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Religioni in Italia tra conferme e novità

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Nonostante molti media e certa politica continuino a riferirsi al fenomeno migratorio in termini di “invasione” di “religioni straniere” ritenute oltretutto “incompatibili” con la cultura cristiana occidentale (la componente laica si tende sempre più a eliderla), la fotografia elaborata nell’edizione 2023 del Dossier statistico immigrazione, curato dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione con Confronti e l’Istituto di studi politici “San Pio V”, ci racconta invece di una situazione in linea con quanto osservato negli anni precedenti pur con qualche variazione.

A variare è innanzitutto il numero degli stranieri residenti in Italia: se nel 2020 erano censiti 5.171.000 individui, alla fine del 2021 ne sono stati registrati 5.031.000, una cifra numericamente inferiore di ben 140.000 unità. Motivo per cui tutte le appartenenze religiose risultano proporzionalmente meno consistenti in valori assoluti.

Anche quest’anno viene evidenziato come la componente cristiana sia maggioritaria nel panorama delle religioni presenti sul territorio italiano, rappresentando quasi la metà della popolazione straniera residente nel “Bel Paese” alla fine del 2021. Tra questi, osserviamo una maggioranza di ortodossi, che da soli rappresentano oltre un quarto di tutti gli stranieri (26,8%, pari a circa 1,3 milioni di persone) e più della metà di tutti quelli riconducibili a una matrice cristiana (55,6%), seguiti dai cattolici, pari a oltre un quarto del totale (16,5%, un dato comunque in calo rispetto allo scorso anno) e a oltre un terzo dei soli cristiani (34,2%). Le persone afferenti a una delle denominazioni protestanti rappresentano il 4,3% dei residenti stranieri e quasi uno ogni 10 tra i cristiani (8,8%), mentre le altre confessioni minoritarie coprono le quote più esigue.

I musulmani, nella grande varietà delle loro provenienze e tradizioni, raccolgono nell’insieme un terzo dei cittadini stranieri del Paese (34,2%, pari a circa 1,7 milioni di persone): un dato, quindi, che anche quest’anno si conferma molto distante dalla percezione comune e da molte delle narrazioni più diffuse che li identificano con “la maggioranza della popolazione immigrata”.

Per quanto riguarda le persone straniere residenti riconducibili al complesso mosaico delle tradizioni religiose “orientali”, prevalgono i buddhisti (2,8%) e gli induisti (3,3%). Un discorso a parte vale per le persone sikh, le cui quote – numericamente esigue – sono “nascoste” in parte nella voce generica “Altre religioni orientali”, che comprende anche taoisti, shintoisti e confuciani.

È rilevante notare anche la presenza di atei e agnostici, pari a circa un ventesimo di tutti gli stranieri in Italia (quasi 336mila, il 6,7% sul totale: con dati in crescita sia in senso assoluto che in percentuale), mentre risulta molto ridotta la quota di coloro che seguono una delle cosiddette “religioni tradizionali” (1,8%) soprattutto africane, e di altri gruppi (1,7%), quantificabili in meno di 100mila presenze ciascuno, e residuale quella degli ebrei (0,1%).

Dei dati che indubbiamente aiutano a comprendere una visione del fenomeno migratorio e che – se consultati – sarebbero un’utile base per l’elaborazione di strumenti normativi e di policy adeguate sia a tutelare il diritto di ciascuno e ciascuna a vivere con coerenza la relativa appartenenza di fede (diritto di professione e di culto), sia ad accompagnare adeguati percorsi di confronto e una serena, quotidiana interazione.

Foto © Noah Holm via Unsplash

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