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Morire di lavoro

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Sebbene il numero delle “morti bianche” sia diminuito rispetto all’anno precedente, nel 2021 ben 1.221 persone hanno perso la vita sul posto di lavoro. Un numero impressionante che riguarda tutti i settori lavorativi, anche se alcuni – come quello edìle – rimangono più pericolosi di altri.

Nell’Italia del 2022 la sicurezza sul lavoro rappresenta una sfida ancora dura da vincere. Secondo il Bollettino trimestrale dell’Inail (con riferimento al periodo che va da gennaio a dicembre 2021), lo scorso anno sono infatti aumentate le denunce di infortunio sul luogo di lavoro (-3,9% rispetto al 2020) e sono 1.221 le persone ad aver perso la vita nell’esercizio della propria attività lavorativa. La diminuzione delle denunce riguarda sia la componente femminile di tutti i settori lavorativi, interessata da un calo dell’8,7% (126 denunce a fronte delle 138 dell’anno precedente), sia quella maschile, interessata da una calo del 3,3% (1.095 denunce a fronte delle 1.132 rilevate nel 2020).

Per quanto riguarda l’analisi territoriale, il bollettino evidenzia un aumento delle denunce nel Nord-Est del Paese (+14%), al Sud (+12,4%) e al Centro (+5,6%). Diminuzioni si registrano invece al Nord-Ovest (-26,4%) e nelle isole (-17,1%).

Sebbene il numero delle “morti bianche” sia in diminuzione rispetto all’anno precedente, sono oltre tre al giorno le vittime sui luoghi di lavoro nel 2021. Un numero impressionante che riguarda tutti i settori lavorativi, anche se alcuni – come quello edìle – rimangono più pericolosi di altri.

Dal 2008 al 2017 il settore edìle ha visto calare gli investimenti pubblici di oltre 65 miliardi. Nel 2020, inoltre, a causa della pandemia da Covid-19 si è registrato un ulteriore crollo di oltre il 13,6%. Il cosiddetto Superbonus 110% – inserito nel cosiddetto “Decreto Rilancio” – intende intensificare  le agevolazioni pre-esistenti per il recupero del patrimonio edilizio e la riqualificazione energetica degli edifici, in accordo con la strategia della Commissione europea.

Il rischio è che la “corsa all’appalto” faccia moltiplicare i cantieri edìli e che si verifichi una conseguente “corsa al ribasso” non solo di prezzi ma anche di attenzione alla salute e alla sicurezza di lavoratori/lavoratrici.

Oltre agli infortuni, nel bollettino risultano in aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 55.288 (+22,8% rispetto al 2020) e ovviamente in tal senso la pandemia da Covid-19 ha fatto la parte del leone. Da marzo 2020 a dicembre 2021 sono 191.046 le denunce  di infortunio sul lavoro dovute al Coronavirus segnalate all’Inail.

Si tratta del 16,7% del totale delle denunce di infortunio pervenute nel periodo in esame e il 3,1% del totale dei contagi in Italia. L’altro triste dato che emerge dal bollettino è che – da marzo 2020 a dicembre 2021 – sono ben 811 le persone ad aver perso la vita dopo aver contratto il Covid-19 in ambito lavorativo, ovvero il 25% sul totale dei decessi denunciati da gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,6% sulle persone decedute a livello nazionale.

Grazie a una maggiore attenzione nei confronti delle misure anti- Covid e alla campagna vaccinale, nel 2021 i decessi da Covid-19 sono calati del 57,2% rispetto al 2020: ma comunque sono 243 le persone che nel 2021 hanno perso la vita perché contagiatesi sul luogo di lavoro.

Ph.Jason Richard © Unsplash

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