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Verità e giustizia per Mario Paciolla: un dovere più che un’utopia

by Nadia Addezio

di Nadia Addezio. Redazione Confronti

Il 15 luglio, al Pessoa Luna Park di Napoli, si è tenuta la quarta commemorazione dedicata a Mario Paciolla, il funzionario Onu e giornalista trovato senza vita tre anni fa nella sua abitazione in San Vincente del Caguán, in Colombia. Un’occasione di scambio e di festa per costruire ponti con altre storie che, come quella di Mario, ancora chiedono verità e giustizia. 

La sera del 15 luglio è stato il calore del ricordo di Mario Paciolla ad avere la meglio sull’afa napoletana. All’ex ospedale militare che capeggia i Quartieri spagnoli, oggi riqualificato e battezzato Pessoa Luna Park, si è celebrato il terzo anniversario della scomparsa del funzionario Onu e giornalista trovato senza vita nella sua abitazione in San Vincente del Caguán, in Colombia. In questo ampio “baule pieno di gente” dove il verde e la giocosità si scontrano con l’austerità e l’abbandono di un edificio che fu, ancor prima di un ospedale, il convento della Santissima Trinità, c’erano la famiglia, gli amici, tutti coloro che hanno conosciuto la storia di Mario e che si sono identificati nel suo essere cittadino del mondo, intento a superare ogni tipo di frontiera.

Dall’estate 2018, Mario Paciolla lavorava per la missione Onu in Colombia che verifica e monitora la realizzazione degli accordi di Pace tra FARC-EP e governo colombiano. Sarebbe dovuto tornare in Italia il 20 luglio 2020, giorno in cui scadeva il suo contratto. Aveva già tutto pronto per il rientro e non vedeva l’ora di rincasare nella sua Napoli per ripulirsi «nelle acque del mar Tirreno da tutto quello sporco che ti aveva offuscato nelle ultime settimane», come scrisse la giornalista investigativa e amica di Mario, Claudia Julieta Duque. Tuttavia, il 15 luglio 2020, Mario venne trovato senza vita. Fin dall’inizio, le autorità colombiane prima e l’Onu poi, cercarono di far passare la sua morte per un suicidio, un’ipotesi che però, da subito, non convinse la famiglia e gli amici, i quali si rivolsero all’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio per chiedere verità. Nacque così Giustizia per Mario Paciolla, un comitato spontaneo di cittadini che da tre anni cerca di portare la storia di Mario all’attenzione di tutto il Paese con eventi e spazi d’intervento a lui dedicati. 

Al Pessoa Luna Park presentato come un “contenitore di utopie”, il ricordo di Mario si è avvalso non solo dello spazio dedicato ai contributi dei rappresentanti di diverse associazioni, ma anche del concerto di artisti come il rapper PeppOh e il cantautore Valerio Bruner. La giornalista e moderatrice dell’evento, Carmen Vicinanza, ha aperto il panel dedicato agli interventi, affermando: «questa serata è stata voluta dal comitato Giustizia per Mario Paciolla come una festa: non solo un momento di dibattito, ma anche di celebrazione della bellezza. Io penso che Mario volesse andare in giro per il mondo per cambiare le cose che non gli piacevano. Per questo, dobbiamo continuare a ricordarlo e chiedere giustizia e verità».

 

Il primo intervento è stato quello della co-fondatrice del Pessoa, Azzurra Galeota, che ha spiegato come questo progetto di rigenerazione urbana miri a essere «uno strumento per fare in modo che si possa parlare di cose serissime senza prendersi troppo sul serio» e sottolineando che «Pessoa era un poeta, come Mario, e questo è il Luna Park bizzarro di un poeta inquieto. E quindi: quale posto migliore per onorarlo?».

In questo luogo di utopie si respira un’aria serena e gioviale. Gli ospiti si rivolgono a un pubblico attento, sparsamente accomodato un po’ sulle sedie a sdraio rosse e beige, un po’ sul prato e le panchine che costeggiano l’area ristoro. Le bionde affollano i tavolini e accompagnano l’ascolto. La sera inizia a calare, le luci si accendono, la scritta sul palco “Cosa vedi?” irrompe con forza nell’immaginario dei presenti. Il Pessoa Luna Park assume molteplici forme: diventa ora un’occasione per salutarsi, chiacchierare, esprimere vicinanza alla famiglia e agli amici; ora per conoscere Mario attraverso i ricordi e le testimonianze di chi lo ha vissuto. 

Diventa, ancora, “spazio pubblico”: così lo definisce la vicesindaca del comune di Napoli, Laura Lieto, che, portando il suo appoggio istituzionale e personale, ha detto dell’occasione: «lo spazio pubblico non è la piazza, ma è il legame che si genera tra le persone e quindi ringrazio moltissimo Anna e Pino, la famiglia di Mario, per averci dato la possibilità questa sera di costruire uno spazio pubblico dignitoso, di grande qualità. È importante per la vita di tutti noi». 

