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Giornata della memoria e risorgere della bestia antisemita in Europa

di Giorgio Gomel

di Giorgio Gomel. Economista, è membro dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), del Comitato direttivo di Jcall-Italia e dell’organizzazione Alliance for Middle East Peace

Episodi di antisemitismo segnano un preoccupante risorgere in vari Paesi d’Europa. In Francia, le statistiche indicano un vistoso aumento di tali episodi nella guerra fra Israele e Hamas, in seguito all’eccidio di massa perpetrato nell’ottobre 2023 nel Sud di Israele e alla massiccia ritorsione da parte del governo israeliano che è costata la vita a oltre 40mila persone a Gaza. Secondo l’Osservatorio sull’antisemitismo della Fondazione Cdec, analoghi segni di un incrudirsi di sentimenti e atti diretti contro individui e istituzioni ebraiche si osservano anche in Germania, nel Regno Unito e altrove, inclusa l’Italia. Le istituzioni pubbliche sono impegnate a combattere rigurgiti antisemiti con un’azione di educazione alla memoria delle nefandezze del Novecento – la Giornata della memoria ne è importante testimonianza –, nonché di vigilanza e prevenzione. Eppure la patologia persiste e si diffonde in Europa senza complessi, riesumando vecchi stereotipi.

Sebbene siano gli ebrei a soffrire direttamente dell’antisemitismo e della sua lunga, dolorosa e orribile storia nel continente, esso rappresenta un sintomo acuto del malessere di una società e del degrado di forme di convivenza civile e del rispetto delle minoranze. Lottare contro l’odio antiebraico non è un “favore” che la società offre agli ebrei, ma un dovere verso se stessa. Il silenzio, l’indifferenza, la copertura o sorda passività, rischiano di dare agli imitatori odierni del razzismo nazista vigore, insolenza, senso di impunità. Minoranze come quella ebraica, per le quali una società aperta e plurale, in cui le molteplici identità, culture, comunità sono riconosciute come legittime e rispettate, è una condizione vitale di esistenza.

Si registra, soprattutto in Francia, una confluenza tra la tradizione antisemita della Destra estrema e un’ideologia sedimentatasi in figli di immigrati provenienti dai Paesi arabi, dove la predicazione dell’odio antiebraico è ben presente, un’ideologia che importa il conflitto israelo-palestinese, trasmutandolo in una contrapposizione malata fra arabi ed ebrei, e rifacendosi a vecchi temi dell’antisemitismo europeo, quali il complotto mondiale, il potere politico e finanziario degli ebrei. Anche in Italia, ne siamo testimoni da tempo nelle manifestazioni del 25 aprile o in recenti cortei segnati da vessilli “pro Pal”. Nell’anno appena trascorso molte manifestazioni nelle università o nelle strade delle città d’Europa e degli Stati Uniti hanno ostentato una virulenza contro Israele, in più casi degenerata in palese antisemitismo, come se gli ebrei del mondo fossero concordi, o peggio complici, delle decisioni e azioni dei governi di Israele.

È una virulenza gravida di posizioni manichee e grossolane distorsioni della Storia ispirata da una ideologia postcoloniale, secondo cui Israele sarebbe un prodotto malato del colonialismo europeo. In casi frequenti nelle accuse rivolte nei dibattiti o sui media a Israele di crimini di guerra o di genocidio – sui quali la Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia stanno indagando – agisce anche una sorta di perverso meccanismo autoassolutorio: anche gli ebrei, vittime o eredi di vittime, sono persecutori. Quindi la memoria dello sterminio nazista può essere rimossa e la stessa Giornata della memoria messa in discussione. Spesso, infine, soprattutto in ambienti accademici, la retorica dominante è stata segnata da un presunto “antioccidentalismo”, quando Israele non è “Occidente” né per la sua composizione demografica di società multietnica né per la sua identità socioculturale.

La Storia della Palestina è quella di una terra soggetta al colonialismo turcoottomano prima e britannico dopo la Prima guerra mondiale, contesa da oltre un secolo da due movimenti nazionali, quello ebraico e quello arabo, attanagliati in un doloroso conflitto, spinti da un legittimo anelito all’autodeterminazione. Il diritto di Israele all’ esistenza è ancora oggi in dubbio. Non soltanto nella barbarie omicida di Hamas, ma anche in coloro che inneggiano a una Palestina libera e integra “dal fiume al mare”, negando così il diritto degli ebrei alla normalità dello “Stato-Nazione” e il principio di spartizione di quella terra contesa in “due Stati per due popoli”, con uno Stato palestinese che ancora attende di realizzarsi in un presente macchiato di sangue. Rinnegare o deformare la memoria della Shoah, però, non contribuirà in alcun modo alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

Le denunce dei crimini di guerra perpetrati dal governo di Israele, per quanto necessarie, o le critiche alle scelte politiche contingenti di quel Paese non possono e non devono offuscare la tragedia storica che è stata la Shoah. È essenziale che tali critiche siano immuni da forme di antisemitismo, che spesso invece si mascherano dietro una condanna a Israele per perpetuare pregiudizi e odio antiebraico. Tale oblio rappresenterebbe non solo una sconfitta per la nostra capacità di custodire la memoria storica, ma anche per la solidità democratica delle nostre società, che si fondano sul riconoscimento del passato come base per costruire un futuro giusto e condiviso.

Foto © Edoardo Bortoli

Immagine di Giorgio Gomel

Giorgio Gomel

Economista, è membro dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), del Comitato direttivo di Jcall-Italia e dell’organizzazione Alliance for Middle East Peace

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