Si regalavano infamie. Il tabù del potere femminile - Confronti
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Si regalavano infamie. Il tabù del potere femminile

by Liliana Madeo

di Liliana Madeo. Giornalista e scrittrice

Intervista a cura di Michele Lipori. Redazione Confronti

Nella Bisanzio del VI secolo due donne sfidano il pregiudizio secondo il quale l’amministrazione del potere sia necessariamente un “affare maschile”. Sono Teodora e Antonina. La prima, dopo un passato di attrice (e, pare, di prostituta) diventerà la moglie dell’imperatore Giustiniano I, coadiuvandolo nell’esercizio del potere. L’altra, figlia di un auriga e di una prostituta divenne moglie del generale Belisario e lo accompagnò in tutte le sue campagne in Occidente assolvendo al compito importantissimo: il rifornimento dell’esercito. I fatti storici (e i giudizi morali) ci sono raccontati da Procopio di Cesarea, che nel libro Si regalavano infamie. Antonina e Teodora le potenti di Bisanzio (Tullio Pironti editore, 2021) vengono rimanipolati dall’autrice per delineare il profilo psicologico delle due donne. Pur non incarnando un classico modello di “virtù” e condividendo un passato di emarginazione, Teodora e Antonina sono state protagoniste del loro tempo, intessendo con i rispettivi mariti (e con gli altri uomini di potere) legami complessi di non subordinazione, delineando un percorso che non ha come traguardo la mera autoaffermazione, essendo state in grado di portare innovazioni a livello sociale, soprattutto (ma non solo) in favore delle donne più marginalizzate.

Liliana Madeo è giornalista e scrittrice. Ha lavorato come inviata del quotidiano La Stampa e come direttrice per il periodico femminista Differenze. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Gli scariolanti di Ostia Antica (Camunia, 1989), Donne di Mafia (Mondadori, 1994; ripubblicato dai tipi di Miraggi nel 2020), Donne cattive (La Tartaruga, 1999), Ottavia. La prima moglie di Nerone (Oscar Storia Mondadori, 2006).

Quanto c’è di storico nel suo libro e quanto, invece, è ricostruito?

Alle vicende e ai personaggi che Procopio di Cesarea fa scorrere nei suoi libri mi sono attenuta con fedeltà. Ben diversa invece nel mio romanzo è la luce che investe le due protagoniste. Il prof. Paolo Cesaretti, prestigioso docente di Storia Bizantina e autore di un bellissimo Teodora. Ascesa di un’imperatrice (Mondadori, 2001), definisce l’Anekdota di Procopio «il migliore documento di una mentalità antifemminile, restia all’innovazione e al confronto sociale». Una mentalità che non è la mia!

Che tipi di donna erano Teodora e Antonina, qual era il loro rapporto?

Escono entrambe dal mondo dello spettacolo, rango infimo della società del tempo. E nutriranno entrambe – indomite – l’ansia di rivalsa delle emarginate. Teodora, figlia di un guardiano di orsi e di un’attrice, fin da bambina frequenta il palcoscenico e il circuito del sesso facile, dell’esibizionismo, della promiscuità. Etichettata come “somma creatrice di spudoratezza”, di “insaziabile lussuria”, «dedita a pratiche sconce, abominevoli, da maschio, contro natura, le più svergognate», presto diventa madre, poi amante del governatore di una regione nord africana, quindi “abominio del trono” dopo che è tornata a Costantinopoli e si è sposata con Giustiniano. Non ha studiato, non ha avuto maestri. Ma il suo sapere, la sua capacità di imporsi nelle situazioni più disparate sono vistosi. Nati dall’esperienza concreta, dalla vita della strada, dalla voce del vivere. Esattamente come è avvenuto per Antonina, figlia e nipote di aurighi, madre di una nidiata di figli e vedova, che alle avversità della vita subito ha imparato a non arrendersi. Dal giorno che le due si conoscono, le loro strade non si dividono più. La sovrana si adopererà perché il più grande generale dell’impero sposi la sua “amica”, e di lei farà la sua longa manus, l’esecutrice dei progetti e delle decisioni che prende, le “infamie” che secondo Procopio “si regalavano”.

Qual era il loro modo di esercitare il potere?

