La Destra alla carica della Legge 194 - Confronti
Home RubricheData Journalism La Destra alla carica della Legge 194

La Destra alla carica della Legge 194

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti.

Lo scorso 13 ottobre, cioè il giorno stesso dell’insediamento del governo Meloni in Parlamento, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri (nonché vicepresidente del Senato della Repubblica) ha presentato una proposta di disegno di legge dal titolo Modifica dell’articolo 1 del Codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica del concepito allo scopo di far acquisire a un individuo la capacità giuridica (ovvero la capacità di un individuo a essere soggetto di diritti e di obblighi) “fin dal momento del concepimento” e non – come invece recita l’articolo 1 del Codice civile –, che «i diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita».

Sulle conseguenze che questa proposta di legge potrebbe avere, se dovesse passare, si è pronunciata l’avvocata Ilaria Valenzi, Centro Studi Confronti nonché consulente legale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), che ha dichiarato: «In questo senso, la modifica proposta avrebbe un effetto prorompente perché finirebbe per parificare i diritti del concepito con i diritti dei già nati e tra questi, in particolare, con quelli della madre. Il risultato potrebbe pertanto essere che un atto di libera scelta della donna, come per esempio quello di portare avanti o meno una gravidanza, potrebbe integrare un comportamento illecito nei confronti di un vero e proprio soggetto di diritto, cioè un vero e proprio soggetto, una persona che ha il diritto alla sua totale integrità fisica».

Se dovesse passare una proposta di legge di questo tipo ci sarebbero quindi conseguenze molto importanti: una “persona giuridica”, infatti può essere “vittima di reato” e se l’inizio della “capacità giuridica” è dal concepimento, l’interruzione volontaria di gravidanza potrebbe configurarsi come un vero e proprio reato.

La piena applicazione

«La mia speranza – ha dichiarato Gasparri nel commentare la presentazione del Ddl – è che almeno, come hanno detto più volte Meloni, Tajani, Salvini, si arrivi alla piena e non parziale applicazione della 194».

Ebbene, sembrerebbe essere proprio nel voler la “piena applicazione” della Legge 194 la strategia della Destra per limitare la possibilità di abortire delle donne. L’obiettivo della Legge 194 è infatti la tutela della vita “fin dal suo inizio” ed è su questo che Giorgia Meloni ha fatto leva in una sua recente intervista dichiarando di non voler “modificare” la legge ma di «applicarla, quindi aggiungere un diritto», cioè quello di non abortire, applicando “pienamente” la parte della legge che si riferisce alla tutela sociale della maternità.

Cosa dice la legge

In Italia, la Legge 194/1978 consente alla donna – per motivi di salute, economici, sociali o familiari – di poter ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione. Tra il quarto e quinto mese è possibile fare ricorso all’Ivg solo per motivi di natura terapeutica. I consultori sono le istituzioni preposte per fornire le informazioni sui diritti e servizi dovuti alle donne che intendono avvalersi dell’Ivg e contribuire al superamento delle cause dell’interruzione di gravidanza.

Sebbene i/le ginecolog* possano esercitare obiezione di coscienza nei confronti di una richiesta di Ivg, il personale sanitario non può avvalersi di questo diritto qualora l’interruzione di gravidanza sia riconosciuta come “indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo” (art. 9, comma 5). La donna ha diritto all’anonimato sia quando si rivolge ai consultori per poi praticare l’Ivg, sia nel caso in cui decidesse di portare a termine la gravidanza ma decidesse di lasciare il/la bambino/a in affido all’ospedale per una successiva adozione.

La Legge 34/1996 prevede la disponibilità di un consultorio familiare ogni 20mila residenti, ma la realtà è diversa: secondo un’indagine dell’Istituto superiore di sanità (dati 2018-2019), i consultori attivi sono in media uno ogni 35 mila abitanti. Solo in 5 regioni il numero medio di abitanti per consultorio familiare è compreso entro 25.000, mentre in 7 regioni il numero medio è superiore a 40.000 abitanti per consultorio familiare, con un bacino di utenza per sede consultoriale più che doppio rispetto a quanto previsto dal legislatore. Si evidenzia una rilevante variabilità interregionale, con bacini di utenza per consultorio familiare tendenzialmente più ampi al Nord rispetto al Centro e al Sud.

