Il caso Guapinol. L’Honduras in bilico tra estrattivismo e diritti dei popoli - Confronti
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Il caso Guapinol. L’Honduras in bilico tra estrattivismo e diritti dei popoli

by Andrea Mulas

di Andrea Mulas. Ricercatore Fondazione Lelio e Lisli Basso

I dati dimostrano che il più alto numero di omicidi degli attivisti dei diritti dei popoli è concentrato in quelle regioni in cui i processi di spossessamento delle risorse naturali sono più intensi.

L’Honduras è terra di lotta e di resistenza. Tomas García, leader indigeno della comunità di Río Blanco, nel 2013 viene ucciso a colpi di arma da fuoco durante una protesta pacifica contro la costruzione della diga idroelettrica di Agua Zarca e nel marzo 2016 anche la quarantacinquenne ambientalista hondureña Berta Cáceres viene assassinata nella sua abitazione, rea di aver guidato la campagna di salvaguardia ambientale con cui è riuscita ad evitare la costruzione della stessa diga sul Río Gualcarque – fiume considerato sacro dagli indios Lenca – da parte dell’impresa hondureña Desarrollos Energéticos S. A. (Desa) e del colosso cinese Sinohydro, il più grande costruttore di dighe al mondo. La leader dei popoli indigeni, che la Commissione Interamericana dei diritti umani aveva incluso sin dal 2009 nella lista di persone in pericolo di vita, l’anno precedente l’esecuzione aveva vinto il prestigioso Goldman Environmental Prize, il Nobel alternativo per l’ambiente.

Se il Messico è il Paese con la più alta incidenza di giornalisti giustiziati, l’Honduras risulta il luogo più pericoloso del Centro America per gli ambientalisti. Secondo un’indagine di Global Witness «non c’è posto in cui è più probabile che tu venga ucciso per aver affrontato imprese che si impossessano della terra e distruggono l’ambiente che in Honduras». Le vittime sono persone comuni che si oppongono a dighe, miniere, disboscamento o all’agro-business nelle loro terre e vengono assassinati dalle forze statali, dalle guardie di sicurezza o da sicari delle imprese stesse, come nel caso di Berta Cáceres. Molti altri sono minacciati, aggrediti o imprigionati. In simili realtà la conflittualità intorno alla difesa dell’acqua, del cibo, dell’ambiente o delle risorse naturali comporta una violazione sistematica dei diritti delle persone e dei popoli che se ne prendono cura. I leader e i rappresentanti di organizzazioni e movimenti emergenti – donne e uomini, giovani, adulti e anziani, tutti allo stesso modo – sono accusati di essere i nuovi terroristi, i nemici pubblici di una società dalla quale è necessario neutralizzarli o isolarli.

Come ha stigmatizzato lo scrittore uruguayano Raúl Zibechi, analizzando le caratteristiche dei nuovi modelli economico-finanziari che dominano in Sudamerica, la «violenza e la militarizzazione dei territori sono la regola, sono una parte inseparabile dal modello: i morti, i feriti e le persone seviziate non sono il risultato di eccessi accidentali dei controlli polizieschi o militari. È il modo “normale” di agire dell’estrattivismo nella zona del “non-essere”, ovvero «il luogo di coloro a cui viene negata la condizione umana», dove «la violenza contro gli oppressi è la regola». 

Investimenti su larga scala, sia quelli minerari, sia quelli petroliferi o dell’agro-business, che stravolgono interamente i territori nella loro geografia, generando nuove forme di dominazione e nuova apartheid. Inoltre le conseguenze della crisi climatica hanno aumentato la violenza contro intere popolazioni che proteggono e difendono le loro case, la terra e i mezzi di sussistenza, gli ecosistemi e la biodiversità.

«Insieme abbiamo difeso i fiumi che hanno origine nel Parco Nazionale Montaña de Botaderos Carlos Escaleras in Honduras. Protestiamo contro la società mineraria Inversiones Los Pinares il cui progetto in un’area protetta mette in pericolo le risorse idriche delle nostre comunità. Di conseguenza, siamo ingiustamente accusati di incendio doloso aggravato e illegittima privazione della libertà».

Accanto alle azioni di espropriazione delle risorse naturali, vengono messi in atto meccanismi e strategie di persecuzione e criminalizzazione giudiziaria che tentano di arrestare e screditare i movimenti collettivi in ​​un quadro di impunità per le imprese e, in molti casi, di complicità delle istituzioni statali. 

