Home Cultura La casta dei casti. I preti, il sesso e l’amore

La casta dei casti. I preti, il sesso e l’amore

by Luigi Sandri

di Luigi Sandri. Redazione Confronti

Questa inchiesta, sui preti italiani e l’amore, è l’ultima delle varie opere che in un decennio l’Autore – ordinario di sociologia all’università di Bergamo – ha dedicato al mondo cattolico, e a papa Francesco, del quale denuncia la sua “rivoluzione mancata”. Il nuovo libro è intessuto con quarantuno interviste ad altrettanti presbìteri, tutte centrate sul tema della sessualità. Il sociologo è riuscito nella non facile impresa perché, con i suoi precedenti lavori, già aveva conosciuto molti sacerdoti conquistando la loro fiducia. Così, garantendo l’assoluta riservatezza, e modificando dettagli di tempo e di luogo per rendere impossibile identificarli, è riuscito a farsi raccontare come hanno vissuto la loro sessualità durante gli anni della formazione in seminario, e come la vivono ora che hanno la responsabilità di una parrocchia.

Alcuni recensori hanno criticato l’opera perché non è corredata – come di solito fanno i sociologi – con domande, tabelline e percentuali; Marzano, invece, mette insieme tanti racconti che danno a chi legge il senso della vita di un chierico, con le sue problematiche, i suoi esiti, le sue speranze e le sue contraddizioni. In tal modo, egli fa uno spaccato che non può (né potrebbe) offrire un’immagine globale e comprensiva dell’intero clero in cura d’anime nelle ventiseimila parrocchie del nostro Paese; tuttavia  squarcia un velo su una questione ineludibile che dovrebbe finalmente essere affrontata di petto dalle stesse Gerarchie.

Perciò, anche se sarebbe improprio generalizzare possibili conclusioni dai casi esaminati, a noi sembra che la strada scelta dall’Autore permetta di offrire a chi legga il libro un quadro d’insieme più comprensibile: del resto, interviste a parte, spesso cita sociologi di altri Paesi per meglio precisare il vissuto dei presbìteri italiani che, peraltro, non è molto diverso da quello dei confratelli francesi o statunitensi.

Il panorama che emerge è conturbante: «Il seminario è il luogo dove l’inclinazione all’obbedienza viene inculcata nelle menti e nei corpi dei giovani funzionari: attraverso l’esercizio della disciplina, lo sviluppo di una dipendenza radicale e l’annullamento di ogni spazio di autonomia. Il legame con l’istituzione non ammette rivali, essendo per sua natura assoluto e totalizzante… I seminaristi capiscono bene che l’organizzazione [Chiesa] appare sacra agli occhi del mondo solo se è composta di uomini sacri, capaci di mettersi al suo servizio rinunciando al primo dei piaceri, diventando “eunuchi per il regno dei cieli”» [pag. 187-88].

Tuttavia, prosegue Marzano, una volta usciti dal seminario e  mandati in parrocchia, o incaricati di altri ruoli pastorali, i giovani preti si trovano immersi in un mondo dove i contatti con le donne sono parte delle loro attività quotidiane: e, dunque, come testimoniano gli intervistati, le pulsioni represse per anni scoppiano, ed è facile innamorarsi di un uomo, se si è (come si era in seminario) omosessuali, oppure di una donna se si è etero. In quest’ultimo caso, dopo anni di tentennamenti, alcuni preti infine lasciano il ministero,  per vivere liberamente il loro amore; i più, invece, rimangono “dentro” e con vari sotterfugi si adattano ad una “doppia vita”.

La realtà analizzata dall’Autore impressiona, e molto. Perciò da più parti, dal versante Chiesa, gli si è obiettato di aver proprio “esagerato”, inducendo a far credere che la gran parte del clero italiano sia “disorientata” come la quarantina di presbìteri che si sono confidati con lui. Per di più – insistono i critici – l’educazione  impartita oggi nei seminari è molto più “liberal” di quella di qualche decennio fa; e, aggiungono, se egli avesse intervistato i molti presbìteri felici del e nel loro celibato, avrebbe fatto una descrizione assai più serena e oggettiva della situazione.

Ma – questa la controreplica preventiva all’obiezione – un fatto inoppugnabile scuote la fondatezza di tali sicurezze: i numerosi casi di pedofilia del clero scoppiati in diversi Paesi (Francia, Germania, Irlanda, Belgio, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America, Messico, Cile…), ove vi è una presenza maggioritaria, o comunque significativa, di cattolici e, dunque, di clero. 

Come mai un tale inquietante e diffuso fenomeno, sul versante italiano per lo più sottaciuto?, si domanda l’Autore. E risponde: una cultura clericale che porta a sentirsi onnipotenti e autorizzati ad abusare delle vittime: una decennale politica del silenzio per coprire la piaga della pedofilia; l’ipocrisia di predicare bene e razzolare male; la mancanza di un franco dibattito sulla opportunità o meno di mantenere la legge del celibato sacerdotale, dopo che il Concilio Vaticano II tanto ha esaltato l’amore umano; la inesistente, o scarsissima, presenza di donne nella formazione dei seminaristi; l’esclusione dei ministeri femminili “maggiori”. Questo insieme di cause spiega i fallimenti dei seminari e la crisi, poi, di molti preti. 

È arduo contestare questa diagnosi, alla quale, dal punto di vista teologico – angolazione non esaminata da Marzano – andrebbe aggiunta la messa in discussione, oggi sempre più serrata, del  concetto stesso di “sacerdozio”, una “mediazione” necessaria, tra Dio e la persona umana, estranea al pensiero di Gesù. 

D’altronde, almeno in Occidente, la “casta” è in via di estinzione: molti seminari sono semi-vuoti, o hanno chiuso, per mancanza di “vocazioni”.  Dunque, come  farà la Chiesa romana a sopravvivere se rimane strutturata come è ora?

Luigi Sandri

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