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Célestin Freinet

di Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista.

Célestin Freinet è, si può dirlo, uno dei nostri eroi prediletti. Venuto dalla provincia, diplomato maestro elementare, per le conseguenze di una ferita subita nel massacro della Grande guerra/Orrenda guerra passò molto tempo a letto dove rifletté a lungo sul suo lavoro, sulla sua vocazione, e su come renderlo adeguato alla realtà, e in particolare ai bisogni del proletariato. La scuola francese, era nozionistica e arida, era legata a modelli – tuttavia laici – dell’Ottocento: i bambini inchiodati ai duri banchi di legno ad ascoltare un “io-so-tutto” e a obbedire alla sua indiscutibile autorità.

Lezione faceva rima con punizione, nel caso in cui i bambini, in un’età in cui il bisogno di moto è una condizione naturale, si agitassero troppo, si distraessero, cercassero diversivi… Freinet, pacifista e socialista, insegnò in provincia e sperimentò metodi di insegnamento che a volte derivavano dalle esperienze di rari grandi maestri, ascoltati assai meno di quanto si sarebbe dovuto, come lo stesso Pestalozzi o come il grande Tolstoj, che elaboravano il loro “metodo” nella pratica, nel contatto diretto dei bambini con la natura, ascoltando e comprendendo i loro bisogni.

Nella scoletta di Vence, e via via conquistando tanti giovani colleghi, Freinet e sua moglie Elise elaborarono e sperimentarono un modo di far scuola diverso, che al tempo qualcuno chiamò “l’école buissonnière”. C’è un bel film con questo titolo che, dopo la Seconda guerra mondiale, ha raccontato l’esperienza della “nascita di una pedagogia popolare”. “Buissonnière”, dal francese buisson, cespuglio, indica uno degli aspetti di questa rivoluzione: la scuola a contatto diretto con la natura. Freinet portava i bambini in giro per boschi e campagne, facendo lezione così (in India un allievo di Tolstoj e amico di Gandhi, il poeta Tagore, premio Nobel per la letteratura, fondò addirittura una università in mezzo a un bosco, all’aperto) insegnando come si coltiva un orto, e già questa era una rivoluzione. Inventò anche altre tecniche che i bambini apprezzarono molto come una tipografia scolastica per fare un giornalino, costruendo insieme telaio, caratteri, e scrivendolo insieme; la corrispondenza tra i suoi allievi e quelli di maestri amici in altre parti della Francia; il “testo libero” non condizionato dall’adulto, eccetera.

Spesso Freinet si rifaceva a “i detti di Matteo” (Una moderna pedagogia del buon senso. I detti di Matteo è anche il titolo di un suo libro, pubblicato in Italia nel 1997 da e/o), e a un immaginario o reale contadino/artigiano di buon senso.

Intorno a Freinet nacque via via un importante movimento di insegnanti che cambiò i modi di far scuola, meccanici e dogmatici sino allora seguiti, che cambiò l’idea stessa di scuola.

L’ala italiana del Movimento di cooperazione educativa (Mce) nacque a Fano, dopo la guerra, grazie al maestro Tamagnini e a sua moglie, pure lei maestra.

Questo avveniva a due passi da un’altra grande esperienza pedagogica: quella del Ceis di Rimini (Centro educativo italo-svizzero), fondato a guerra appena finita da una coraggiosa insegnante svizzera su mandato dei sindacati del suo Paese, Margherita Zoebeli.

Una “moderna pedagogia” che Freinet chiamò “di buon senso”, perché aderente ai bisogni reali dei bambini, non nozionistica, non autoritaria. Un maestro italiano del movimento, Aldo Pettini, di cui sono stato amico e da cui ho molto imparato (sono diplomato maestro anche se ho esercitato questa vocazione solo in situazioni extra-scolastiche), ha scritto in un libro chiaro e convincente, la storia del Mce italiano tenendo ben presente l’esperienza francese e la diffusione nel mondo di modelli pedagogici nuovi, anti-autoritari.

Il Movimento italiano continua ancora il suo lavoro, ed è facilmente contattabile, nel caso che qualche lettore di questo articolo voglia saperne di più o voglia, se insegnante, confrontarsi con i suoi aderenti. Anche don Milani nel suo lavoro ha certamente tenuto conto del lavoro del Movimento, che peraltro ha avuto proprio a Firenze uno dei suoi centri propulsori, con insegnanti di grandissimo valore, vicini a un grande professore di pedagogia in quella università, Lamberto Borghi, autore del fondamentale saggio storico su Educazione e autorità nell’Italia moderna, da poco ristampato da Edizioni Junior. Ma si legga in ogni caso la più agile raccolta dei suoi scritti direttamente pedagogici nelle edizioni Eleuthera del 2023: La città e la scuola. Alla sua morte la cattedra di pedagogia passò a una sua assistente, una bravissima maestra del Mce, Idana Pescioli.

Diffondere l’opera di Freinet può e deve servire a formare nuovi maestri elementari coraggiosi e valorosi, ché tanti ce ne sono o possono diventarlo, che sono bravi, a volte, nonostante le ossessioni ministeriali…

Illustrazione © Doriano Strologo

Immagine di Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista

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