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Malcolm X e Martin Luther King

di Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista.

Malcolm X (1925-1965) e Martin Luther King (1929-1968) furono due dei più grandi e discussi leader afroamericani del XX secolo e hanno rappresentato due facce – forse solo in apparenza contrapposte – della lotta degli afroamericani per i diritti umani e civili.

Gli anni Cinquanta dello scorso secolo furono forse più sanguinosi di altri, ché il mondo era in agitazione, mentre la Guerra fredda continuava a mostrare tutta la sua protervia ma molti politici avevano capito che non si poteva continuare con lo scontro frontale tra due modelli sociali contrapposti, Capitalismo e Comunismo (ma si dovrebbe dir meglio: Comunismo sovietico e Capitalismo in crisi di crescita) e si fecero avanti nuovi modelli di militanti, che non intendevano più sottostare al ricatto atomico e allo status quo. E nel mondo si erano risvegliate, da Est a Ovest ma anche da Nord e Sud, nuove generazioni di militanti, portatori di nuove visioni della politica, e della Rivoluzione.

Le reazioni dei governi russo e statunitense furono parallele e similari, e ancora e troppo spesso criminali. Prima di Kruscev e di Kennedy – e ancora con Kruscev e Kennedy – il Capitalismo e il Comunismo agirono nel proprio campo di influenza ma anche fuori, su tutti i Continenti, con le astuzie dei servizi segreti, a volte in aperta battaglia ma spesso con una battaglia sotterranea e spietata contro le forze più avanzate e pericolose.

Furono anni di grandi lotte e di grande speranza, ma anche anni di grandi lutti, e stavolta a farne le spese non erano soltanto i popoli ma anzitutto quelle forze che cercavano nuove strade, che avanzavano nuovi modelli. Ed erano soprattutto i più giovani, gli studenti di quasi tutte le nazioni, a cercare nuovi modi di opporsi alla Guerra fredda, al Capitalismo come al Comunismo, che erano al potere non soltanto nelle loro patrie ma su tutto il pianeta.

In Europa, basti ricordare l’esemplare sacrificio di Jan Palach a Praga davanti all’invasione sovietica, e in Africa e in America Latina le morti violente, per mano di polizie locali e di servizi segreti, di leader propugnatori di democrazia e di liberazione dalle forze del colonialismo di Est e di Ovest. Penso a Lumumba in Congo, penso a Che Guevara in America Latina, e a tanti altri militanti a Est come a Ovest, a Nord come a Sud.

Nell’Urss di Kruscev i problemi venivano dai “Paesi satelliti”. Negli Usa, anche di Kennedy, dalla parte nera della popolazione e, accessoriamente e meno aggressivamente, dai giovani figli dei popoli nativi. Ma intanto prendeva corpo in Asia la grande e sanguinosa stagione del Vietnam. (Come fu preparato dagli americani il loro intervento lo ha raccontato mirabilmente Graham Greene nell’Americano tranquillo, un romanzo davvero istruttivo per comprendere cosa sono stati e cosa hanno potuto e ancora sono e possono i servizi segreti di quella nazione).

Due grandi leader neri seppero in quegli anni mettersi alla testa della rivolta interna al Paese capitalista per eccellenza, gli Stati Uniti, ma lo fecero da posizioni assai diverse tra loro: Malcolm X, figlio del ghetto urbano, predicando e in parte praticando metodi violenti, e Martin Luther King, un pastore meridionale convintamente nonviolento. Il Capitalismo americano attraverso i suoi “servizi” reagì con la stessa violenza ai due leader e ai loro seguaci. E però qualcosa è pur cambiato nella considerazione di sé che dal loro magistero e dal loro pulpito affermarono i neri americani, metropolitani come contadini, del Nord come del Sud.

Ed è diventata mitica, in partenza, la figura di Rosa Parks, la nera che rifiutando di cedere il posto su un autobus a un passeggero bianco e venendo per questo incarcerata, fu all’inizio di una grande rivolta e della, se possiamo dire, “presa di coscienza collettiva” dei neri statunitensi.

Grandi rivolte, ma anche grandi lutti, e qualche considerevole conquista, anche se si è ancora lontani – ma lo si può dire di tanti altri Paesi, compreso il nostro nei confronti degli immigrati – dalla giustizia, dall’uguaglianza tra bianchi e neri e nativi, quell’uguaglianza nei diritti e nei doveri per cui tanti hanno lottato e continuano a lottare.

Quel che davvero è cambiato è il “sistema” contro il quale lottare, un sistema che, nel frattempo, si è più volte rinnovato nelle sue basi e nei suoi modelli economici, e che oggi è, se possibile, perfino più influente e più abile nella sua gestione delle “cose pubbliche”.

E sì, la lotta continua o dovrebbe continuare, secondo gli insegnamenti piuttosto del pastore King che dell’indomito Malcolm X.

Illustrazione © Doriano Strologo

Immagine di Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista.

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