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Criminalità organizzata e pandemia

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Lo scorso 14 è stato rilasciato il report EU SOCTA 2021 (European Union – Serious and Organised Crime Threat Assessment) che raccoglie analisi e approfondimenti sull’attività  della criminalità organizzata internazionale nell’Unione Europa degli ultimi 4 anni.

Il contenuto del report è il risultato di un’analisi dettagliata delle minacce che la criminalità organizzata rappresenta per l’Unione europea il cui fine è quello di fornire informazioni utili a politici e decision-maker L’EU SOCTA 2021 fornisce una panoramica sulle conoscenze attuali sulle reti criminali e sulle loro operazioni sulla base dei dati forniti a Europol dagli Stati membri e su dati raccolti specificamente per la composizione del report. I dati mostrano che quasi il 40% delle reti criminali attive nell’UE è coinvolto nel commercio di droghe illegali e circa il 60% delle reti criminali attive nell’UE usa la violenza nell’ambito delle proprie attività criminali. L’uso della corruzione e l’abuso delle strutture legali delle imprese sono caratteristiche chiave della criminalità organizzata che opera in Europa. Due terzi delle reti criminali usa lo strumento della corruzione per agevolare i propri scopi e oltre l’80% delle operazioni criminali si avvale di strutture commerciali legali

La pandemia da Covid-19 ha da subito mostrato di essere una minaccia non solo sanitaria, ma anche in termini di opportunità di azione delle organizzazioni criminali che operano nell’Unione europea. Tali organizzazioni, infatti, sono riuscite – fin dal primo lockdown – ad adattarsi alle mutate condizioni socio-economiche, modificando le modalità con cui portare avanti le proprie attività illecite. 

Se la prima conseguenza della pandemia è stata l’immissione sul mercato di prodotti contraffatti e/o di scarsa qualità (soprattutto a uso medico), come anche l’incremento di cyber crimini e reati contro il patrimonio e truffe perpetrati online, si teme che la pandemia farà emergere ulteriori vulnerabilità e determinerà l’aumento di disuguaglianze che saranno terreno fertile per la criminalità organizzata.

La pandemia ha evidenziato chiaramente le capacità di adattamento delle attività criminali informatiche. Dallo scoppio della pandemia, infatti, si è assistito a un moltiplicarsi di domini correlati al Covid-19, creati espressamente per supportare diverse attività di criminalità informatica. A tal proposito, si prevede che il lancio delle campagne vaccinali nei vari Paesi dell’Ue determinerà anche il numero di attacchi informatici alle istituzioni che gestiscono tali campagne e/o alle varie industrie farmaceutiche. 

Altro dato interessante è che l’impatto della crisi dovuta al Covid-19 sui mercati della droga è stato relativamente limitato. Infatti, a parte l’interruzione della fornitura e distribuzione durante il primo lockdown, il traffico di sostanze stupefacenti illegali è tornato molto presto ai livelli prepandemici.

Altro fattore di rischio è quello legato al riciclaggio di denaro sporco: un’attività che portata avanti soprattutto attraverso società dormienti e/o il riscatto di imprese colpite dalla recessione dovuta al Covid-19. I criminali, inoltre, possono contare su un più facile accesso a certi servizi finanziari per nascondere i loro proventi illeciti. 

Infine, la pandemia da Covid-19 ha portato a un considerevole aumento della produzione di rifiuti sanitari e sanitari, comportando un rischio significativo per l’ambiente e la salute pubblica. La riduzione del numero di ispezioni e controlli sulle aziende che gestiscono la raccolta e smaltimento dei rifiuti da parte delle autorità di vigilanza ha favorito, infatti, il traffico e lo smaltimento illegale dei rifiuti. I trafficanti traggono ulteriore vantaggio da questa situazione e del disagio economico diffuso, infatti il calo dei ricavi può indurre le aziende a trarre vantaggio da tali servizi illeciti al fine di ridurre i costi di smaltimento dei rifiuti.

Ph. © Lucas Favre /CopyLeft

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