di Luca Attanasio. Giornalista e scrittore.
Il cardinale guineano Robert Sarah è considerato il simbolo dell’opposizione interna al pontificato di papa Francesco. Strenuo difensore della tradizione, ha criticato apertamente Fiducia Supplicans e il Sinodo sulla sinodalità, guadagnandosi il sostegno dell’ala più conservatrice della Chiesa. Dimessosi da prefetto della Congregazione nel 2021, continua a esercitare un’influenza rilevante attraverso libri, conferenze e interventi pubblici.
Per inquadrare subito il cardinale Robert Sarah basta citare una sua lapidaria affermazione pronunciata all’indomani della pubblicazione della dichiarazione Fiducia Supplicans, il documento con cui papa Francesco apriva alla benedizione delle coppie con altri orientamenti sessuali. Il porporato guineano, noto per le sue posizioni ultra-tradizionaliste, non provò come fecero altri vescovi o cardinali africani a stigmatizzare ma anche a cercare mediazioni, non usò parole che in qualche modo confermassero la comunione con Roma. Disse senza mezzi termini che si trattava di “eresia”. In altre parole bollò il Papa, che in primis aveva ispirato quel documento, come fuori dalla Chiesa.
LA DIFESA DELLA CHIESA
Nato il 15 giugno 1945 a Ourous, in Guinea, da genitori convertiti al Cristianesimo dall’Animismo, Robert Sarah fu ordinato sacerdote nel luglio 1969 a Conakry, la capitale. Studiò a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana e nel 1979, a soli 34 anni, fu nominato arcivescovo di Conakry, divenendo così, all’epoca, il vescovo più giovane del mondo: Giovanni Paolo II, per questo, lo “ribattezzò” il Vescovo bambino. Visse da arcivescovo sotto la dittatura marxista di Ahmed Sékou Touré e denunciò più volte le storture del regime, a rischio della sua stessa vita. In quel periodo, proprio per la sua attività in difesa della Chiesa e dei guineani, emerse quale figura di spicco, molto apprezzata dalla popolazione. Un profilo che continuò a mantenere anche quando il regime cambiò e il prelato prese a denunciare il nuovo corso costellato di corruzione e cattiva amministrazione. Nell’ottobre 2001, venne chiamato da Giovanni Paolo II a ricoprire la carica di segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e cominciò una lunga carriera curiale che lo vedrà per molto tempo a Roma con una serie consistente di ruoli e attività. Nel 2010 Benedetto XVI lo nominò presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum e lo elevò alla dignità cardinalizia. Partecipò al conclave del 2013 che elesse papa Francesco che, un anno dopo, lo nominò prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.
L’ANTITESI DI FRANCESCO
Sarah è quindi un classico cardinale curiale che ha vissuto nella capitale italiana fino al 2021. Una fetta della Chiesa lo vedrebbe molto bene quale prossimo Papa e difensore della cattolicità che, secondo lo stesso Sarah, è andata sminuendosi negli ultimi decenni, specie con l’avvento di Francesco. E di quest’ultimo, in un certo senso, può essere considerato la perfetta antitesi. Anche su uno degli eventi che più ha segnato la storia recente del Cattolicesimo e fatto guadagnare al Papa e alla Chiesa consensi trasversali, ad esempio, ha sollevato le sue critiche. A riguardo del Sinodo sulla Sinodalità (2021-2024), infatti, Sarah è stato uno dei cinque cardinali che, nell’agosto 2023, inviarono a papa Francesco i cosiddetti Dubia, cinque domande che con il pretesto di chiedere chiarimenti su questioni di dottrina, minavano l’impianto stesso della ciclopica iniziativa di papa Francesco che per tre anni ha visto impegnate Chiesa universale e Chiese locali, dai vescovi fino all’ultimo dei fedeli. Si mostrò tiepido anche con una delle pietre miliari del pontificato francescano, l’enciclica Laudato Si’, prendendo posizione contro il rischio di «fare dell’ecologia» e della sociologia in genere, il fulcro dell’impegno della Chiesa e «smettere di parlare di Dio». È ovviamente fermamente contrario alla reintegrazione di divorziati e risposati e ritiene addirittura che la discussione su questo tema dovrebbe essere chiusa una volta per tutte.
Al Sinodo sulla Famiglia del 2015, il cardinale Sarah parlò in toni quasi apocalittici dei mali contemporanei dell’aborto, dell’agenda omosessualista e dell’islamismo. Il suo libro del 2020, Dal profondo del nostro cuore, scritto in collaborazione con Benedetto XVI sulla crisi del sacerdozio e in difesa del celibato sacerdotale (pubblicato polemicamente poco prima dell’esortazione apostolica di papa Francesco sul Sinodo dell’Amazzonia, che sembrava minacciare l’obbligo del celibato sacerdotale), rafforzò ulteriormente la sua immagine di guida fedele e ortodossa della Chiesa.
Sebbene ostacolato da opposizioni interne e dunque impossibilitato a realizzare pienamente i suoi obiettivi come capo del dicastero liturgico vaticano, non si è lasciato scoraggiare nel denunciare la crisi del relativismo e del secolarismo nella Chiesa, nel promuovere un autentico spirito di evangelizzazione e nel chiedere resistenza a ulteriori cedimenti allo spirito del tempo.
