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Abitare il digitale

by Samuele Pigoni

di Samuele Pigoni. Direttore della Fondazione Time2. Si occupa di management, progettazione sociale e filosofia.

Viviamo le nostre giornate dentro ambienti virtuali che non sono più separati dal reale ma che lo costituiscono qualificandoci nell’intimo del nostro essere. Se questo è vero, chi siamo? Cosa siamo?

Lo scorso 12 novembre a Torino si è tenuta la presentazione del nuovo libro di Andrea Colamedici e Maura Gancitano (L’alba dei nuovi dei. Da Platone ai Big Data, Mondadori 2021). Sono coppia nella vita e nel lavoro, e sono noti come animatori di Tlon, esperimento di impresa digitale, libreria, casa editrice, community di divulgazione, formazione e discussione filosofica. Alla presentazione del libro partecipano altri tre giovani filosofi: Simone Regazzoni, Ilaria Gaspari e Leonardo Caffo. Sono accomunati da un modo disinvolto di intendere la filosofia come pratica narrativa non accademica da riportare a terra, nei luoghi e nei discorsi di tutti i giorni. Nei loro libri mettono in dialogo filosofia e domini della vita, parlano di filosofia presocratica come palestra per emozioni e relazioni (Ilaria Gaspari), del rapporto tra Platone e l’esercizio fisico (Simone Regazzoni), di filosofia, ecologia e vita appartata (Leonardo Caffo).

La presentazione si è tenuta alla Scuola Holden, a sua volta laboratorio di pensiero sul contemporaneo. La sala è piena di giovani studenti e studentesse. Tra il pubblico le poche tra i 35 e i 50 anni sono donne.Il dialogo tra i cinque si rivela una danza informale, leggera, autenticamente filosofica nel giustapporre punti di vista e argomenti senza pretendere di chiudere e men che meno prevaricare le ragioni degli altri.

Ma nei contenuti il dialogo è tutt’altro che accomodante. Qual è il nostro “qui e ora”? Possiamo pensarci al mondo senza pensare il digitale? Esistiamo ancora come umani se non a partire dalla struttura tecnologica e digitale con la quale abbiamo modificato e ricostituito il mondo nel quale viviamo? Stiamo vivendo una crisi che ci chiede la ristrutturazione della nostra capacità di comprendere un mondo che noi stessi abbiamo creato ma di cui non riconosciamo l’autorialità. Viviamo le nostre giornate dentro ambienti virtuali che non sono più separati dal reale ma che lo costituiscono qualificandoci nell’intimo del nostro essere.

Se questo è vero, chi siamo? Cosa siamo? Siamo ancora umani e se non lo siamo più come si abita la post-umanità? Le reti, i big data, il Metaverso (avrà successo?) ci impongono l’esercizio di una nuova razionalità insieme più complessa e aperta ma al tempo stesso capace di nuova critica e orientamento delle scelte personali e collettive.

Qual è la direzione che sta prendendo la società tecno-digitale? In che rapporto dobbiamo leggere le potenzialità positive dell’info-sfera con la trama delle disuguaglianze politiche ed economiche da cui quella stessa sfera prende origine? Quale governance dello spazio pubblico virtuale è possibile se i social sono strumento di polarizzazione e vizio del dibattito (se non addirittura dei processi elettorali)? Colamedici e Gancitano partono da qui e lo fanno sapendo che nei momenti di crisi e trasformazione – come quello che stiamo vivendo – la filosofia se ben interrogata è in grado di offrire strumenti di orientamento. Il nostro presente può essere letto a partire dall’Atene del IV secolo a.C., e i filosofi classici possono dire qualcosa sui temi del dibattito contemporaneo. E si chiedono, per esempio, che cosa direbbero i sofisti delle echo chambers, la cui dinamica identitaria ed escludente ricorda tanto quella delle poleis greche, Atene in particolare, dove donne, schiavi e stranieri non avevano “diritto di cittadinanza”.

O quale parallelismo sia possibile tra l’introduzione degli hypomnemata – i taccuini che sconvolsero la vita dei Greci al tempo di Platone – e l’avvento dello smartphone. Secondo gli autori, come Socrate e Platone hanno visto la scrittura soppiantare l’oralità e hanno assistito al tramonto del mondo mitico, così noi oggi ci troviamo di fronte all’avanzata del digitale, che sta nuovamente rivoluzionando la comunicazione, il linguaggio e le strutture sociali, salutando “l’alba di nuovi dèi”.

Dopotutto «i big data possono essere interpretati come grandi divinità in provetta che stiamo (ri)costruendo in laboratorio, capaci di conoscere, prevedere e orientare i nostri desideri, scopi e bisogni più profondi, come sa fare ogni dio che si rispetti». E i social media, lungi dal rappresentare meri luoghi di intrattenimento, incarnano il tentativo dell’essere umano di superare il sé isolato e creare un nuovo tipo di coscienza collettiva.

Colamedici e Gancitano ci provano: provano a creare una piattaforma di conoscenze e riferimenti capaci di mostrare che possiamo stare dentro il contesto digitale imparando a limitare i rischi, riconoscendo che anche il digitale è un farmaco (veleno e medicina). Il punto è se questo sia davvero possibile. È Leonardo Caffo a fare da contraltare: il digitale e l’analogico, il mondo virtuale e il mondo reale è così vero che siano compatibili? O c’è al fondo del mondo e dell’umano qualcosa che non può in nessun caso esprimersi compiutamente in un contesto di digitalizzazione dell’esperienza, a patto di estinguersi? Probabilmente nessuno lo sa perché su questo non c’è previsione possibile e perché forse siamo ancora lì, come diceva Umberto Eco, a dibatterci tra apocalittici e integrati.

Ph. Johnson Wang

Samuele Pigoni

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