La quarta commemorazione di Mario è stata anche il momento per riaffermare l’impegno a portare il caso Paciolla oltre i confini partenopei per raggiungere una risonanza nazionale, come sottolineato da Roberto Fico, presidente del Comitato Garanzia del Movimento 5stelle. Il già presidente della Camera ha tenuto a esserci anche in questa occasione, rinnovando il suo impegno a portare avanti le istanze prioritarie del rispetto delle libertà individuali, dei diritti umani, della giustizia e verità. Dal canto suo, Valentina Barile, consigliera della Federazione nazionale stampa italiana (FNSI) e rappresentante del Sindacato unitario giornalisti della Campania, ha preannunciato di stare lavorando a un progetto editoriale che parla della storia di Mario e che presto diventerà un libro.

Una storia che ha bisogno di essere indagata e diffusa. Persegue questo obiettivo anche Mario Paciolla – Tre anni senza verità, un podcast di 4 episodi realizzato da Carla Manzocchi e Leonardo Patanè pubblicato il 14 luglio scorso su Rai Play Sound che racconta chi era Mario attraverso la voce di chi gli voleva bene.

La serata dedicata al giovane “costruttore di pace” è continuata con gli interventi dei e delle portavoci di cause diverse che condividono la stessa esigenza di verità e giustizia. «La vicenda di Assange è fortemente collegata alla vicenda di Mario Paciolla, a unirle è la ricerca della verità. La morte di Mario Paciolla reclama verità, la persecuzione di Julian Assange è il frutto di una verità scomoda che Assange, attraverso il sito WikiLeaks, cercava di sostenere», ha raccontato Mauro Forte del Comitato Free Assange, nato per chiedere la liberazione del giornalista australiano detenuto da 4 anni nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh – la “Guantanamo inglese” – e che rischia l’estradizione negli Stati Uniti, dove è accusato di spionaggio per aver diffuso documenti segreti che riportavano i crimini di guerra commessi dall’esercito statunitense in Iraq e in Afghanistan. Assange rischia una condanna a 175 anni di reclusione.

Chiedono giustizia tutte le persone che ogni giorno rischiano, e troppo spesso perdono, la vita per arrivare sulle coste europee. Lo racconta Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, un’organizzazione che si impegna dal 2018 nel prestare soccorso in mare, e non solo: «crediamo che Mario sarebbe salito a bordo con noi nelle nostre missioni, chiedendo verità e giustizia per le centinaia di migliaia di uomini, donne, bambine e bambini che non riescono a superare una frontiera e a completare il loro viaggio. Questa è la nostra azione ed è per questo che abbracciamo la lotta per Mario».

A sua volta, Pasquale Leone, referente provinciale di Libera Napoli, ha detto: «la famiglia Paciolla ha trovato più di noi di Libera un ponte tra la storia di Mario con la storia delle oltre 300 vittime innocenti di camorra del nostro territorio, in cui tantissime, a distanza di anni, non trovano verità e giustizia. Loro in qualche modo sono diventati un pezzo della nostra famiglia».

Ha portato il suo contributo anche l’associazione studentesca Link Napoli L’Orientale rappresentata da Ilenia D’Angelo che ha ricordato l’esperienza di studente “orientalista” del funzionario Onu, al quale è stata dedicata una targa all’esterno di un’aula studio del palazzo Giusso. «Mario Paciolla rappresenta la lotta per la giustizia, la sua storia potrebbe essere quella di tanti studenti e studentesse che iniziano il loro percorso universitario con il sogno di lavorare nell’ambito della cooperazione internazionale e fare “il mondo bello”. Proprio per questo motivo è per noi un onore essere partecipi di questo momento e far parte di questa rete di associazioni che lotta e costruisce ogni giorno la strada verso la verità».

Grazie a Francesco Esposito, amico stretto di Mario, tra i fondatori del collettivo Giustizia per Mario Paciolla, non sono mancate le risate e i sorrisi nostalgici : «finalmente siamo riusciti a fare una cosa per giovani, una cosa che Mario avrebbe amato, si sarebbe divertito con noi, ma soprattutto con voi, con il suo solito “Ue fra tutto a posto? Ue fra, comm’è? E ja bvimmc una cosa, ja”». Esposito ha voluto ringraziare i presenti a nome del comitato formato da Simone, Erica, Daniele, Manuela, Raffaele, e tanti altri/altre, ricordando «la personalità e dolcezza unica» del cooperante e chiosando con un potente «Mario era spettacolare».

