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Non c’è più Baldovino. A proposito dei medici “sicari”

di Giancarla Codrignani

di Giancarla Codrignani. Giornalista, scrittrice e già parlamentare.

Uno che viene dalla fine del mondo mica sa bene tutte le parole italiane, e forse non intendeva tirarsi dietro il biasimo delle corporazioni mediche. È più o meno questa la giustificazione espressa da qualcuno che in Curia aveva, giustamente, ritenuto meglio chiuderla lì con le esternazioni del papa a proposito dell’interruzione volontaria di gravidanza. Solo che papa Francesco aveva espresso gli azzardati vocaboli dei “sicari” e degli “assassini” – rivolti a medici e mediche – in Belgio, dove l’aborto è un diritto e Francesco era un Capo di uno Stato estero. Per giunta aveva reso omaggio alla tomba di re Baldovino che, quando il suo Paese votò la disciplina giuridica dell’aborto, si avvalse di un espediente formale e si sospese per un giorno, pur di non firmare quella che era pur sempre la volontà del suo Parlamento. Come se non bastasse, durante la sua visita, Francesco aveva annunciato che al suo rientro a Roma avrebbe avviato il processo di beatificazione dell’ex sovrano.

Un papa può dire ai cattolici che l’aborto è un peccato, ma con le esternazioni in casa d’altri sapeva di venir meno alle regole dei rapporti internazionali. Non senza un’aggravante: infatti nei discorsi ufficiali il premier belga, senza particolari riguardi nei confronti di un papa, aveva ricordato lo scandalo degli abusi in Belgio, anche del vescovo emerito di Bruges Roger Vangheluwe (già ridotto allo stato laicale) e Francesco aveva espresso “vergogna” e “chiesto perdono”. Le parole impudenti erano state pronunciate il giorno dopo, e il presidente Alexander De Croo aveva già reagito convocando il Nunzio, per confermare il disappunto per le parole del papa definendole come “totalmente inaccettabili” e sottolineando che: «L’epoca in cui la Chiesa dettava legge è alle nostre spalle». Da un punto di vista cattolico non è una bella storia e forse aveva ragione chi pensava di chiudere senza fare troppo rumore. Il quotidiano Domani, infatti, ha minimizzato definendo le parole del papa come: «Idee di un vecchio signore».

Ma l’Italia? La Federazione degli Ordini dei medici si era immediatamente indignata. Elly Schlein, leader dell’opposizione, aveva prontamente difeso la dignità delle donne e della Legge 194, censurandone i limiti dovuti all’obiezione di coscienza riconosciuta ai medici che non intendono praticare gli aborti negli ospedali pubblici.

Una concessione necessaria nel 1978 per “portare a casa” la legge in un parlamento diviso che dovette accettare la limitazione, di cui, peraltro, la Sinistra liberale non ha mai chiesto l’abrogazione. Il governo? Era nella stessa situazione di quello belga e, per giunta, essendo sovranista, doveva a maggior ragione subito convocare monsignor Petar Rajič, nuovo Nunzio in Italia e San Marino e difendere l’autonomia dell’Italia. Dal canto suo, la Meloni, che è furbina, deve avere pensato, con astuzia politica, che, nonostante lo scandalo scoppiato altrove, le sarebbe potuto servire in futuro mostrare di non aver espresso giudizi al riguardo. Così, per la mancata denuncia di chi ne aveva il dovere, in Italia c’è stata meno discussione pubblica che in Belgio. Perduta dunque un’occasione per ribadire il principio normativo della laicità, che va valorizzata soprattutto in un periodo in cui le religioni rischiano di tornare a connotare le guerre anche se sono molti i percorsi per cercare vie di pacificazione e di conservazione della speranza per tutti, credenti e non credenti. Tuttavia l’esternazione di Francesco ha sollevato un punto sempre scottante, da aprire o chiudere a piacere nel gioco politico: nelle elezioni (anche quelle americane) per le questioni legate all’aborto è determinante il voto femminile.

La domanda fondamentale però è: in Italia le donne saranno ancora una volta “le imputate”? Di fatto sono già sotto tiro del Movimento per la vita che, avvalendosi della disponibilità di alcuni Comuni, ha già iniziato a ufficializzare la presenza di attivisti pronti ad “assistere” le donne che si presentano per l’interruzione di gravidanza. Sono cattolica e non sono una zelatrice degli aborti: ma nell’occuparmi della legge ho visto da vicino che cosa succedeva nella clandestinità e mi addolora che tra chi si occupa della “vita”, nessuno – e nessuna – pensi che ciò che succedeva da noi non succeda in Paesi del mondo in cui le donne non hanno diritti. Non sono le leggi dell’Occidente egoista, consumista e secolarizzato, responsabili delle offese alla vita “a partire dalla cellula fecondata” (senza che si parli mai delle guerre); è l’assenza di autonomia perfino sui corpi (e anime) delle donne, schiacciate da un “modello unico” apparentemente “neutro”, in realtà patriarcale e maschilista. I diritti delle donne faranno star bene la società. Anche il Vaticano.

Foto © Reed Nailboff via Unsplash

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Giancarla Codrignani

Giornalista, scrittrice e già parlamentare

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