. 39). Vero. Ce lo dimostra con eloquente evidenza il “capitalismo di stato” cinese o la sfida ambientale che con drammatica durezza ci impone di ripensare la logica dello sviluppo, della produzione e del consumo.

Corollario coerente a questa impostazione è la denuncia della politica “governista” dei partiti della Sinistra, PSI e PCI in primo luogo. «L’alternativa politica non si costruisce in Parlamento – affermava Panzeri – ma nella costruzione di un partito “operaio” che abbia capacità di controllo del ciclo lavorativo e dei rapporti produttivi» (p. 34). Erano gli anni in cui «ciò che fa bene alla Fiat fa bene all’Italia», uno slogan sbagliato e dagli esiti catastrofici sul piano della stessa crescita economica del Paese, eppure radicato nella coscienza di tanti militanti della Sinistra e del sindacato. 

Il terzo aspetto del suo pensiero che mi pare emerga con forza dalla ricostruzione che ne fa Paolo Ferrero, può definirsi un’ermeneutica marxista libertaria. Nella sua testimonianza – in realtà un saggio di solido spessore – Giovanni Mottura racconta di un Panzieri «marxista intransigente soprattutto nei confronti della scolastica marxista», saldamente ancorato al rapporto focale «di reciproco stimolo e di reciproco controllo e verifica tra prassi e teoria» (p. 175). L’inchiesta operaia è quindi lo strumento per rendere operativo questo nesso, ben descritto in un paragrafo che Ferrero felicemente titola “Il marxismo come sociologia”.

Infine una nota sul rapporto con i valdesi, ben sintetizzata da Mario Miegge, come noto, valdese egli stesso: «Panzieri sfidò le nostre convinzioni che la “fede” fosse cosa diversa dalla “religione” e che, nella tensione di un reciproco esame critico, la teologia dialettica potesse coesistere con l’impegno nel movimento socialista (secondo la lezione, a noi cara, di Karl Barth)».

Gli incontri ad Agape, il centro giovanile valdese nell’alta val Germanasca e presso il centro giovanile battista di Santa Severa (RM) attestano di un confronto tra gruppi certo minoritari ma anche appassionatamente impegnati tanto nella riflessione teorica che nell’azione politica. In conclusione: un libro che sembra scritto in un altro tempo e in un mondo lontano che non ci appartiene più e che i più i giovani non possono neanche immaginare. Persino un libro “dalla parte del torto”, come si pubblicizzava Il manifesto anni fa, ma, proprio per questo, interessante e intelligentemente provocatorio. E per questo anche utile a restituirci quell’orizzonte di pensiero critico, libero e provocatoriamente eretico con il quale ciò che chiamiamo Sinistra non sembra più in grado di confrontarsi.

Paolo Naso

Paolo Naso

Docente di Scienza politica all’Università Sapienza di Roma

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