UN’OPPOSIZIONE SILENZIOSA
Generalmente ha mantenuto il silenzio su alcune gravi preoccupazioni riguardanti il pontificato di Francesco, evitando di intervenire sulla controversia dei dubia del 2016 e su dibattiti relativi ad alcune dichiarazioni papali, preferendo invece offrire avvertimenti indiretti. Questa reticenza nel criticare il Papa è in parte attribuita alla sua vicinanza all’Opus Dei, che ha gestito alcuni suoi rapporti con i media e ha una politica non pubblicamente critica nei confronti del papa o dei vescovi.
Papa Francesco gli permise di rimanere in carica oltre il suo mandato quinquennale, che scadeva nel novembre 2019. Compì 75 anni il 15 giugno 2020 e offrì le sue dimissioni da prefetto della Congregazione, dimissioni che Francesco accettò il 20 febbraio 2021. Sarah reagì alla notizia con un messaggio su Twitter, dichiarando: «Sono nelle mani di Dio. L’unica roccia è Cristo. Ci rivedremo presto a Roma e altrove».
Dopo le sue dimissioni, ha compiuto numerose comparse e dichiarazioni pubbliche ed è molto attivo sui social media. Il suo account X (ex-Twitter) conta oltre 140mila follower. Dalla fine delle restrizioni per il Covid nel 2021, ha visitato molti Paesi, predicando, offrendo ritiri spirituali per sacerdoti, religiosi o laici e tenendo conferenze accademiche e interviste ai media.
La sua esperienza nella resistenza a una dittatura marxista è spesso citata come motivo della sua sensibilità nel sapere quando parlare e quando tacere, così come del suo coraggio nel difendere le verità della fede.
Ciò è diventato particolarmente evidente dopo il suo ritiro dalla Curia e, negli ultimi anni, ha iniziato a esprimersi con ancora maggiore libertà e chiarezza, non solo attraverso gli scritti, ma anche mediante omelie, conferenze, interviste e discorsi spirituali.
In un’omelia pronunciata presso la Basilica della Sacra Famiglia a Nairobi, in Kenya, nel febbraio 2023, ha avvertito: «La nostra fede può essere scossa da coloro che, anche all’interno della Chiesa, cercano di cambiare la verità rivelata da Dio, seminando confusione anziché promuovere la chiarezza e confermare la fede. Tali confusioni nell’insegnamento minacciano le fondamenta cristiane e il tessuto stesso della società». Come si può notare dai temi che sceglie di affrontare, il suo intento è quello di «promuovere la chiarezza e confermare la fede».
“IL CARDINALE PIÙ RISPETTATO IN AFRICA”
Ancor prima del suo ritiro dalla Curia, Sarah era noto per aver scritto numerosi libri di grande successo, in particolare la sua trilogia: Dio o niente: una conversazione sulla fede (2015), La forza del silenzio: contro la dittatura del rumore (2017) e Si fa sera e il giorno ormai volge al declino (2019). Grazie a queste opere, molti hanno iniziato a riconoscere in lui un leader dotato di profondità, intuizione e persino di un dono profetico, capace di risuonare in coloro che si sentivano privati dell’annuncio delle verità della fede saldamente radicate nella tradizione della Chiesa.
I suoi libri più recenti hanno contribuito a rafforzare questa reputazione e includono Couples, Awaken Your Love (Sposi, ridestate il vostro amore) (2021), Catechismo della vita spirituale (2022), Per l’eternità. Meditazioni sulla figura del sacerdote (2023) e Ci ha dato tanto: un omaggio a Benedetto XVI (2023).
Dopo aver lasciato la Curia, il cardinale ha svolto un ruolo di primo piano nel sostenere i cattolici che partecipano alla messa tradizionale in latino di fronte alle crescenti restrizioni provenienti da Roma. Inoltre, si è distinto nell’opporsi alla promozione delle benedizioni delle coppie omosessuali, diventando una delle voci più critiche nei confronti di Fiducia Supplicans. Ha anche messo in guardia dai pericoli dell’attuale Sinodo sulla sinodalità.
Nel luglio 2022, il prestigioso settimanale francese Paris-Match pubblicò un reportage di sei pagine con il titolo Chi è il Cardinale Sarah?, dedicando anche la copertina al prelato guineano. Lo presentava come una figura di “enorme influenza” e un “grande elettore” nel conclave, portandolo alla ribalta internazionale nonostante il suo ritiro dagli incarichi ufficiali nella Chiesa. L’articolo fu criticato dalla stampa laica in Francia, ma persino la radio di Stato Radio France Internationale lo definì “il Cardinale più rispettato in Africa”.
Lungi dall’aver perso la sua posizione nella Chiesa con il pensionamento nel 2021, il cardinale Sarah ha guadagnato in notorietà e riconoscimento come difensore della fede. Da alcuni anni, è considerato – soprattutto dall’ala più ortodossa della Chiesa cattolica – uno dei principali candidati a diventare il primo papa africano dai tempi di papa Gelasio I nel V secolo.
«La possibilità che le donne siano ordinate sacerdoti o diaconi», ha affermato Sarah, «è stata definitivamente risolta da San Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 22 maggio 1994».
Cardinale Robert Sarah © François-Régis Salefran, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Luca Attanasio
Giornalista e scrittore.