Raramente si mettono contro le regole del saper vivere vigenti nel circuito dell’aristocrazia. Formalmente è come se fossero uscite da una famiglia, un’educazione ad hoc. Il loro aspetto, la cura di sé, il loro linguaggio sono ottimi. Hanno un seguito di fedeli e di informatori privati. Non esibiscono progetti, come quelli che Antonina suggerisce a Teodora (le misure, ad esempio, contro chi spende fiumi di denaro per puro piacere). La loro sintonia fa scorrere il sangue nelle segrete del Palazzo imperiale dove vengono rinchiusi e torturati i dissidenti, coloro da cui non si sentono in giusta misura rispettate. Il coraggio e la determinazione sono le armi più acuminate di cui si servono – anche se si trovano lontane l’una dall’altra – per imprese quali la rovina di un ministro, la spoliazione dei suoi abiti e del suo potere di un pontefice. Ciascuna delle due è sovrana sia in una propria dimora sia nella gestione dei propri beni, ed entrambe sono capaci di nascondere al marito gli interessi, gli amori che nutrono in clamoroso contrasto con quanto lo sposo si aspetterebbe da loro.

Qual era, dunque, il rapporto con i rispettivi mariti? 

Non incarnano il ruolo formale della first lady ma tali sono nella sostanza. Tale subito diventa Teodora quando, davanti al sovrano e alla sua corte ammutoliti per una rivolta popolare che dura da giorni e sta per far crollare la monarchia, si leva in piedi e dice parole provocatorie, audaci, quelle che nessuno aveva osato pronunciare. E salva così la corona. L’amore dei mariti è la forza primaria di cui entrambe dispongono. Ufficialmente, in testimonianze scritte e su opere esibite, Giustiniano rende onore alla “piissima consorte che ci è stata data da Dio”. Con solennità quanti entrano al servizio degli imperatori giurano : «Serberò pura la coscienza verso i nostri quanto mai divini e piissimi sovrani, Giustiniano e Teodora sua consorte nel potere». Analogo è l’amore e il rispetto che Belisario nutre per la sua sposa, che porta con sé nelle campagne belliche in Italia, in Africa, facendone la confidente prediletta, la collaboratrice preziosa, la compagna delle lunghe notti alla vigilia degli scontri più audaci, colei per le cui pene si dispera. E pazienza quando scopre che lei lo tradisce e di un giovane, il loro figlio adottivo, è diventata l’amante!

Pur non essendo dei modelli di “virtù” nel senso che comunemente si attribuisce a questa parola, entrambe si sono distinte per opere in favore delle donne e non solo. Può dirci di più in merito?

«Per sua natura Teodora soccorreva sempre le donne in difficoltà» scrive Procopio, che pure nei confronti della sovrana non è mai indulgente. La presenza dell’ex mima e ballerina a fianco dell’imperatore ha significato leggi di una strepitosa novità. Vengono consentiti i matrimoni anche d’alto rango con attrici cristianamente “pentite”, il diritto all’eredità prima riservato ai soli figli maschi è esteso anche alle figlie femmine, la dote – in caso di morte della moglie – va restituita alla famiglia di lei: la donna diventa insomma un soggetto autonomo in termini di economia e il matrimonio viene investito di un significato profondo, nuovo. Vivida, la voce della sovrana emerge anche dalle norme varate contro i lenoni e le “case di piacere”, dall’istituzione di una dimora per ex prostitute, dalla promozione di un rapporto fra coniugi innovativo. E pazienza se, quando Teodora muore, da dimore imperiali gestite dalla sua sposa Giustiniano vede uscire centinaia e centinaia di monofisiti (credenti in una dottrina che non è quella sostenuta e difesa dalla Chiesa di Roma) contro i quali da anni lui combatte e dai quali la sua sposa è onorata come “la pia, la santa, la devota”!

Perché il potere femminile è ancora un tabù?

Ma è una domanda bellissima! Che ci si può porre guardando a ogni angolo del globo, partendo dalle epoche più lontane, ovunque si annidi e risplenda la luce del potere, dal mondo della politica a quello dell’economia, dall’industria alla cultura, dalla finanza, a… La domanda non contiene in sé la risposta? 

Liliana Madeo

Liliana Madeo

Giornalista e scrittrice

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