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Emilio de Ípola

by Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

Emilio de Ípola è un filosofo e sociologo argentino. Attualmente è Professore Emerito della Facoltà di Scienze Sociali presso l’Università di Buenos Aires e svolge attività di ricerca per il Consiglio nazionale per la Ricerca scientifica e tecnica. Nell’aprile del 1976, è stato rapito – insieme all’allora moglie – da un commando dell’esercito argentino. Venti mesi dopo, uscito di prigione, scrive La bemba, che rappresenta un’importante testimonianza di cosa fosse la dittatura e la dura realtà del carcere.

Nel 1976, a Buenos Aires, due giovani intellettuali di Sinistra, Emilio de Ípola (che preferiva firmarsi senza il “de”) e la moglie, vennero arrestati dalla polizia dei generali e per venti mesi di loro non si seppe più niente, solo che erano carcerati in luoghi diversi. Emilio era un sociologo allievo in patria del grande Gino Germani e in Francia del grande Henri Lefebvre, autore di un discusso saggio su Louis Althusser. Ero diventato amico suo e della moglie quando vivevo a Parigi, e avevo amici in gran parte messicani e argentini, i quali – al tempo ma poi gli è passata – si guardavano tra loro di traverso, perché i messicani, i peruviani, i colombiani, dicevano di “discendere dai maya, dagli aztechi, dagli incas”, mentre gli argentini “discendevano dai bastimenti”, figli di emigrati europei soprattutto spagnoli e italiani.

Tremammo insieme per la sorte dei nostri amici, che vennero infine liberati, dopo venti mesi di reclusione e senza che si sapesse niente di loro, grazie a un appello voluto da un grande sociologo francese (che aveva una moglie latino-americana) Alain Touraine, di cui seguivo diligentemente i corsi all’École pratique des hautes études, in rue Monsieur-le-Prince, proprio sopra la libreria spagnola di un amico anarchico, esule in Francia dal 1930.

Touraine partecipò a un grande convegno internazionale di sociologia a Washington e convinse tutti i partecipanti a firmare un appello per la liberazione di Ípola e moglie, e il ministero degli esteri americano premette sui generali argentini perché così accadesse. Non furono più desaparecidos. Corsi da Milano a Parigi per accoglierli, quando Sofia Fisher, linguista, loro e mia amica, convocò gli intimi per festeggiarli. Alcuni di loro andarono ad aspettarli all’aeroporto di Barcellona, dove sbarcarono scortati da poliziotti e solo allora davvero liberati, e di lì in treno a Parigi, ma alla cena-riunione-festa chiesero che in nessun modo si parlasse della loro prigionia, né che gliene si chiedesse.

Di più, poco tempo dopo ci comunicarono di essersi separati definitivamente: avevano vissuto venti mesi senza sapere l’uno dell’altra, neanche se erano vivi o morti, e quest’esperienza li aveva travolti e allontanati in eterno, e poco tempo dopo divorziarono…

Con Emilio restai in rapporto e lo rividi a Buenos Aires, si era risposato e viveva nel quartiere residenziale di Palermo, e si dedicava soprattutto alla sua passione per la storia del tango, e anzi scrivendo tanghi anche lui…

Sull’esperienza del carcere e dell’isolamento scrisse un saggio purtroppo inedito in Italia, La bemba, in una raccolta che da quello prende il titolo. La “bemba” è ciò che si viene nonostante tutto a sapere nel carcere, il “rumore”, le “voci”, le notizie che filtrano più o meno distorte tra le sbarre.

Illustrazione Emilio de Ípola © Doriano Strologo

Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini

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