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Immigrazione in Italia

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Il Dossier Statistico Immigrazione curato dal Centro Studi Idos, in collaborazione con il Centro Studi e Rivista Confronti e Istituto di Studi Politici S. Pio V è giunto quest’anno alla sua 31esima edizione.

La fotografia che emerge è in linea con quanto osservato negli ultimi anni, ovvero con il calo di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia.  Già nel 2019 il numero di questi cittadini non comunitari regolari era diminuito a 3.615.826 (-101.580 e -2,7% rispetto ai 3.717.406 del 2018) ma alla fine del 2020 essi sono precipitati a 3.373.876 (ben -241.950 e -6,7% rispetto all’anno precedente e-343.538 e -9,2% rispetto a due anni prima). A questo drastico decremento hanno contribuito diversi fattori, molti dei quali connessi agli effetti negativi della pandemia e in particolare alle misure anti-Covid messe in atto a livello globale e, più specificamente,in Italia.

Altro fattore importante è però rappresentato dalla politica e in particolare dal perdurare degli effetti dei cosiddetti Decreti Salvini e del Decreto immigrazione. Questa miscela ha reso ancor più labile il già precario status giuridico dei non comunitari presenti in Italia, riducendone molto la permanenza in stato di regolarità amministrativa e favorendone lo scivolamento nell’irregolarità. Per quanto riguarda il “fattore R”, dei 5.013.200 residenti stranieri in Italia a fine 2020, oltre la metà (2.591.000 l 51,7%) è costituita da cristiani e un terzo da musulmani (1.667.400, il 33,3%), i quali insieme rappresentano ben l’85% dell’intera compagine non italiana che vive nel Paese. 

Seguono nell’ordine, con valori assoluti e relativi decisamente più contenuti, atei e agnostici (242.400, il 4,8% del totale), un dato che smonta ancora una volta il falso mito dello “straniero” come un portatore (ovviamente “integralista”) di posizioni religiose molto distanti dal contesto in cui sono inseriti. Seguono, in questa ideale “classifica”, gli induisti (154.800 e 3,1%), i buddhisti (118.000 e 2,4%) e gli esponenti di altre religioni orientali (83.300 e 1,7%), aderenti a religioni tradizionali – ex “animisti” –soprattutto africane (66.500 e 1,3%) ed ebrei (4.800 e 0,1%). Il restante 1,7% (85.000 persone) proviene da diverse altre culture religiose.

La marginalità urbanistica (ovvero la mancanza di luoghi esplicitamente disegnati per ospitare un culto religioso) in cui versano la maggioranza delle comunità religiose composte da “stranieri” si associa a una condizione giuridica “debole”.

La legge italiana, infatti, prevede varie forme di riconoscimento per le comunità di fede diverse dalla cattolica: la “nomina” di ministri di culto autorizzati ad accedere a “luoghi protetti”, come ospedali o carceri, e il riconoscimento giuridico degli enti religiosi (cfr. legge sui Culti ammessi del 1929; a un livello di rango costituzionale, l’intesa ex art. 8 Cost.). Ma la gran parte delle comunità religiose composte da immigrati non è coperta da nessuno di questi ombrelli giuridici. 

Illustrazione © Montri Thipsorn, via https://www.comune.segrate.mi.it/argomenti/immigrazione/

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