Les Années Super 8. Le immagini della memoria di Annie Ernaux - Confronti
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Les Années Super 8. Le immagini della memoria di Annie Ernaux

by Annie Ernaux

di Annie Ernaux. Scrittrice (Premio Nobel per la Letteratura 2022)

Intervista a cura di Valeria Brucoli. Redazione Confronti.

Racconto familiare e racconto sociale tornano a incontrarsi, dopo il successo del romanzo Gli anni (L’Orma Editore, 2015), nel film Les Années Super 8, realizzato dalla scrittrice francese Annie Ernaux (Premio Nobel per la Letteratura 2022) insieme al figlio David Ernaux-Briot. Il film nasce dalla raccolta di una serie di video familiari, girati con una cinepresa Super-8 dal 1972 al 1981 dall’ex-marito dell’autrice. 

Le immagini inedite sono accompagnate dalla voce narrante di Annie Ernaux, che ha intessuto un vero e proprio racconto familiare, a partire dal materiale d’archivio raccolto, che vede protagonista non solo la sua famiglia, ma la storia del mondo, narrata attraverso i viaggi fatti nella Mosca sovietica, nel Cile di Salvador Allende, e nell’Albania comunista. Un’opera familiare che supera l’intimità dell’archivio privato per consegnare alla memoria collettiva la testimonianza di un’epoca densa di cambiamenti, dagli equilibri geopolitici all’emancipazione femminile.

Questa è la prima volta che Annie Ernaux, una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese, si confronta con lo strumento cinematografico, dopo aver utilizzato in letteratura diverse forme di racconto autobiografico come strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale. L’emancipazione femminile, la scoperta della sessualità e la battaglia per i diritti delle donne sono temi ricorrenti nelle sue opere, tra cui vale la pena citare: Il posto (L’Orma Editore, 2015), in cui una donna della provincia normanna tenta di affrancarsi dalle sue umili origini, Memoria di ragazza (2017) che vede protagonista una giovane Annie alla scoperta dell’amore e della libertà sessuale, L’evento (2019), la dolorosa narrazione autobiografica di un aborto clandestino, e La donna gelata (2021), incentrato sull’educazione sociale, sentimentale e sessuale di una donna dalla provincia francese degli anni Quaranta, contesa tra il modello patriarcale e i movimenti femministi degli anni Settanta.

Les Années Super 8 è stato presentato a maggio alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes e lo scorso ottobre alla Festa del Cinema di Roma, dove abbiamo incontrato Annie Ernaux, che ha raccontato la genesi del film e l’importanza del racconto nella conservazione della memoria. «Appena ho visto questi filmati in Super 8, ho subito capito che attraverso quelle immagini avrei potuto raccontare la mia vita, quella della mia famiglia, e del mondo. Tuttavia mancando il sonoro era un percorso silente, che richiedeva un commento, senza il quale queste immagini non sarebbero state altrettanto significative. Così ho cucito le parole su queste immagini. Nel romanzo Gli anni ho costruito il racconto basandomi sulle mie immagini mentali, sui miei ricordi, mentre per questo film sono partita da immagini reali, che dettavano il filo del racconto, e che stava a me accostare all’epoca a cui appartenevano e al periodo della mia vita a cui si riferivano. Su queste immagini è stato costruito un racconto filmico, che non voleva essere un’autobiografia, ma raccontare il mondo, la mia famiglia e me stessa, e che di sicuro è stato molto più difficile da scrivere rispetto al romanzo. Per me infatti era importante creare un racconto coerente, che desse la sensazione del tempo che passa e delle cose che cambiano. Non volevo limitarmi a commentare le immagini, ma fare un’operazione simile a quella che ho fatto nel romanzo Gli anni, ovvero creare un racconto senza interruzioni, che poi avrei affidato a mio figlio per adattarlo alle immagini»

Nell’incipit del romanzo Gli Anni si legge: «Tutte le immagini scompariranno». Les Années Super 8 dimostra invece che alcune immagini permangono nel tempo. «Le immagini evocate dal racconto scritto e quelle filmate sono come il giorno e la notte. Non facciamo altro che conservare immagini mentali nella nostra memoria. I ricordi sono un enorme serbatoio di immagini, che appartiene a ognuno di noi e che scompare insieme a noi. Sono talmente tanti che ci vorrebbe un libro di centomila pagine per conservarli tutti. Al contrario le immagini raccolte in Les Années Super 8 risalgono a trenta o quarant’anni fa e sono materiali, concrete, e questo film è la dimostrazione di quanto sia importante dare vita alle immagini. È un’operazione che si può fare sia con i film che con i libri. Dopo tutto la funzione dell’arte è proprio quella di custodire queste immagini, ed è un’operazione sempre più importante soprattutto se consideriamo la velocità a cui gira il mondo».