IL CASO GUAPINOL

Il recente caso, noto come Guapinol, è un chiaro esempio di violazione dei diritti fondamentali delle persone e dei popoli: ovvero il diritto all’acqua, alla difesa dell’ambiente e delle sue risorse naturali. In questo momento sono otto i membri del Comitato Municipale per la Difesa dei Beni Pubblici di Tocoa (Comité Municipal por la Defensa de los Bienes Comunes y Públicos – CMDBCP), un gruppo di organizzazioni che difendono i diritti per la tutela della terra e dell’ambiente, che sono in carcere da più di due anni per essersi opposti ad un progetto minerario della società Inversiones los Pinares in un’area ecologicamente protetta, e la cui opera pregiudica gravemente i fiumi San Pedro e Guapinol. 

La zona, oggetto dell’intervento, comprende una delle 89 aree naturali protette dell’Honduras e il suo nome onora un ambientalista di Tocoa (la città più grande del dipartimento), assassinato nel 1997 per aver tentato di impedire l’installazione di un impianto africano per la lavorazione della palma. A sedici anni dalla sua morte, nel 2013, il Congresso nazionale ha ridotto 217 ettari della zona centrale del Parco (la porzione più protetta) a beneficio di un progetto minerario. L’approvazione dello sfruttamento minerario in quest’area ha creato un conflitto in almeno una ventina di comuni, sia in montagna che a valle, dove è in costruzione un impianto di lavorazione dell’ossido di ferro, che sarà estratto dal monte Botaderos. 

Già nel 2018, quando sono iniziati i lavori preliminari e la costruzione di una strada che facilitasse l’accesso alla zona, l’acqua dell’affluente non era più utilizzabile dalla comunità locale da circa cinquantamila abitanti, che si sono mobilitati organizzando un campo di resistenza che è stato sgomberato con la violenza.

Il 1 agosto 2018 i residenti locali hanno istituito il Campo Guapinol per protestare pacificamente contro la concessione mineraria e lo sfruttamento della zona centrale dell’area protetta dove si trovano queste fonti d’acqua da cui dipende la loro sopravvivenza. Ma dal mese successivo i membri del CMDBCP hanno iniziato a subire procedimenti penali per aver difeso i fiumi Guapinol e San Pedro. Nel marzo 2019 un giudice ha respinto le accuse contro dodici di loro, accusati di “incendio doloso aggravato” e “ingiusta privazione della libertà”, ma il pubblico ministero ha presentato ricorso. Il 26 agosto 2019, le autorità hanno quindi arrestato José Daniel Márquez Márquez, Kelvin Alejandro Romero Martínez, José Abelino Cedillo, Porfirio Sorto Cedillo, Orbín Nahúm Hernández, Arnold Javier Alemán e Ewer Alexander Cedillo Cruz. Una settimana dopo, il 1 settembre, un tribunale li ha accusati e un giudice ha ordinato la loro detenzione preventiva. Il 29 luglio 2021, l’ufficio del procuratore generale ha chiesto alla Corte suprema di estendere questa misura preventiva, nonostante il gruppo di esperti delle Nazioni Unite pochi mesi prima avesse dichiarato tale detenzione arbitraria, chiedendone l’immediato rilascio.

Nonostante queste pressioni, agli inizi di febbraio il tribunale di Trujillo, nel dipartimento di Colón, nell’Honduras settentrionale, ha ritenuto colpevoli sei degli otto attivisti, noti come “i difensori di Guapinol”, che sono vittime di detenzioni arbitrarie e procedimenti penali infondati, derivanti esclusivamente dalle loro attività di legittima difesa del diritto all’acqua e dell’ecosistema.

È evidente che la causa di Guapinol non riguardi solo le azioni degli otto membri del Comité Municipal por la Defensa de los Bienes Comunes y Públicos, né della loro comunità, ma dovrebbe coinvolgere l’intero Stato dell’Honduras per costruire un modello di sviluppo economico equo e sostenibile che garantisca i diritti delle comunità colpite dall’estrattivismo e contribuisca al miglioramento della qualità della vita della popolazione locale. 

Ph. Esteban Benites © Unsplash

Andrea Mulas

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