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Quali istituzioni per la pace?

by Raul Caruso

Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

Se la Guerra Fredda era stata caratterizzata da un equilibrio strategico, ora viviamo un periodo caratterizzato da una crescente instabilità globale e per motivi che vanno al di là dell’espansione economica e militare della Cina. Si fa sempre più impellente la costituzione di istituzioni esplicitamente pensate a preservare la pace a livello globale.

Per costruire una pace stabile è necessario in primo luogo che esistano istituzioni instaurate esplicitamente con questo scopo. L’Onu ha infatti questo fine, e il Consiglio di sicurezza ha sempre rappresentato il momento in cui gli interessi rivali trovavano una sintesi che nei fatti è stata funzionale ad evitare un conflitto nucleare. Il mondo della Guerra Fredda, infatti, lungi dall’essere un mondo pacifico, era stato caratterizzato da un equilibrio strategico informato dalla minaccia della distruzione reciproca in virtù della disponibilità di testate nucleari da parte delle due superpotenze. Ancora adesso, pur avendo ridotto i propri arsenali, Russia e Stati Uniti dispongono del 90% delle armi nucleari esistenti al mondo ma in realtà non basta più un equilibrio tra le due superpotenze nucleari a garantire la stabilità in virtù della crescita di altri Paesi sia in termini economici che in termini militari.

In particolare, l’espansione economica e militare della Cina è vista dai più come fattore costitutivo e decisivo dei nuovi scenari globali ma essa invece non basta a spiegare in toto la crescente instabilità globale. Se solo questo, infatti, fosse stato il dato più incisivo e preoccupante a livello globale, plausibilmente il Consiglio di sicurezza dell’Onu avrebbe potuto essere idoneo a garantire la stabilità essendo la Cina un membro permanente.

Questa idea sarebbe stata poi corroborata dal fatto che tutti i membri permanenti sono dotati peraltro di un arsenale nucleare. In realtà oramai il Consiglio di sicurezza non è più un organo idoneo al mantenimento della stabilità, in primo luogo in virtù del disallineamento tra arsenali e partecipazione diplomatica e politica. In riferimento alle dotazioni nucleari, le testate sono oramai anche in altri Paesi (India, Pakistan, Israele) e programmi nucleari sono sviluppati in altri (Corea del Nord).

Se guardiamo alle armi convenzionali e alle spese militari nel loro complesso, nel Consiglio di sicurezza non siedono più i primi cinque spenditori in ambito militare. Un Paese come l’Arabia Saudita negli ultimi anni ha incrementato di gran lunga il proprio impegno militare e non solo non ha alcun ruolo significativo nell’organizzazione delle Nazioni Unite ma ne ha anche messo in discussione la legittimità nel 2013 quando con una decisione senza precedenti rifiutò di sedervi come membro non-permanente.

In breve, il Consiglio di sicurezza non riesce più a svolgere un ruolo realmente efficace per il mantenimento della pace.

Se da un lato, il dialogo politico tra le grandi potenze è necessario così come lo è stato in passato, in realtà i governi dei Paesi leader a livello mondiale non sono stati in grado di immaginare e proporre una nuova istituzione globale in grado di portare al dialogo Paesi
rivali. Proporre istituzioni nuove non solo è necessario ma è anche urgente. Il riarmo degli ultimi anni, infatti, non accenna a fermarsi rischiando non solo di esacerbare rivalità esistenti ma anche di crearne di nuove.

Secondo alcuni per ritrovare capacità e efficacia il Consiglio di sicurezza dovrebbe ampliarsi andando a includere quei Paesi che negli ultimi anni hanno guadagnato un ruolo strategico anche se questo tipo di criterio rischia di divenire presto inadeguato poiché la continua crescita di molti Paesi ne farebbe aumentare in maniera eccessiva la dimensione a discapito della capacità di azione.

Invero, è difficile trovare una risposta adeguata anche se un elemento ulteriore da tenere in considerazione è quello delle issues che un organo finalizzato alla pace debba tenere in considerazione.

È evidente che sicurezza e pace definiti esclusivamente da disponibilità e criteri militari non esauriscono la varietà delle componenti dell’interesse nazionale. Nuove istituzioni per la pace dovranno plausibilmente occuparsi contestualmente in maniera esplicita e non ancillare di questioni economiche cruciali contribuendo a sanare quelle distorsioni dei mercati che sovente hanno ripercussioni sulla pace e la sicurezza.

In questa prospettiva, piuttosto che ampliare la composizione del Consiglio di sicurezza sarebbe auspicabile anche un ampliamento delle funzioni.

Ph. UN Security Council © Patrick Gruban via flickr

Raul Caruso

Raul Caruso

Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana

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