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Libertà religiosa nel mondo: un diritto sempre più a rischio

di Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Un rapporto del Pew Research Center sui dati del 2022 segnala un preoccupante aumento delle restrizioni governative alla libertà religiosa a livello globale.

Un recente rapporto del Pew Research Center, riferito a dati del 2022, ha messo in evidenza che il rispetto per la libertà religiosa è in “caduta libera” a livello globale. Il rapporto evidenzia in particolare come le restrizioni e le violenze governative siano salite a livelli senza precedenti, con 24 Paesi che hanno registrato restrizioni “molto alte”, rispetto ai 19 del 2021.

Paesi come Iraq, Israele, Mauritania, Marocco, Turchia, Vietnam e Sahara occidentale, dove politiche interne ed eventi specifici hanno esacerbato le tensioni religiose, sono stati i più colpiti. In totale, 59 Paesi hanno mantenuto restrizioni elevate, segnalando un trend globale di aumento della repressione religiosa. Le aggressioni su base religiosa si sono manifestate in molteplici forme, dall’insulto verbale alle aggressioni fisiche, dai danni alla proprietà alle detenzioni arbitrarie, fino a spostamenti forzati e omicidi.

L’aggressione fisica è stata tra le forme più comuni di abuso, segnalata in 145 Paesi: un incremento rispetto ai 137 del 2021. I danni alla proprietà sono stati altrettanto diffusi, registrati in 120 Paesi con episodi di veri e propri raid, atti di vandalismi e spostamenti forzati. In 93 Paesi si sono verificati casi di detenzione legati alla religione, inclusi sequestri e arresti arbitrari o senza giusto processo. In 88 di questi Paesi, i responsabili sono stati i rispettivi governi, mentre in 22 la responsabilità di arresti o sequestri è da attribuirsi ad attori non governativi.

I trasferimenti forzati sono stati documentati in 51 Paesi, spesso attuati da governi, ma anche da gruppi non governativi. Gli omicidi a sfondo religioso si sono verificati in 49 Paesi, con la responsabilità attribuibile ad attori non governativi in 37 Paesi e ai governi in 27.

Nel 2022, i cristiani sono stati vittime di aggressioni in 166 Paesi, un aumento rispetto ai 160 del 2021. I musulmani hanno subìto aggressioni in 148 Paesi, contro i 141 dell’anno precedente. Gli ebrei, pur rappresentando solo lo 0,2% della popolazione mondiale, sono stati aggrediti in 90 Paesi (68 da parte dei governi e 77 da attori non governativi), con un lieve calo rispetto ai 91 del 2021. Tuttavia, anche altre fedi, come quella hindu o baha’i, hanno visto un aumento delle aggressioni, spesso alimentate da conflitti locali.

Gli omicidi legati a fattori religiosi sono stati segnalati in 49 Paesi, con una prevalenza di attori non governativi (37 Paesi) rispetto alla violenza governativa (27 Paesi). Questi crimini sono stati più frequenti nel Medio Oriente e Nord Africa (45% dei casi), ma anche in Africa subsahariana (35%), Asia- Pacifico (26%), Americhe (20%) ed Europa (7%).

A livello globale, i Paesi con le restrizioni governative più severe in materia religiosa sono Cina, Egitto, Iran, Indonesia e Russia, tutti classificati nella fascia “molto alta” del Global Restrictions Index (Gri). Al contrario, Paesi come Giappone, Sud Africa, Brasile, Repubblica Democratica del Congo e Regno Unito si sono contraddistinti per i bassi livelli di restrizioni, con Giappone e Sud Africa nella fascia “bassa” e gli altri tre nella fascia “moderata”.

Anche il Social Hostility Index (Shi), che misura gli atti di ostilità religiosa da parte di individui, organizzazioni o gruppi privati nella società ha evidenziato tendenze preoccupanti: Paesi come India, Nigeria, Pakistan, Egitto e Bangladesh hanno ottenuto i punteggi più alti, raggiungendo tutti un livello “molto alto” nello Shi a eccezione del Bangladesh, che ha avuto un punteggio “alto”. Invece, Paesi come Cina, Giappone, Stati Uniti, Sud Africa e Vietnam hanno raggiunto punteggi più bassi, collocandosi con Sud Africa e Vietnam nella fascia “moderata”.

Foto: © Ojaswi Pratap Singh via Unsplash

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