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Un’alleanza per la pace tra governi e settore privato

by Raul Caruso

di Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

Si ritiene erroneamente che la pace si realizzi attraverso l’impegno degli Stati e delle organizzazioni internazionali che lavorano nella risoluzione delle controversie e dei confitti, invece molte imprese globali possono svolgere un ruolo positivo nella stabilizzazione e nei percorsi di sviluppo di regioni a rischio di confitti violenti.

In Italia non ha avuto eco, un articolo pubblicato su Foreign Affairs da David Miliband intitolato The age of impunity. David Miliband non è un commentatore qualsiasi essendo stato segretario di stato per gli a!ari esteri del Regno Unito dal 2007 al 2010. In questo articolo, Miliband si concentra sul ritorno a livello globale di alcuni valori fondamentali – in particolare i diritti umani – grazie all’approccio dell’amministrazione Biden.

La buona notizia è però temperata dalla consapevolezza che le derive autoritarie e antidemocratiche degli ultimi anni in diversi paesi saranno difficili da correggere e che purtroppo sarà ugualmente difficile contenere e risolvere le crisi umanitarie in corso. Nel ragionamento di Miliband si ritrova anche un deciso riferimento alle responsabilità del settore privato.

In primo luogo, i produttori di armi ma anche i finanziatori di questi non possono non prendere una posizione rispetto a come le armi sono utilizzate nel procurare lutti e sofferenze atroci alle popolazioni civili.

Ancora più duramente Miliband sottolinea l’attitudine da parte di alcuni attori privati a compiere solo gesti opportunisticamente simbolici e scrive senza mezzi termini «There is a plague of greenwashing and symbolic corporate gestures».

A titolo di esempio viene ricordato come diverse compagnie private avessero annunciato di boicottare nel 2019 il meeting Davos in the Desert in Arabia Saudita dopo il caso Kashoggi per poi partecipare senza remore l’anno successivo. In breve, Miliband denunzia che i comportamenti delle imprese private non sono coerenti con iniziative politiche per il rispetto dei diritti umani e per la costruzione della pace.

I contenuti e lo spirito dell’articolo di Miliband oltre a essere letti come un atto d’accusa possono essere anche interpretati in chiave costruttiva per proporre un punto fondamentale: la costruzione della pace in futuro passerà attraverso una necessaria alleanza tra attori pubblici e attori privati. Solitamente si ritiene che la pace si realizzi solamente attraverso l’impegno degli Stati e delle organizzazioni internazionali che lavorano nella risoluzione delle controversie e dei conflitti.

Nel contempo, si immagina che le considerazioni dei governi siano informate principalmente da motivazioni di natura squisitamente politica. In realtà, questa visione è parzialmente inesatta poiché noi sappiamo che la partecipazione dei governi a molte delle iniziative rivolte alla pace e alla risoluzione dei conflitti (ad esempio le missioni di peacekeeping) sono giustificate anche da legami economici con le regioni in conflitto. In questi casi, però, la narrativa nel discorso pubblico in merito al ruolo dei privati appare sovente distorta in senso negativo andando sempre a evocare l’illegittimità se non la pericolosità di taluni interessi economici.

Se in alcuni casi, tali preoccupazioni sono giustificate in particolare ad esempio per quanto attiene alle summenzionate produzioni di armi,in altri casi tale lettura negativa può risultare inappropriata. Molte imprese globali infatti possono svolgere un ruolo positivo nella stabilizzazione e nei percorsi di sviluppo di regioni a rischio di conflitti violenti.

Adesso i tempi sembrano maturi per mettere in evidenza il ruolo che molte società private possono svolgere nei processi di pace. Negli ultimi mesi, infatti, leggiamo una pletora annunci da parte di grandi corporation in merito a nuove strategie di sostenibilità ispirate dai diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile dichiarati dall’Onu (Sdg). Tra questi compare, al numero sedici l’obiettivo della pace.

Le imprese che dichiarano di volersi ispirare ai diciassette Sdg pertanto appariranno coerenti se e solo se unitamente ai più semplici obiettivi di sostenibilità ambientale terranno inadeguata considerazione la costruzione della pace. Ma perché imprese private possano svolgere tale ruolo è necessaria un’alleanza con governi e istituzioni internazionali. E questa deve cominciare a concretarsi già da adesso prima che gli choc economici e politici conseguenti alla pandemia di Covid-19 contribuiscano a nuova violenza.

Ph. © Tamara Menzi

Raul Caruso

Raul Caruso

Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana

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