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Di ecoattivismo si muore (Guatemala)

by Nadia Angelucci

Nadia Angelucci. Giornalista e scrittrice.

L’assassinio di Laura Leonor Vásquez Pineda (16 gennaio 2017) è strettamente legato al suo lavoro di attivista nel Comitato per la difesa della vita di San Rafael las Flores. Insieme ad altre persone, partecipava alla resistenza pacifica al progetto di estrazione di oro e argento El Escobal della Minera San Rafael, in Guatemala, di proprietà della multinazionale canadese Tahoe Resources.

Il 16 gennaio 2017 individui non identificati entrano in casa di Laura Leonor Vásquez Pineda a Mataquescuintla, nel Guatemala orientale, e le sparano alla testa. Laura era un’attivista del Comitato per la difesa della vita di San Rafael las Flores e partecipava alla resistenza pacifica al progetto di estrazione di oro e argento El Escobal della Minera San Rafael, di proprietà della multinazionale canadese Tahoe Resources con miniere d’argento e d’oro in Canada, Guatemala e Perù.

Nel periodo precedente al suo assassinio, come riporta il The Guardian in un articolo che ricorda le donne uccise nel 2017 per il loro impegno nella difesa dei diritti umani, Laura era stata incarcerata per sette mesi a causa del suo attivismo, prima che le accuse venissero ritirate.

La storia di questa donna si inscrive nella vicenda della miniera di El Escobal, un giacimento di argento, oro e zinco, contro il quale la popolazione della zona è in lotta dal 2010. È in quell’anno infatti che Tahoe Resources acquista il progetto di sfruttamento minerario e le autorizzazioni di esplorazione da GoldCorp (entrambe le società sono canadesi). Secondo i rapporti dell’azienda, la miniera è uno dei più grandi depositi d’argento al mondo.

La storia di questo territorio è raccontata dall’Atlante della giustizia ambientale (www.ejatlas.org), un progetto che documenta i conflitti sociali legati alle questioni ambientali e raccoglie le storie di comunità che lottano per la giustizia ambientale, come quella di San Rafael las Flores. Un territorio che da subito denuncia la pericolosità della miniera per la salute dei corsi d’acqua e la biodiversità e che malgrado questo, e malgrado le gravi carenze che gli esperti riscontrano nel progetto, vede approvata la Valutazione d’Impatto ambientale da parte del ministero dell’Ambiente e delle risorse naturali che dà il via alla costruzione della miniera.

Senza alcun ascolto delle comunità locali nel 2013 viene approvata anche la licenza di estrazione e nello stesso mese durante una delle proteste pacifiche, la polizia privata della miniera guidata dall’allora capo della sicurezza, Alberto Rotondo, apre il fuoco sugli attivisti e ferisce sette persone. Alberto Rotondo e la società di sicurezza privata, Grupo Golan, fondata nel 1983 da membri delle forze speciali israeliane, operano nella miniera su suggerimento del gruppo di difesa e sicurezza degli Stati Uniti, International Security and Defense Management, un gruppo con esperienza nelle zone di guerra che la Tahoe Resources ha contrattato per assicurare la sicurezza dei suoi impianti.

In un clima di militarizzazione la miniera inizia a funzionare nel 2014 ma nel 2017 la Corte Suprema si pronuncia a favore delle comunità, denunciando la discriminazione operata dallo Stato ai danni della popolazione indigena Xinka per non aver messo in atto una consultazione preventiva così come disciplinato dall’articolo 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Attualmente, la miniera rimane sospesa mentre il processo di consultazione è in corso.

Alex Donaldson García è un ragazzo di 18 anni e sin da bambino fa parte della resistenza pacifica contro la miniera El Escobal. Nello scorso mese di settembre ha attraversato alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, insieme ad altri attivisti riuniti nella Rete Iglesias y Mineria uno spazio ecumenico di discussione e di resistenza formato da comunità cristiane, gruppi pastorali, congregazioni religiose, laici, vescovi e pastori che lavorano sull’impatto e la violazione dei diritti socio-ambientali causati dalle attività minerarie ed estrattive in America latina.

Il gruppo si è riunito con associazioni e istituzioni per far sentire la voce di chi nei territori subisce gli effetti di un modello di sviluppo scellerato. «Quando sento parlare della miniera – ha detto Alex – penso alla sofferenza del mio popolo, alle fonti d’acqua che si esauriscono, al nostro cibo contaminato, alle persone che hanno perso la vita per difendere il nostro territorio. È importante che rafforziamo i legami tra attivisti europei e latinoamericani, che condividiamo le ragioni delle nostre lotte, troviamo le radici comuni delle violazioni a cui sono sottoposti i nostri territori in modo che le nostre voci siano ascoltate».

Foto © Scott Umstattd via Unsplash

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