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by Raul Caruso

Il 5 febbraio del 2026 scadrà il trattato New Start tra Usa e Russia per la riduzione delle armi nucleari.

di Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

È possibile instaurare un regime multilaterale efficace di limitazione delle armi nucleari mutuando i princìpi del multilateralismo economico? Una risposta a questa domanda potrebbe arrivare dopo il 5 febbraio 2026, cioè allo scadere del trattato New Start tra Usa e Russia, che probabilmente aprirà i colloqui anche con la Cina, oramai considerata l’unico vero competitorstrategico degli Usa nel lungo periodo.

Il 5 febbraio del 2026 potrebbe essere una data cruciale per la storia dell’umanità. In quel giorno, infatti, scadrà il trattato New Start (The New Strategic Arms Reduction Treaty) tra Usa e Russia per la riduzione delle armi nucleari. Il trattato che era stato concluso nel 2010 e poi confermato nel febbraio del 2021. Laddove questo trattato non fosse confermato e comunque arricchito ci troveremmo per la prima volta negli ultimi 60 anni senza un accordo tra le superpotenze in merito alle armi strategiche. La preoccupazione che ciò possa avvenire è chiaramente legata al fatto che in questo momento il dialogo è chiaramente compromesso a causa del conflitto in Ucraina.

Da un lato, è chiaro che la Russia in futuro farà molto più affidamento sul proprio arsenale nucleare dato che l’inferiorità delle proprie forze convenzionali è divenuta di dominio pubblico. In altre parole, la guerra in Ucraina ha svelato l’inadeguatezza dell’esercito russo e al Cremlino non rimane che far pesare molto di più il proprio arsenale nucleare. D’altro canto è necessario considerare che un accordo bilaterale di limitazione delle dotazioni nucleari non ha più molto senso nel momento in cui non si consideri la crescita dell’arsenale nucleare cinese. La Cina, infatti, è oramai considerata l’unico vero competitor strategico degli Usa nel lungo periodo e quindi sarebbe auspicabile che vi sia un accordo quantomeno trilaterale.

Questo tipo di soluzione è molto difficile da realizzare e infatti già adesso Joe Biden ha già indicato che eventuali accordi di non proliferazione saranno bilaterali. In pratica, laddove si rinnovi l’accordo New Start con la Russia, in ogni caso l’amministrazione americana dovrà valutare un accordo nuovo con Pechino.

Questa situazione richiama alla memoria un dilemma che per molti anni ha interessato gli economisti che studiavano le dinamiche del commercio internazionale vale a dire il dibattito tra multilateralismo e bilateralismo. In breve, per anni la domanda era se la diffusione del libero scambio dovesse concretarsi per mezzo di accordi multilaterali ovvero attraverso una rete di accordi bilaterali.

L’instaurazione del regime dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (Gatt) è stata la “vittoria” del multilateralismo e si è mostrata vincente dato che lo sviluppo economico del mondo dopo la Seconda guerra mondiale è stato almeno fino al 2008 un unicum nella storia dell’umanità.

È possibile instaurare un regime multilaterale efficace di limitazione delle armi nucleari mutuando i princìpi del multilateralismo economico? Questa domanda non ha una risposta facile. Il multilateralismo in ambito commerciale si basava sul principio della “nazione più favorita”, vale a dire ogni Stato si impegnava a trattare tutti i Paesi aderenti al regime Gatt così come trattava la nazione più “amica” e quindi più favorita. Se questo principio fosse applicato in ambito di controllo delle armi nucleari – ad esempio in un accordo trilaterale –, ogni Paese aderente dovrebbe consentire l’accesso alle informazioni e ispezioni agli altri due Paesi.

Per quanto possibile questo meccanismo implica livelli non dissimili di conoscenza e fiducia tra Paesi. Chiaramente in ambito di controllo delle armi nucleari la conoscenza tra Stati Uniti e Russia è decisamente diversa rispetto a quella tra Stati Uniti e Cina e al momento questo rappresenta un ostacolo sostanziale. Ulteriore sfida dell’amministrazione Biden, in pratica, sarà quella di dare avvio a un dialogo con Pechino sul tema del nucleare in modo da aprire in futuro la possibilità di accordi multilaterali che salvino il mondo dalla minaccia nucleare.

Ph. Flags of Russia and USA © Jernej Furman via flickr

Raul Caruso

Raul Caruso

Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana

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