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Palestina: un cambio di prospettiva

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Il Centro palestinese per la politica e la ricerca sui sondaggi (Pcpsr) – un centro di ricerca e think tank palestinese indipendente con sede a Ramallah (Cisgiordania) – ha recentemente condotto un sondaggio che mostra che, con il peggioramento delle condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza verificatesi all’indomani del 7 ottobre, si stia verificando un cambio di prospettiva nella popolazione palestinese di Cisgiordania e Gaza su temi quali il supporto ad Hamas, alla lotta armata e alla soluzione a due Stati.

LA SITUAZIONE A GAZA

Per quanto riguarda la situazione a Gaza, il sondaggio mostra che la maggior parte degli abitanti della Striscia non riesce ancora a trovare cibo, che i rifugi in cui vivono attualmente non soddisfano la molti dei bisogni primari e che gli sforzi per accedervi comportano grandi difficoltà e rischi. Per quanto riguarda l’accesso agli aiuti umanitari, inoltre, non sono isolate le denunce di discriminazione per motivi politici. La cosa più grave è rappresentata dal fatto che quasi l’80% degli abitanti di Gaza riferisce che almeno un membro della propria famiglia è stato ucciso o ferito. Nel sondaggio precedente, di appena tre mesi prima, solo il 64% aveva dichiarato qualcosa di simile.

HAMAS PRIMA E DOPO

Agli intervistati di Cisgiordania e Striscia di Gaza è stato chiesto cosa pensassero della decisione di Hamas di lanciare l’offensiva del 7 ottobre. Una stragrande maggioranza (71%) ha affermato che quella di Hamas è stata una strategia “adeguata”, anche se tale percezione diminuisce di 11 punti in Cisgiordania e aumenta di 14 punti nella Striscia di Gaza. Secondo il Pcpsr, il sostegno continuo e coerente all’offensiva di Hamas, può essere parzialmente spiegato dal fatto che tre quarti delle persone intervistate pensa che «la guerra a Gaza dal 7 ottobre abbia ravvivato l’attenzione internazionale sul conflitto israelo-palestinese e che potrebbe portare a un maggiore riconoscimento dello Stato palestinese» mentre solo il 22% è dell’opinione opposta. Una maggioranza del 64% (rispetto al 52% di tre mesi fa) incolpa Israele per le attuali sofferenze degli abitanti di Gaza nella guerra in corso, mentre il 20% (prima era il 26%) attribuisce la colpa agli Stati Uniti, e solo il 7% (prima era l’11%) attribuisce la colpa a Hamas mentre il 6% (prima era il 9%) attribuisce la colpa all’Autorità palestinese. Prendendo in considerazione solo Gaza, la percentuale di coloro che attribuiscono la colpa ad Hamas è scesa dal 19% al 9%.

Tra i palestinesi, il rapporto percentuale tra coloro che pensano che Israele abbiano commesso crimini di guerra e coloro che invece ritengano che non si siano macchiati di tali crimini è del 94% contro il 4%. Al contrario, solo il 5% (rispetto al 10% di tre mesi fa) pensa che anche Hamas abbia commesso tali crimini e ben il 91% ritiene che Hamas non abbia commesso alcun crimine di guerra a partire dal 7 ottobre. L’80% (rispetto all’85% del dicembre 2023) afferma di non aver visto video, pubblicati dai notiziari internazionali che mostravano atti commessi da Hamas contro civili israeliani, come l’uccisione di donne e bambini nelle loro case; solo il 19% (11% in Cisgiordania e 30% nella Striscia di Gaza) afferma di aver visto questi video. Tra coloro che non hanno visto tale documentazione video, il 60% ha dichiarato che i media a cui si riferivano non li hanno mostrati, mentre il 20% (14% in Cisgiordania e 31% nella Striscia di Gaza) hanno detto che non guardarli è stata una loro scelta. Alla domanda se Hamas abbia effettivamente commesso le atrocità mostrate in questi video, la stragrande maggioranza (93%) ha risposto di no, e solo il 5% ha risposto di sì.

