Home Editoriali Quali politiche per un cambio di rotta?

Quali politiche per un cambio di rotta?

by Patrizia Luongo

di Patrizia Luongo. Forum Disuguaglianze Diversità

 

È passato un anno dal primo lockdown nazionale. Un anno che ha comportato enormi sacrifici in termini di vite umane, ha messo in luce tutte le fragilità del nostro Paese e acuito le già enormi disuguaglianze – economiche, sociali e di riconoscimento. La povertà ha raggiunto i valori più elevati degli ultimi 15 anni – rispetto allo scorso anno un milione di persone in più vive in condizioni di povertà assoluta – e colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione: minori, giovani e migranti. Anche per chi lavora, la probabilità di non riuscire a garantirsi quella combinazione di beni e servizi essenziali per conseguire uno standard di vita minima accettabile è sempre più alta.

La pandemia ha messo in luce le forti disparità territoriali – in termini di accesso alle cure ma anche di disponibilità di servizi ormai essenziali come l’accesso alla rete – e di genere: il carico di cura ricade ancora, troppo, solo sulle donne che sono anche le più penalizzate nel mercato del lavoro (dei 101mila disoccupati in meno di dicembre 2020 rispetto al mese precedente, 99mila erano donne). Fenomeni come la povertà educativa e la dispersione scolastica sono sempre più diffusi, e minano il futuro dei nostri giovani e delle nostre giovani, e di conseguenza quello di tutto il Paese. Non sono, come dicevamo, fenomeni nuovi, ma ora ricevono una rinnovata attenzione.

In questo contesto vanno disegnate e programmate le politiche da attuare anche con le risorse che arriveranno dall’Europa attraverso il Next Generation Eu e che saranno parte del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a cui sta lavorando il Governo. E quindi come intervenire? Avendo già da luglio individuato i punti chiave, il Forum Disuguaglianze e Diversità a gennaio, quando è stata resa pubblica una bozza del Pnrr, ha raccolto valutazioni e proposte affinché esso sia davvero strumento per un cambio di rotta, per politiche che, con obiettivi chiari e risultati attesi ben definiti, possa ribaltare la situazione attuale e aggredire le disuguaglianze, per un futuro di giustizia sociale e ambientale. 

Il numero totale di migranti che sono stati individuati alla frontiera degli Stati Uniti dall’inizio del 2021 è più alto che nello stesso periodo di qualsiasi dei tre anni precedenti e cresce ad un ritmo ancora più veloce man mano che si avvicina il periodo in cui tradizionalmente si verifica il maggior numero di ingressi, nella tarda primavera.

 

Abbiamo suggerito modifiche al modo in cui sono affrontate le tre priorità trasversali del Piano, e quindi: che la riduzione delle disuguaglianze generazionali sia accompagnata da una riforma fiscale; che nell’affrontare le disuguaglianze territoriali sia predisposta una chiara missione strategica che raccolga tutti i provvedimenti a favore delle aree marginalizzate, esistenti ma frammentati; e che alla lotta alle disuguaglianze di genere si accompagni una più decisa motivazione, riconoscendo che la parità di genere nella responsabilità di cura e nella riproduzione sociale è la leva per un miglioramento in tutti i campi di vita.

Abbiamo sottolineato l’importanza di aggiungere una quarta priorità trasversale, volta a ridare dignità e garantire partecipazione strategica al lavoro, e di garantire coerenza fra il Pnrr e il Bilancio pubblico ordinario. E, infine, abbiamo messo in evidenza la necessità di descrivere gli obiettivi, e non solo le azioni, così da esplicitare i risultati attesi dal Piano e rendere chiara la specifica dimensione di benessere delle persone che motiva gli interventi. Perché tutto questo sia possibile va rafforzata la Pubblica amministrazione, e non ricorrendo a consulenze esterne ma attraverso il rafforzamento del corpo stabile dei ministeri, sia a livello di vertici che di struttura, come suggerito dal Forum Disuguaglianze e Diversità assieme a Movimenta e ForumPA lo scorso novembre.

Il Pnrr è ora nelle mani del nuovo Governo Draghi, ancora non sappiamo quali saranno i cambiamenti nella strategia. Quali che siano, però, è indispensabile che essi siano il risultato di un dialogo sociale e trasparente. Il Pnrr va presentato entro la fine di aprile, il tempo è poco, ma non sia questa – non può esserlo – una scusa per non coinvolgere e raccogliere i saperi provenienti dal mondo delle organizzazioni di cittadinanza attiva, del lavoro e delle imprese. Con le scelte delle prossime settimane si determinerà la strada che il nostro Paese percorrerà nei prossimi anni, sono scelte che riguardano tutte e tutti noi e che non possono essere prese nel chiuso delle stanze di palazzo. Il rischio è quello di fallire, non cogliere l’opportunità per un cambio di rotta e favorire invece il ritorno di una rafforzata dinamica autoritaria.

Patrizia Luongo

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