Le immagini filmate fermano sulla pellicola un ricordo, uno stato d’animo, e lo restituiscono intatto a distanza di anni, scontrandosi con la naturale evoluzione dei suoi protagonisti, che a volte fanno fatica a riconoscersi in quello che vedono. «Quello che mi ha colpito rivedendo queste immagini è una certa distanza tra quello che ho visto e il ricordo che avevo di quel tempo e della donna che ero, della mia vita da insegnante come della mia partecipazione ai movimenti che lottavano per il diritto all’aborto. Quello che vedo è una donna un po’ distante davanti alla cinepresa e dal contesto familiare, come se fosse altrove. Questo è un aspetto su cui ho abbastanza insistito nel racconto, e non è un caso che io abbia cominciato letteralmente a scrivere davanti a quella cinepresa, in quel momento esatto della mia vita. Nel vedere il film sono rimasta colpita perché mi sono resa conto che quello era il periodo in cui ho scritto il mio primo libro, che poi è stato pubblicato, e mi osservo con un certo stupore. Mi ha stupito la determinazione e la forza che avevo in quel momento di andare verso la scrittura».

Les Années Super 8 infatti ha l’obiettivo puntato su una Annie trentenne che sta muovendo i suoi primi passi nella nuova borghesia, mentre cerca di tenere in equilibrio il ruolo di madre di due figli e il desiderio di emanciparsi come donna. Il film la segue infatti dal 1972 al 1981 in un contesto non solo familiare, ma anche sociale, di fondamentale importanza per la lotta per l’emancipazione femminile, che richiama un presente in cui i diritti delle donne sono tornati ad essere messi in discussione. «La questione dell’emancipazione femminile oggi è messa a dura prova dall’avanzare delle Destre, anche se la situazione è diversa a seconda dei Paesi. I diritti delle donne oggi sono molto attaccati in Polonia o negli Stati Uniti, ma in generale penso che sia in atto un’offensiva da parte dall’estrema Destra, che vorrebbe le donne a casa a occuparsi dei figli. Questo è il loro ideale di donna, che coincide con un’ideale fascista, che sta prosperando sempre di più nella mentalità comune. In risposta a questo, oggi vediamo in rapida espansione un grande movimento femmista, il movimento #MeToo, al quale partecipano con grande fervore le giovani generazioni, quindi molte donne più giovani di cinquant’anni che hanno voglia di lottare contro il patriarcato. Questa è la strada che abbiamo iniziato a tracciare e che si sta affermando sempre di più. Io che sono una testimone degli anni Sessanta e del ‘68 posso dire che questo movimento assomiglia molto a quello che si era sviluppato in quegli anni, ma oggi è ancora più realista, più condiviso e va più in profondità».

La storia personale e quella del mondo si incontrano in Les Années Super 8 soprattutto nei viaggi, accuratamente ripresi dalla cinepresa di famiglia, non solo attraverso la Francia, ma nel Cile di Salvador Allende nel 1972, nell’Albania comunista di Enver Hoxha nel 1975, nella Russia sovietica, nella Spagna sopravvissuta alla dittatura franchista, poi in Inghilterra in Germania e in Marocco. «Nel momento in cui ho scritto questo racconto, la cosa che mi ha colpito è stata accorgermi che questi viaggi fossero davvero orientati politicamente e in questa scelta ci ho letto un segno dell’epoca. Sono sempre molto prudente nel parlare del futuro perché quello che accadrà non è mai quello che abbiamo immaginato prima. Ad esempio nel caso del Cile di Allende, quando ci siamo stati ci siamo resi conto che c’era qualcosa che non andava ma mai avremmo potuto immaginare, che sarebbe stato assassinato. A quel tempo era impensabile. Lo stesso vale per Mosca che ho vissuto in un’epoca in cui si pensava che il regime sovietico sarebbe durato dei secoli e sarebbe stato irremovibile. Quello che vedo adesso è un mondo stanco, che vede l’Europa scivolare sempre di più verso l’estrema Destra e una situazione climatica disastrosa. In questo scenario non so dove potremmo trovare la speranza».

Ph. Les Années Super 8 © Festa del Cinema di Roma 2022

Annie Ernaux

Annie Ernaux

Scrittrice (Premio Nobel per la Letteratura 2022)

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