Le avvocate Emanuela Motta e Alessandra Ballerini si sono unite al sentimento di gratitudine nei confronti dei genitori di Mario e del collettivo, oltre che delle istituzioni, degli artisti e giornalisti che hanno sempre sostenuto la famiglia Paciolla: «perché senza una rete di supporto, tutto sarebbe più difficile», ha confidato l’avvocata Motta, che ha aggiunto: «questa vicenda richiede due cose: verità e giustizia. La verità: oggi ancora non la sappiamo. Ne sappiamo una parte, perché ci sono delle evidenze giudiziarie, scientifiche, delle testimonianze, degli elementi che contrastano con l’ipotesi del suicidio. Abbiamo bisogno di sapere il resto. Quindi prima c’è bisogno di trovare la verità, poi ci sarà bisogno di trovare la giustizia». A sua volta, l’avvocata Ballerini ha riconosciuto la forza di Anna Motta e Giuseppe Paciolla, i genitori di Mario, che non si lasciano tangere da sentimenti belligeranti di rabbia e vendetta, che «invece di chiudersi nel dolore, trasformano il male in bene: qualcosa che ha del miracoloso e ha a che vedere con la solidarietà». A proposito di ciò, Ballerini ha concluso: «ho scoperto da pochissimo che la parola solidarietà deriva da solidum che voleva dire “moneta”. Cosa c’entra la moneta? L’obbligazione in solido. Quindi il fatto che diversi debitori si obbligano l’uno con l’altro per saldare un debito. Noi siamo tutti debitori nei confronti di Mario, obblighiamoci l’uno con l’altro».

Deciso è stato l’appello a non archiviare il caso portato avanti dalla giornalista Désirée Klain, rappresentante di Articolo21 per la Campania e direttrice artistica del festival internazionale di giornalismo civile Imbavagliati, che ha detto: «Mario era un cittadino napoletano, campano, italiano che faceva onore alla nostra nazione. Noi dobbiamo ringraziarlo ogni giorno e scongiurare che questa inchiesta si chiuda prima di avere verità e giustizia». Sulle stesse note, si è espresso il coordinatore nazionale di Articolo21 Giuseppe Giulietti che, attraverso un messaggio vocale inviato alla Klain e diffuso tramite amplificatore, ha dichiarato: «non è un affare della famiglia Paciolla, è un affare che riguarda tutti e tutte noi e con questo voglio ribadire: Non archiviare, non archiviare, non archiviare».

Il 19 ottobre 2022, la procura di Roma, infatti, ha chiesto l’archiviazione del procedimento legale avviato al momento del ritrovamento del corpo di Mario, ritenendo non esservi elementi sufficienti per provare che si trattò di omicidio. Anna Motta e Giuseppe Paciolla, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, il 16 maggio scorso hanno portato le loro istanze di opposizione innanzi al Gip di Roma per chiedere di non archiviare. Sui social è stato lanciato l’hashtag #NOINONARCHIVIAMO per fare pressione affinché non si arresti la ricerca della verità. 

La tenacia e la determinazione di Anna Motta e Giuseppe Paciolla si toccano con mano, si ravvisano negli sguardi, nella voce sicura e gentile, nel tempo dedicato a ogni singola persona che entra al Pessoa. In questo fruttuoso avvicendarsi di interventi, la loro parola è l’ultima: «sono tre anni che parlo, ho parlato troppo. E sento che dovrò ancora parlare tanto, perché purtroppo vedo ancora una verità lontana. Ma questo non mi scoraggia, prima di tutto perché ho con me voi, e questa è la vera ricchezza: avere una rete così importante che ci consente di andare avanti in questo percorso», ha affermato Anna Motta, affiancata dal marito Giuseppe Paciolla. La delusione da parte delle Nazioni Unite che ha riservato loro solo un «silenzio assordante» non li persuade ad arrestarsi. Tutt’altro. «La vita ci dice che più loro non parleranno e più la nostra voce sarà forte. Parlo a nome di madre e a nome di voi tutti che sono certa sarete sempre al nostro fianco».

Ed ecco perché proprio in occasione di questa quarta commemorazione, la famiglia e gli amici hanno lanciato l’hashtag: #WISHYOUWEREHERE. Un contest virtuale e cartaceo, mediante la spedizione di cartoline, che consiste nel taggare sui social il comitato Giustizia per Mario Paciolla e aggiungendo alla foto l’hashtag suddetto. L’obiettivo finale consisterà nella selezione delle immagini più evocative dei luoghi in cui si sarebbe voluto portare Mario e/o che avrebbe apprezzato. L’iniziativa terminerà il 15 luglio del 2024 e sarà un modo per far arrivare la richiesta di verità per Mario Paciolla sino agli alti uffici delle Nazioni Unite. 

Perché «sappiamo con certezza e a gran voce continueremo a dire sempre che Mario è stato suicidato, che Mario è morto ammazzato».

Se si è a conoscenza di elementi utili ai fini dell’indagine riguardante il caso Paciolla: https://leaks.marioveritas.org/?fbclid=IwAR2qFTzh5PPR0X-gvZalabxiKe_VGA-NFj0R24arbSPUtCs27xVoDjpQ1_U#/

Foto © Nadia Addezio

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