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Carlo Levi

by Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

Il Cristo si è fermato a Eboli e l’Orologio fanno ancora capire tante cose del nostro Paese e delle sue contraddizioni: chi siamo e da dove veniamo. E nonostante l’imprescindibilità per la nostra storia delle testimonianze di Primo, è grazie a Carlo che in tanti trovammo una nostra strada.

Non so quale fosse il grado di parentela, se c’era, tra Carlo Levi e Primo Levi. Ho conosciuto Carlo, non Primo; e sono stato amico dei nipoti dell’uno e dell’altro. Primo l’ho incrociato una o due volte all’Einaudi e una o due volte al Centro Gobetti. Senza che nessuno ci avesse mai presentato, ci si salutava a distanza, sapeva chi ero.

La sua migliore amica era Bianca Guidetti Serra, che è stata una mia “sorella maggiore”; e il suo medico curante era Marcel Hutter, nella cui casa sono stato a lungo ospite, che spesso mi parlò di Primo come di un grande depresso e che non si stupì del suo suicidio.

Posso, a mio merito, ricordare che fui tra i pochi venuti da fuori ad accorrere al suo funerale, e di aver letto Se questo è un uomo nelle edizioni De Silva di Franco Antonicelli, consigliato da un’altra amica adulta che anche lei aveva fatto la Resistenza, Gigliola Venturi, e non in quelle di Einaudi, successive.

Tra Primo e Carlo, per me il grande scrittore, e un punto di riferimento imprescindibile nelle mie esperienze di cultura e di vita, è stato il secondo, autore con L’orologio di uno dei più grandi “romanzi” di storia italiana, forse del più significativo tra i tanti grandi libri del secondo dopoguerra, anche se il suo libro-chiave è stato, non solo per me, il Cristo si è fermato a Eboli.

La sua lettura è stata all’origine della scelta di raggiungere Danilo Dolci nel Sud alla fine del 1955. Quando mi è stato chiesto quali sono i libri che mi hanno cambiato la vita, ho citato per primo il Cristo, seguito da I fratelli Karamazov, uno sprofondamento nell’umana psiche e nelle sue contraddizioni, tra un massimo di cattiveria e un massimo di bontà, e le Memorie di un rivoluzionario di Victor-Serge (anche questo edito da De Silva-Antonicelli!) che mi ha aiutato a capire la vera storia delle rivoluzioni del ‘900 e del comunismo reale, e ha proposto un modello di militanza politica certo ineguagliabile, ma moralmente utilissimo.

Levi Carlo, dunque, anche se dovrei parlare anche di sua sorella Luisa, buona amica degli anni torinesi, assidua collaboratrice del Giornale dei genitori di Ada Gobetti, e ottima psicologa dell’infanzia che oserei definire libertaria.

Conobbi Carlo su mandato dell’avvocato Nino Sorgi nel freddo febbraio del ‘56 (con Roma sotto la neve!) arrivando all’alba dalla Sicilia con un “foglio di via obbligatorio” e raggiungendo piazzale Flaminio dove abitava in un appartamento/studio di una villa all’inizio di Villa Borghese, proprio sopra le Ferrovie Laziali. Mi accolse maternamente una sua governante o donna di servizio, rifocillandomi vicino a una stufa, ché Levi si veglio molto più tardi, e mi fece restare a pranzo facendomi raccontare dell’arresto di Dolci e dei sindacalisti che lo seguivano e di tanti contadini nello “sciopero a rovescia” sulla “trazzera vecchia” di Partinico.

Ho rivisto Levi più volte a Palermo e a Roma; e si fece vivo con me quando lesse la mia inchiesta sull’immigrazione meridionale a Torino – un apprezzamento che mi inorgoglì molto, anche perché il libro era stato rifiutato da Einaudi per motivi anzitutto politici (a proposito della Fiat). D’altronde, posso testimoniare che all’Einaudi non tutti amavano Levi, i comunisti e affini che non rinunciavano a pubblicarlo perché aveva tanti lettori in Italia come all’estero ma che lo consideravano (ho sentito certi giudizi con le mie orecchie) decadente, populista, e via discorrendo. E all’Einaudi la maggioranza dei dirigenti e redattori era più che legata al Pci di Togliatti e di Alicata, e alla “scuola pisana”, cantimoriana.

Il Cristo si è fermato a Eboli e l’Orologio fanno ancora capire tante cose del nostro Paese e delle sue contraddizioni: chi siamo e da dove veniamo. E nonostante l’imprescindibilità per la nostra storia, anzi per la Storia avrebbe detto la Morante, delle testimonianze di Primo, e molto apprezzando le sue ultime opere letterarie (meno i suoi racconti di fantascienza) è grazie a Carlo che in tanti trovammo una nostra strada, un cammino più libero e responsabile nei duri anni del dopoguerra e della Guerra fredda.

Grande personaggio, grande testimone, grande scrittore cosciente della sua grandezza e che, come disse di lui Anna Maria Ortese, finiva ogni tanto per assomigliare nientemeno che a Giove.

Ph. © Doriano Strologo

Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini

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