Il Diritto sta dalla parte dei bambini e delle bambine? - Confronti
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Il Diritto sta dalla parte dei bambini e delle bambine?

by Ilaria Valenzi

di Ilaria Valenzi. Avvocata, ricercatrice in diritto delle religioni, Centro Studi Confronti.

Nuovi modelli di famiglia e relazioni di coppia che superano approcci culturali di tipo tradizionale sono una realtà ben prima che il Diritto abbia iniziato a riconoscerne l’esistenza e conseguentemente ad attribuire loro tutele più o meno estese. Se in una prima fase il tema ha riguardato forma e modi dell’unione delle persone dello stesso sesso, nel corso degli ultimi anni l’attenzione di diritto e politica è indirizzata sul riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali.

Le due questioni non sono scisse: si ricorderà come il “rifugio” nella disciplina delle unioni civili fosse motivato anche dall’impossibilità di estendere la disciplina del matrimonio al di fuori di unioni atte – almeno idealmente – alla procreazione. Ciò è tanto vero che la legge sulle unioni civili, regolando alcuni aspetti della vita della coppia omosessuale, ha manchevolmente omesso ogni riferimento alla questione dei figli e delle figlie nate al suo interno.

La Storia insegna, tuttavia, che l’esperienza umana non si può fermare e le famiglie hanno continuato a formarsi sulla base della libera e volontaria decisione delle persone. In assenza di una legislazione in grado di normare la realtà delle cose, la parola è passata alle Corti, che recentemente hanno intensificato il loro intervento.

Le profonde differenze di approccio interpretativo hanno portato a una sostanziale polarizzazione nelle decisioni giudiziali, fino a quando non è intervenuta la Corte costituzionale che, con due pronunce del 2021, ha stigmatizzato l’ingiusta discriminazione vissuta dai figli e figlie minori di coppie omogenitoriali, sollecitando un intervento del legislatore, ad oggi ancora lontano dal diventare realtà. Un segnale rimasto del tutto inascoltato, che non ha impedito che la situazione di disparità di trattamento continuasse a perpetrarsi.

E così, nel 2022 la Corte di Cassazione a Sezioni unite è intervenuta sul nodo centrale della trascrizione degli atti di nascita formati all’estero di bambini nati da coppie omogenitoriali, negandone validità nel caso in cui la filiazione sia determinata dal ricorso alla cosiddetta “gestazione per altri” (Gpa), in quanto contraria all’ordine pubblico. A tale pronuncia è seguita una circolare del ministero dell’Interno, con l’indicazione ai sindaci di attenersi a quanto prescritto dalla Suprema Corte.

Diverse le prese di posizione dei primi cittadini che, in alcuni casi, hanno respinto con forza le indicazioni ministeriali, continuando a procedere agli atti di registrazione. Per tutta risposta, nel corso del 2023 la Prefettura di Milano ha richiesto agli ufficiali di stato civile di interrompere le trascrizioni dei certificati di nascita; nello stesso anno la Procura di Padova ha provveduto a impugnare oltre trenta certificati di nascita di bambini nati da procreazione medicalmente assistita entro coppie composte da due mamme.

Colpisce, in quest’ultimo caso, come il provvedimento di impugnazione sia stato effettuato ben oltre le indicazioni offerte dalle Sezioni unite, che non hanno inteso mettere in questione un risultato normativo che sembrava ormai pacifico, come quello della legittimità dell’accesso alla fecondazione eterologa da parte di due donne e il conseguente riconoscimento dei bambini nati da tale pratica come figli della coppia.

Un’acquisizione tutt’altro che scontata, come conferma l’accoglimento lo scorso febbraio del ricorso della Procura di Milano contro i decreti del Tribunale che, nell’estate del 2023, avevano riconosciuto la legittimità delle trascrizioni degli atti di nascita dei figli nati da due donne. Il parere contrario della Corte d’appello di Milano sancisce una evidente retromarcia sul tema: solo la madre biologica può essere riconosciuta nel suo ruolo di madre.

Di parere opposto la Corte d’appello di Brescia, che ribalta il precedente di Milano di solo qualche giorno prima, riconoscendo il diritto della madre intenzionale di indicare il proprio nome nell’atto di nascita del figlio accanto a quello della madre gestante.

Nel frattempo, sul finire del 2023 il Parlamento europeo ha approvato i primi atti per l’introduzione del Certificato europeo di filiazione, strumento necessario per il riconoscimento del diritto all’omogenitorialità in tutti i Paesi dell’Unione europea. Con un Parlamento completamente assente, i diritti dei bambini e delle bambine in Italia sembra troveranno tutela, ancora una volta, grazie a quella cultura dei diritti che costituisce il grande contributo dell’Europa all’affermazione di norme di civiltà.

Ph. Patrick Perkins © via Unsplash 

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Ilaria Valenzi

Avvocata, ricercatrice in diritto delle religioni, Centro Studi Confronti.

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