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Giuliano a Sansepolcro

by Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

Nel museo di Sansepolcro viene conservato un celebre affresco di Piero della Francesca che ritrae gli ultimi istanti di vita di Giuliano, il giovane soldato romano convertito al Cristianesimo e martirizzato per non aver voluto abiurare la sua fede. Nell’affresco, è soprattutto l’espressione del suo volto a essere resa mirabilmente nella sua commovente ambiguità.

Non si sa molto di Giuliano, il giovane soldato romano di origini dalmate che visse nella prima
metà del Duecento e, convertito al Cristianesimo, venne martirizzato per non aver voluto abiurare la sua fede. Per i cattolici, è il santo patrono di due città a cui sono molto legato, Macerata nelle Marche e Giugliano in Campania, alle porte di Napoli.

Non va confuso con quel san Giuliano l’Ospitaliere, che aveva ucciso i genitori e poi si pentì e di cui ha ricostruito o re-inventato la storia Gustave Flaubert in un suo celebre racconto [cfr. Gustave Flaubert, La leggenda di San Giuliano l’Ospitaliere, Ed. multilingue 2019].

Per me è soprattutto il santo raffigurato giovanissimo in quel che resta di un affresco aretino di Piero della Francesca, conservato nel piccolo e splendido museo che il paese natale di quel pittore, Sansepolcro, ha dedicato al suo cittadino più amato. Piero della Francesca dipinse anche quella meravigliosamente semplice Madonna del parto che tanti – da Pier Paolo Pasolini a Amintore Fanfani, per esempio! – hanno giudicato “il più bel quadro nella Storia della pittura italiana”. E pensare che era un affresco che gli era stato commissionato da una “chiesina di paese”…

Conosco bene Sansepolcro per averla frequentata già nell’infanzia, seguendo la gara annuale (un anno a Sansepolcro e un anno a Gubbio) che vi si celebra da chissà quando tra gli appassionati locali del tiro con la balestra “classica”, e nel suo prezioso museo mi sono fermato più di una volta davanti all’affresco- ritratto di san Giuliano, che Piero della Francesca ha raffigurato come un adolescente, come fosse molto più giovane di quando venne ucciso.

Quanto di quel ritratto mi commuove, come ha commosso tanti, è l’espressione del santo, pur con tanto di aureola: è un adolescente e l’espressione del suo volto è resa mirabilmente nella sua commovente ambiguità. Il giovane Giuliano, infatti, sa che sta per essere ucciso, ma sa anche che si troverà presto in paradiso, nella gloria dei santi.

L’arte di Piero della Francesca coglie meravigliosamente questa rara espressione insieme di timore e di sicurezza, quasi di sfida: «voi mi ucciderete – sembra pensare Giuliano – e io della morte ho paura, perché sono fatto anch’io di carne e di sangue, e perché sono giovane, perché amo la vita! Ma sono anche assolutamente convinto della mia fede, e di essere io nel vero e voi nel falso, e per quella fede io sono disposto a morire, ché tanto, subito dopo, mi troverò in paradiso e vicino al mio Signore e accolto tra i santi in una eterna beatitudine, in una eterna felicità».

È l’espressione adolescente di Giuliano a commuoverci, ma anche l’incontro tra paura e persuasione, tra l’amore della vita e la scelta bensì di perderla per un obiettivo più grande, per la fedeltà alle proprie convinzioni e per una conquista superiore.

Quella stessa che, in tante altre vicende di martirio, non ha riguardato solo il paradiso ma cose molto più terrestri come la libertà o magari il socialismo!

E non vedo una enorme distanza tra l’espressione di san Giuliano e quella frase che l’antifascista e protestante Guglielmo “Willy” Jervis [alpinista e partigiano, nato a Napoli nel 1901, catturato e ucciso dai nazisti il 5 agosto 1944 a Villar Pellice] riuscì a lasciar scritta sulla sua Bibbia mentre lo portavano a morire: «non piangetemi, non chiamatemi povero, muoio per aver servito un’idea!»

Ph. ©  Micheile Dot Com via Unsplash

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Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini

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