Il Ddl per la “Giornata della vita nascente”

Gasparri, del resto, già il 9 marzo 2021 era stato il primo firmatario di una proposta di legge per l’istituzione della “Giornata della vita nascente”, un Ddl peraltro presentato altre cinque volte e non solo da esponenti della Destra in senso stretto:

  • 8 marzo 2021 alla Camera da Alessandro Pagano (Lega – Salvini Premier) e Mario Lolini (Lega – Salvini Premier);
  • 9 marzo 2021 al Senato da Maurizio Gasparri (Forza Italia – Berlusconi Presidente), Paola Binetti (Forza Italia – Berlusconi Presidente), Lucio Malan (Forza Italia – Berlusconi Presidente), Simone Pillon (Lega – Salvini Premier), Gaetano Quagliariello (Forza Italia – Berlusconi Presidente), Maria Rizzotti (Forza Italia – Berlusconi Presidente);
  • 15 marzo 2021 al Senato da Isabella Rauti (Fratelli d’Italia), Claudio Barbaro (Gruppo Misto), Andrea De Bertoldi (Fratelli d’Italia), Tiziana Carmela Rosaria Drago (Gruppo Misto), Antonio Iannone (Fratelli d’Italia), Patrizio Giacomo La Pietra (Fratelli d’Italia), Giovanna Petrenga (Fratelli d’Italia), Adolfo Urso (Fratelli d’Italia);
  • 16 marzo 2021 alla Camera da Carolina Varchi (Fratelli d’Italia), Maria Teresa Bellucci (Fratelli d’Italia), Alessio Butti (Fratelli d’Italia), Monica Ciaburro (Fratelli d’Italia), Salvatore Deidda (Fratelli d’Italia), Davide, Galantino (Gruppo Misto), Ciro Maschio (Fratelli d’Italia), Emanuele Prisco (Fratelli d’Italia), Marco Silvestroni (Fratelli d’Italia), Gianluca Vinci (Lega – Salvini Premier);
  • 23 marzo 2021 alla Camera da Alfredo Bazoli (Pd), Matteo Colaninno (Iv), Maurizio Lupi (Gruppo misto) e Antonio Palmieri (Forza Italia);
  • 30 marzo 2021 al Senato da Giacomino Taricco (Pd), Rosa Silvana Abate (Gruppo Misto), Stefano Collina (Pd), Eugenio Alberto Comincini (Italia Viva – P.S.I.), Alessandrina Lonardo (Forza Italia – Berlusconi Presidente), Gisella Naturale (Movimento 5 stelle).

Il comitato promotore per l’istituzione della Giornata della vita nascente, che riunisce una trentina di associazioni tra cui anche il Movimento per la Vita (il più longevo dei movimenti antiabortisti in Italia), è stato fondato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Del resto, il fondatore – don Oreste Benzi, per cui è in corso una causa di beatificazione – già dal 2000 chiedeva alle istituzioni di indicare una giornata che celebrasse “l’accoglienza della vita, favorisse la promozione della natalità e una visione positiva della maternità”. Tra le molte attività, la Comunità Papa Giovanni XXIII si occupa di promuovere e agevolare il processo di sepoltura dei feti nei cosiddetti “giardini degli angeli”, secondo la dicitura adottata dall’associazione Difendere la vita con Maria (Advm). In Italia sono circa una cinquantina questi luoghi di sepoltura per “bambini non nati”.

Anche a Roma vi è un giardino degli angeli: si tratta di un’area di circa 600 metri quadri all’interno del cimitero Laurentino ed è stato inaugurato il 4 gennaio 2012 dall’allora vicesindaca di Roma Capitale Sveva Belviso. Il 2 novembre 2019 papa Francesco lo ha visitato per la prima volta e vi si è fermato a pregare.