Ad ogni modo, la convinzione che i combattenti di Hamas abbiano commesso atrocità contro i civili è più alta tra coloro che hanno guardato la documentazione video (17%) rispetto a coloro che non l’hanno fatto (2%). Alla domanda su quale partito politico o tendenza politica supportasse, la maggioranza delle persone della Striscia ha scelto Hamas (34%), seguita da Fatah (17%), mentre l’11% ha nominato altri gruppi politici e il 37% non ha espresso alcuna preferenza. Tre mesi fa, il 43% sosteneva Hamas e il 17% Fatah. Sei mesi fa, prima dell’attuale guerra, il sostegno per Hamas era al 22% e il sostegno per Fatah al 26%. Da ciò si deduce che se il sostegno ad Hamas negli ultimi tre mesi ha visto un calo di 11 punti, quello a Fatah nello stesso arco di tempo è rimasto più o meno invariato durante gli ultimi tre mesi. In Cisgiordania, il sostegno ad Hamas è oggi pari al 35% (era al 44% tre mesi fa), e per Fatah al 12% (tre mesi faera al 16%).

Nella Striscia di Gaza, invece, Hamas oggi gode del 34% dei consensi (era al 42% di tre mesi fa) mentre Fatah si ferma al 25% (prima però era al 18%). Tuttavia, se oggi si tenessero nuove elezioni parlamentari con le forze politiche che hanno partecipato alle elezioni del 2006, solo il 64% afferma che si recherebbe a votare, mentre il 30% dichiara una preferenza per Hamas, il 14% per Fatah, il 6% per altri partiti e il 15% rimane indeciso. Tra coloro che andrebbero a votare, il 47% ha dichiarato di preferire Hamas, mentre le preferenze per Fatah si fermano al 22%, quelle per altri partiti al 9%, con un 24% di indecisi. Ad ogni modo, rispetto ai dati di tre mesi fa, i risultati attuali tra gli elettori indicano un calo di 4 punti per Hamas e un aumento di 3 punti per Fatah.

ISRAELE E SOLUZIONE A DUE STATI

Ad oggi il 45% delle persone intervistate è favorevole all’idea di una soluzione a due Stati mentre il 52% si è dichiarato contrario: tre mesi fa, si dichiarava favorevole il 34% e sei mesi fa il 32%. Particolarmente interessante è il fatto che nell’attuale sondaggio il sostegno a questa soluzione è arrivato al 62% dalla Striscia di Gaza, con un aumento di 27 punti rispetto al sondaggio precedente, mentre in Cisgiordania il consenso è rimasto stabile, intorno al 34%. Oggi, il 61% (rispetto al 65% di tre mesi fa e al 71% di sei mesi fa) ritiene che la soluzione dei due Stati non sia più praticabile a causa dell’espansione degli insediamenti, ma il 37% (era il 32% tre mesi fa) ritiene che sia ancora praticabile. Inoltre, il 72% ritiene che le possibilità per la creazione di uno stato palestinese indipendente accanto a Israele nei prossimi cinque anni siano “scarse o inesistenti”, e il 27% ritiene che le probabilità siano “medie o alte”.

Alla domanda su queli misure sarebbe opportuno adottare per uscire dalla situazione di stallo, il 62% è favorevole all’intervento di varie organizzazioni internazionali; il 45% sostiene il ricorso alla resistenza popolare disarmata; il 55% è favorevole al ritorno agli scontri e all’intifada armata; il 58% è favorevole allo scioglimento dell’Autorità palestinese e il 24% si è detto favorevole all’abbandono della soluzione a due Stati e alla richiesta di un unico Stato per palestinesi e israeliani. Il 46% (51% in Cisgiordania e 39% nella Striscia di Gaza) ha indicato la “lotta armata” come metodo più efficace per porre fine all’occupazione israeliana e creare uno Stato indipendente; il 25% (27% in Cisgiordania e 23% nella Striscia di Gaza) si è detto favorevole ai negoziati; e il 18% (12% in Cisgiordania e 27% nella Striscia di Gaza) ha scelto la resistenza popolare non violenta. Ad ogni modo, si rileva nel tempo un calo di 17 punti per quanto riguarda il sostegno alla lotta armata sia in Cisgiordania che a Gaza; un aumento di 5 punti al sostegno dei negoziati; e un aumento di 5 punti al sostegno della nonviolenza.

Ph. Palestina © Dylan Shaw via Unsplash

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