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Dopo il Responsum. Il confronto tra Stefano Toppi e Fulvio Ferrario

by redazione

di Stefano Toppi  (Comunità Cristiana di Base di S. Paolo) e Fulvio Ferrario (Professore di Teologia sistematica e Decano della Facoltà valdese di teologia di Roma)

Gentilissimo prof. Ferrario,

condivido in linea di massima la sua analisi sul comportamento dei cattolici a seguito del Responsum, vorrei soltanto aggiungere qualche nota di precisazione sulle sue schematizzazioni, per motivi di spazio, necessariamente brevi.

Io credo di potermi iscrivere, come cattolico, alla corrente di “estrema sinistra” in quanto appartenente da 50 anni alla Comunità cristiana di base di san Paolo; faccio parte, per una antica vicinanza, alla cooperativa Com-Nuovi Tempi, alla redazione di Confronti e, da meno tempo, partecipo ad una rete di genitori cattolici (3VolteGenitori) che hanno figli LGBTQ+ dopo che uno dei miei figli ha fatto coming out.

Volevo quindi descriverle brevemente, ma forse nel frattempo lo avrà potuto osservare anche lei, quale è stata la reazione nel mondo dei credenti cattolici LGBTQ+ e dei loro genitori organizzati al Responsum. Ma prima vorrei illustrarle per sommi capi chi sono queste persone e come siano difficilmente collocabili nelle classificazioni che lei ha fatto.

Sono in buona parte cattolici abbastanza tradizionali nelle loro manifestazioni di fede, provenienti da esperienze del mondo cattolico le più diverse: dal cammino neocatecumenale, alla comunità di Sant’Egidio, ai gruppi parrocchiali, agli scout, etc…

Da quando c’è la pandemia, alcuni si incontrano in preghiera tutti i giorni online al mattino con le Laudi e la sera dopo cena con la Compieta. Manifestazioni di preghiera che pensavo facessero solo monaci e monache nei conventi. Ed è consuetudine in questi gruppi iniziare e concludere una riunione con una preghiera, un’invocazione allo Spirito…

Eppure messi di fronte al Responsum, tutti, figli e genitori, hanno avuto reazioni prima di sconforto e delusione, poi di sentita indignazione che hanno espresso energicamente in lettere ad Avvenire o ad altra stampa più accogliente o sui loro siti e le loro mailing list (vedi il sito Tenda di Gionata, il sito I Viandanti, ADISTA Notizie n.13,…).

Anche i preti che sono da anni vicini a queste realtà e che sono a volte incaricati ufficialmente nelle loro diocesi di una “pastorale” di accoglienza verso le persone LGBTQ+ (con tutti i limiti che questo possa significare), si sono esposti con lettere ai loro vescovi o con articoli sui media con molto vigore.

I genitori della rete cui appartengo poi, anche questi spesso inseriti in parrocchia o in organismi che curano la “pastorale” diocesana per le persone omosessuali, hanno detto: «se non li volete benedire voi, i nostri figli e figlie li benediremo noi!» e hanno scritto collettivamente una preghiera di benedizione per il giorno dell’unione civile dei figli.

Insomma, tutto un piccolo, numericamente, mondo di cattolici, forse di “centro sinistra” secondo la sua classificazione, che inaspettatamente si sono ribellati diventando improvvisamente, almeno su questo aspetto, estremisti o almeno disobbedienti. 

Quanto all’“estrema sinistra” e al suo non accorgersi che quello che chiedono da tempo esiste già nel Protestantesimo, è un altro discorso che magari proverò a fare un’altra volta.

Grazie per quello che scrive su Confronti e per la sua attenzione,

 Stefano Toppi

Egregio sig. Toppi, caro fratello,

ho letto con attenzione la Sua lettera e la ringrazio di aver dedicato attenzione al mio scritto. Non posso dire di essere stupito, ma certo sono edificato, una volta di più, dalla pratica di comunione e di preghiera che Lei descrive. Nel mio periodo di servizio pastorale a Milano ho avuto occasione di incontrare gruppi LGBT (allora non si diceva così) cattolici e molto spesso si è trattato di esperienze assai ricche.

Il mio punto, però, è un altro. So molto bene che è antipatico, come tutti i discorsi paralleli che a volte indirizzo a quello che una volta si chiamava “dissenso” cattolico o, più ampiamente, al cattolicesimo spesso insofferente nei confronti di un certo tipo di prese di posizione papali o episcopali. Per me, però, si tratta di una convinzione profonda.

Un poco paradossalmente, io che sono nato e cresciuto in un ambiente cattolico, diventato pastore protestante e trovandomi abbastanza impegnato nel movimento ecumenico, ho conosciuto una ricchezza della Chiesa cattolica, una profondità spirituale e un’autenticità di impegno etico e sociale che in precedenza mi erano, almeno parzialmente, ignote. Se gli incontri ufficiali e le commissioni teologiche sono stati per me momenti istruttivi, ma a volte anche un po’ noiosi, il vero arricchimento l’ho avuto nello studio comune della Bibbia, nella preghiera e nella didattica teologica, presso parrocchie, comunità religiose e monastiche, Facoltà e seminari.

Ho trovato occasioni di arricchimento sia presso ambienti “ufficiali” e “istituzionali”, sia presso gruppi più periferici e “dissidenti”. Come ogni grande movimento spirituale, il cattolicesimo è in continua evoluzione. Nessuno di noi può sapere che cosa sarà tra cinquecento anni. Sappiamo però, se siamo intellettualmente onesti, che nei prossimi decenni non ordinerà le donne, non modificherà significativamente la propria etica sessuale, non toccherà il centralismo papale e manterrà una sinodalità (nei limiti permessi da tale centralismo) sostanzialmente episcopale.

Questo non impedirà, a chi lo vorrà, di commuoversi per una donna invitata a presenziare a un consesso di maschi, per un laico invitato a tenere un discorso a chierici, che poi decideranno, o per qualche parola personalmente cortese nei confronti di gruppi e persone delle quali si condannano “i comportamenti”, come si dice, in realtà il modo di essere. Io non mi unisco a questa commozione. Constato, invece, che una Chiesa diversa non solo è possibile, ma esiste già. Naturalmente non è una Chiesa perfetta e ciò che, quanto a riforma, è stato realizzato, è solo un inizio. Paragonato, però, a quel che mostra il resto del panorama cristiano (non solo in casa cattolico-romana, anzi), il protestantesimo, con tutti i suoi difettacci, sembra davvero un laboratorio di possibilità evangeliche.

Ripeto, perché è un punto per me importantissimo: non è obbligatorio, per seguire Gesù, sognare un cristianesimo diverso e aperto alla riforma. C’è chi percorre il proprio cammino di santificazione in altra prospettiva e lo fa in modo per me esemplare: forse nemmeno la riforma della Chiesa è un assoluto. Mi sento però di invitare chi ritiene di desiderarla a farlo in termini spiritualmente e storicamente concreti e realisti.

Fraternamente,
Fulvio Ferrario

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