Riletture. John Steinbeck - Confronti
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Riletture. John Steinbeck

by Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

Le edizioni Bompiani, sollecitate da Luigi Sampietro che è in assoluto il miglior conoscitore (non solo in Italia) della sua opera, sono andate riproponendo l’opera di John Steinbeck, la maggiore come la minore, quella dal fondo fortemente sociale e politico (che ha il suo perno in Uomini e topi e Furore, le grandi narrazioni sugli anni della Grande Crisi; ultimo il lavoro preparatorio degli anni Cinquanta per il film Viva Zapata! di Elia Kazan sulla rivoluzione messicana e le sue contraddizioni, consustanziali a ogni rivoluzione) come quelle più vivacemente picaresche, che ci fecero scoprire e amare, partendo forse da Mark Twain, la vitalità di un popolo nella sua parte etnicamente più composita, quella che viveva lontano o ai margini delle metropoli. 

Fu una grande stagione per la storia della letteratura, quella degli anni trenta dello scorso secolo, dominata dagli statunitensi come ben si accorsero Valentino Bompiani editore ed Elio Vittorini scrittore proponendo un’antologia, Americana, ancora sotto il fascismo e che avanzava modelli decisamente opposti alle esaltazioni amate o alle evasioni tollerate dalle dittature di allora. 

Di Steinbeck voglio ricordare che di recente Massimo Popolizio – attore e regista teatrale tra i non molti che meritano rispetto e attenzione, assistito da Emanuele Trevi per la selezione dei brani e da un batterista d’eccezione come Giovanni Lo Cascio (e dalle foto d’epoca di Walker Evans, Dorothea Lange e altri) – ha “recitato” brani dalle inchieste giornalistiche di Steinbeck sui migranti interni scacciati dalle banche dalle campagne dell’Oklahoma e in cerca di terra e di pane in California, in un viaggio che ripeteva quello dei primi coloni: inchieste che furono di base al capolavoro Furore.

Il titolo originale di Furore era I grappoli dell’ira, un versetto biblico, come lo è anche Al dio sconosciuto, il primo grande romanzo di Steinbeck, del 1933, tradotto in italiano nientemeno che da Eugenio Montale (credo con l’aiuto dell’amica Lucia Rodocanachi, cui tanti affamati scrittori-traduttori degli anni trenta-quaranta, perfino Gadda, si rivolgevano per aiuto mal conoscendo le lingue…). 

Dovessi dire quale dei romanzi steinbeckiani mi ha più colpito quando negli anni dell’adolescenza lessi di lui tutto quel che trovavo, fu proprio Al dio sconosciuto, che ruba il titolo a San Paolo, agli Atti degli Apostoli, e ha un’impronta fortemente religiosa.

Racconta di un contadino che dal Vermont cerca fortuna in California, portandosi dietro i fratelli e vedendo nel grande albero sotto il quale costruisce la sua e loro casa una protezione, un legame stretto con la natura e con lo spirito del padre. È un romanzo che molti hanno definito panteistico, questo, che racconta la religiosa venerazione per il “dio sconosciuto” che Paolo seppe nominare, il dio di tutte le cose, della natura, della vita e della morte. Della vita anche nei suoi aspetti più duri. Il contadino Joseph Wayne vive la vita dei pionieri e deve confrontarsi con la violenza, con la siccità, con il fuoco. Con l’egoismo di tanti, con l’imprevista violenza delle persone amate. E con l’insidiato amore di pochi. Con la fragilità dei destini. Non è un dio conciliante, quello cui Joseph offre i suoi sacrifici, ma anche la sua insoddisfazione, la sua inquietudine, le sue domande; è un dio che mette alla prova. 

Mi sono spesso chiesto perché questo romanzo mi sia piaciuto così tanto, nei miei quindici anni o giù di lì, e credo sia stato per il panico suscitato nel mio intimo dalla violenza della guerra, vista da vicino e subita da tutti coloro che, al tempo, erano bambini, in Europa e non solo; e per l’esigenza di una società migliore, più giusta, che in tanti allora sentivano, sentivamo. Per le domande che, come il pioniere di Steinbeck, ero anch’io, come tutti, costretto a pormi.

Ph. John Steinbeck via Wikimedia Commons

Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini

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