Maternità, lavoro e famiglia

L’altro Ddl che, qualora dovesse passare, in qualche modo andrebbe a ledere il diritto all’aborto è quello dal titolo Disposizioni per la tutela della famiglia e della vita nascente, per la conciliazione tra lavoro e famiglia e delega al Governo per la disciplina del fattore famiglia presentato sempre lo scorso 13 ottobre dal senatore leghista Massimiliano Romeo, presentato con lo stesso titolo anche durante la scorsa legislatura. Sebbene il testo del Ddl sia molto ampio e riguardi alcuni aspetti relativi al welfare, esso fa riferimento a questioni che hanno direttamente a che fare con l’aborto. Innanzitutto, nel testo si fa riferimento al fatto che il concepito venga riconosciuto come un «componente del nucleo familiare a tutti gli effetti», ma è soprattutto la parte in cui si riferisce alla “riforma dei consultori” a essere più apertamente un attacco alla possibilità di abortire. Il testo prevede infatti che i consultori «[assicurino] la tutela della vita umana fin dal suo concepimento […], [forniscano] ogni informazione necessaria sul concepimento, sulle fasi di sviluppo dell’embrione e sulle tecniche attuate in caso di interruzione volontaria di gravidanza, avvalendosi di personale medico e ostetrico anche obiettore di coscienza […], si [avvalgano], attraverso appositi regolamenti e convenzioni, della collaborazione delle associazioni operanti a difesa della vita».

Quello che manca ai dati ufficiali

Secondo l’ultima relazione del ministro della Salute sull’attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (dati 2019 e preliminari 2020), nel 2020 il tasso di abortività – raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come l’indicatore più accurato per una corretta valutazione del ricorso all’Ivg – è risultato pari a 5,4 interruzioni ogni mille donne tra i 15 e i 49 anni (-6,7% rispetto al 2019). La fascia di età in cui si registrano tassi più elevati è quella compresa tra i 30 e i 34 anni (9,4 per mille). Sono invece le ragazze più giovani, al di sotto dei 20 anni, quelle in cui si è registrato il calo più importante: -18,3%, con un tasso di abortività passato dal 3,7 per mille del 2019 al 3 per mille del 2020.

Per quanto riguarda l’obiezione di coscienza, i dati del 2020 – benché in lieve diminuzione – confermano un’alta percentuale di obiettori: nel 2020, infatti, la percentuale di ginecolog* obiettori su scala nazionale è scesa al 64,6% rispetto al 67% dell’anno precedente, pur con ampie differenze su scala regionale. Nella provincia autonoma di Bolzano, infatti, è l’84,5% dei/delle ginecolog* a esercitare il diritto all’obiezione, in Abruzzo l’83,8%, in Molise l’82,8%, in Sicilia l’81,6%, in Basilicata l’81,4%. I minori tassi di obiezione tra i/le ginecolog* si riscontrano in Valle d’Aosta (25%). Si riscontra un minor tasso di obiezione tra gli/le anestesisti/e: nel 2020 è pari al 44,6%, in lieve aumento rispetto al 43,5% del 2019, con tassi che variano dal 20% della Valle d’Aosta al 75,9% della Calabria. 

Sebbene questi dati siano in grado di fotografare l’Ivg com’era circa due anni fa, è pur vero che essi non riescono a entrare nel dettaglio di alcune situazioni che sarebbero utili per comprendere più approfonditamente il fenomeno come, ad esempio, le statistiche sull’obiezione di coscienza nelle singole strutture dove si pratica l’Ivg. Alcuni di questi dati sono stati riportati nel libro Legge 194 Mai dati (Fandango Libri, 2022) di Chiara Lalli e Sonia Montegiove. Il libro è frutto di una ricerca portata avanti dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica rivolta alle Asl italiane per richiedere dati “aperti”, sulla base della legge che regola l’accesso alle informazioni pubbliche (accesso civico generalizzato, Foia). 

Come controparte a questi dati ufficiali, è da segnalare anche una recente ricerca di Women on Web, organizzazione olandese nata per assistere le donne che vivono in Paesi dove l’aborto non è garantito o è reato. Il report rivela, infatti, che in Italia sono sempre di più le donne che si rivolgono all’associazione per ricevere la pillola abortiva a domicilio, senza passare per altre istituzioni: dall’1 marzo 2019 al 30 novembre 2020 sono state 778 le richieste di pillola abortiva, con un aumento del 12% rispetto al 2019. Le donne si rivolgono all’associazione per motivi economici, ma soprattutto per aggirare ginecolog* obiettori e non sentire su sé stesse lo stigma sociale. In tal senso, la situazione più critica è quella delle ragazze minori (e/o vittime di stupro) che, mediamente, pensano all’Igv in uno stadio più avanzato.

Ph. © Aiden Frazier via Unsplash

Picture of Michele Lipori

Michele Lipori

Redazione Confronti

Abbonati ora!

Solo 4 € al mese, tutta Confronti
Novità

Seguici sui social

Articoli correlati

Scrivici
Send via WhatsApp