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Mario Lodi

di Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi- Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista.

Inauguriamo su questo numero di Confronti la nuova rubrica A squola, curata da Goffredo Fofi. Un titolo volutamente provocatorio per riscoprire – oltre i banchi di scuola – figure e percorsi educativi dimenticati o poco valorizzati al giorno d’oggi, esplorando vecchi e nuovi modi di formare i giovani che saranno gli adulti di domani. Questo primo appuntamento è dedicato a Mario Lodi, insegnante, pedagogista e scrittore italiano, che ha saputo rinnovare l’educazione attraverso metodologie ispirate a Célestin Freinet e al Movimento di cooperazione educativa. Un viaggio nella sua esperienza per riflettere su come l’apprendimento possa tornare a essere autentico, partecipato e creativo.

Meritoriamente, il Corriere della sera va ripubblicando, insieme alla riproposta del meglio dei suoi collaboratori, come gli interventi di politica e cultura di Carlo Cassola, esponente importante di un pacifismo eminentemente attivo oltre che grande scrittore (Il taglio del bosco, La ragazza di Bube…), una collana di classici della pedagogia italiana recente: Alberto Manzi, Mario Lodi, Gianni Rodari, don Lorenzo Milani, Maria Montessori.

Tornerò su questi nomi, cominciando da quello di Lodi che, come Rodari, ho avuto modo di conoscere, con il primo concordando e col secondo discutendo. In gioventù, essendo diplomato come maestro elementare ed essendomi occupato di bambini nella Palermo degli anni Cinquanta, nella sua parte più povera, entrai in contatto con il Movimento di cooperazione educativa, l’ala italiana di un movimento fondato da un grande maestro elementare della provincia francese tra le due guerre, Célestin Freinet, e scrissi anche per il mensile Riforma della scuola, diretto da due personaggi di grande valore come Lucio Lombardo Radice, figlio (comunista) di un ministro della Pubblica Istruzione la cui riforma ebbe corso per decenni anche oltre il Fascismo, e come Dina Bertoni Jovine, autrice di un grande volume sulla Storia della nostra scuola, nonché vedova di uno scrittore che ho molto amato, il molisano Francesco Jovine, autore del bellissimo Signora Ava (riedito da Donzelli) sulla Storia del nostro Risorgimento vissuta da giovani contadini molisani.

Ho conosciuto, di conseguenza, molte maestre e molti maestri di grandissimo valore, e sono stato davvero felice di aver trovato in edicola, unito al Corriere, poche settimane or sono, una utilissima scelta di testi di Mario Lodi, accompagnata da saggi sulle sue convinzioni pedagogiche e sul suo lavoro di Tonucci, Meda, Cantatore, Gaffè, Rossi-Doria, Lorenzoni, Vigutto, Nigris, e altri: una bella adunata di estimatori, tutti coinvolti nelle imprese pedagogiche di questi anni e che sanno dunque bene di cosa stanno parlando, di una scuola all’altezza dei tempi, di una pedagogia che sa tener conto del contesto sociale e, direttamente o meno, anche politico.

Ma torniamo a Lodi (1922-2014), dei cui scritti sono stato, credo, il primo propositore presso Einaudi, che ne ha pubblicati diversi. Quello di maggior successo è forse Cipì, un lungo “racconto di formazione” scritto insieme ai suoi scolari sulla base dell’osservazione della vita degli uccelli intorno alla scuola che frequentavano. Era stato già pubblicato dalle Edizioni Avanti!, socialiste, negli anni Cinquanta, come il racconto delle sue esperienze pedagogiche C’è speranza se questo accade al Vho, la zona del cremonese in cui Lodi ha passato tutta la sua vita. Era molto legato a un piccolo gruppo di intellettuali, di militanti di base e di artisti sempre d’area socialista. Il suo libro più “adulto” è sicuramente Il paese sbagliato, più volte ristampato. Di sicuro tra i nostri lettori c’è qualcuno che ricorda ancora una sua amica, la grande cantante della tradizione popolare Giovanna Daffini; e di sicuro qualcuno avrà letto il capolavoro sugli abitanti della Bassa padana di Danilo Montaldi, le Autobiografie della Leggera, la raccolta di memorie e interviste di membri padani della “Leggera”, vagabondi e ambulanti, tra Otto e Novecento.

Lodi aveva letto Freinet e se ne era innamorato, soprattutto delle esperienze come la scuola “all’aria aperta”, il rapporto con la natura, il lavoro di gruppo e la scrittura collettiva, secondo un’idea che venne poi raccolta da don Milani, le esplorazioni dell’ambiente familiare e sociale, la corrispondenza dei suoi bambini con quelli di altre scuole, meglio se molto diverse, per esempio di grande città e di paese, il disegno libero e in gruppo, l’incisione su linoleum, eccetera. Su questo torneremo parlando del Movimento di cooperazione educativa e del suo fondatore. E di altri maestri, italiani e non solo.

Sul fondo, riponevano tutti una grande e giustificata fiducia nelle possibilità dei bambini, di tutti i bambini, di trovare e praticare modi di imparare e modi di esprimersi liberi dai tanti condizionamenti della scuola tradizionale; di scoprire il proprio habitat e raccontarlo; di ragionare, studiandoli, sul sole e sulla luna, sui monti e sul mare, sul presente e sul passato, sulla società in cui vivono e alle cui sorti sono chiamati a prendere parte.

Illustrazione: Mario Lodi © Doriano Strologo/Copyleft

Immagine di Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista.

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