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Cina. Social media tra censura, patriottismo e ambizioni globali

di Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti.

Il panorama dei social media in Cina è in continua evoluzione, caratterizzato da un mix di innovazioni tecnologiche e rigoroso controllo statale. Piattaforme come TikTok (la celebre piattaforma di video sharing, conosciuta come Douyin in Cina) e RedNote, una piattaforma di social media ed e-commerce, sono diventate protagoniste a livello globale, mentre il governo cinese esercita un’influenza significativa sulla narrazione pubblica attraverso una rete di censura capillare. Sebbene l’ambiente online cinese sia altamente regolato, le piattaforme offrono comunque spazi di interazione e dibattito che rivelano tensioni interne, politiche e socio-economiche. Secondo un recente report elaborato dal Mercator Institute for China Studies (Merics), un think tank tedesco di riferimento nel campo degli studi sulla Cina contemporanea, il governo cinese utilizza i social media per consolidare il proprio potere e legittimare le proprie politiche sia interne che estere. Le piattaforme, infatti, sono strumenti fondamentali per promuovere il patriottismo, esaltare l’immagine della Cina come superpotenza e costruire una narrativa nazionale che spesso si scontra con quella occidentale. L’intensificarsi delle tensioni con gli Stati Uniti e l’approfondimento delle relazioni con la Russia sono temi ricorrenti nei contenuti distribuiti dai media cinesi.

Piattaforme come Toutiao, incentrata su contenuti informativi e di notizie, e Zhihu, basata su “domande e risposte” come Quora, sono utilizzate per la diffusione di notizie e per stimolare discussioni su temi economici e sociali. Tuttavia, nonostante la crescente censura, gli utenti cinesi continuano a trovare modi per esprimere le proprie opinioni. I dibattiti online rivelano un malcontento crescente nei confronti delle politiche interne, soprattutto legate alla gestione dell’economia e del mercato del lavoro. D’altra parte, le notizie sulle piattaforme come Toutiao riflettono un atteggiamento negativo nei confronti degli Stati Uniti, considerati un nemico geopolitico, mentre la Russia è spesso descritta come un alleato. Inoltre, la Cina sta cercando di rafforzare le sue alleanze con i Paesi del Sud globale, in particolare in Africa e America Latina, presentandosi come una potenza alternativa al predominio occidentale. 

Tuttavia, per mantenere il controllo anche online, il governo ha lanciato diverse campagne per monitorare e “sanare” i dibattiti via etere. Nuove leggi, come quella sull’“educazione patriottica”, sono state introdotte per evitare che le piattaforme diventino veicoli di dissenso politico. Al contempo, la proposta di una “piattaforma di autenticazione pubblica” per monitorare il comportamento online degli utenti segnala l’intento del governo di centralizzare l’informazione e prevenire azioni contro lo Stato.

La censura si estende anche ai temi economici, che sono spesso oggetto di discussioni sensibili. Le difficoltà economiche interne, la crescente disoccupazione giovanile e la sfiducia nelle politiche statali sono temi difficilmente trattati apertamente nei media ufficiali, ma emergono con forza nelle conversazioni online, seppur in modo filtrato. La popolazione cinese, infatti, è sempre più consapevole delle sfide interne, sebbene la sua capacità di esprimere liberamente le proprie opinioni resti limitata.

Le autorità temono che anche attività apparentemente innocue, come le feste di Halloween o le escursioni notturne in bicicletta, possano diventare focolai di protesta. Già durante le manifestazioni contro le politiche Covid-19 del 2022, molti giovani hanno approfittato di eventi sociali per esprimere il proprio malcontento, un fenomeno che ha spinto il governo a reprimere qualsiasi attività che potesse sfociare in dissenso. Anche se il controllo è serrato, l’interazione tra utenti, sia cinesi che internazionali, continua a prosperare, grazie alla diffusione di piattaforme come RedNote, che ha visto un afflusso di creatori di contenuti dopo il possibile divieto di TikTok negli Stati Uniti.

Del resto, la competizione con gli Stati Uniti è uno dei temi dominanti sui social media cinesi, dove la rivalità è descritta non solo in termini economici, ma anche culturali e geopolitici. Di conseguenza, la Cina non disdegna di presentarsi come alleata della Russia, enfatizzando la cooperazione bilaterale, in particolare in ambito economico e militare. La rappresentazione dell’Ucraina, invece, è quella di “una Nazione subordinata all’Occidente”, mentre l’Europa è vista come “un attore secondario”, sempre più influenzato dagli Stati Uniti nelle decisioni globali.

Ph. © Dominik Vanyi via Unsplah

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Michele Lipori

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