di Michele Lipori. Redazione Confronti.
Per la prima volta un papa viene dagli Stati Uniti: Robert Francis Prevost, ora Leone XIV, guiderà una Chiesa globale in tensione, con una base americana divisa su inclusione, diritti e ruolo delle donne. La sua elezione, sostenuta da fronti diversi, rilancia anche il dibattito sulla trasparenza, gli abusi e la necessità di riforme profonde.
Con l’elezione di Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, per la prima volta un papa viene dagli Stati Uniti. Ma cosa significa questo per i cattolici americani?
Secondo il Pew Research Center, nel 2024 circa il 19% degli adulti statunitensi si identifica come cattolico. È un dato stabile negli ultimi anni, in un Paese in cui la percentuale complessiva di cristiani è scesa dal 78% nel 2007 al 62% nel 2024. La comunità cattolica americana si distingue per una marcata diversità etnica, dovuta in particolare alla forte componente ispanica. Ma la vera spaccatura si gioca su altre linee: inclusione, genere, bioetica, ruolo delle donne e questioni Lgbtq+.
Per quanto riguarda l’affiliazione al Cattolicesimo, un altro recente sondaggio sempre del Pew Research Center (30 aprile 2025) mostra che il 60% dei cattolici statunitensi ritiene che la Chiesa dovrebbe essere più inclusiva, anche a costo di modificare alcuni insegnamenti. Solo il 37% preferisce restare fedele alla dottrina tradizionale. È una frattura generazionale e culturale, ma anche politica: tra i cattolici democratici, il 75% auspica riforme; tra i repubblicani, solo il 45%.
Su temi specifici, la distanza tra dottrina e fedeli è ancora più netta. L’84% approva l’uso dei contraccettivi, l’83% la fecondazione in vitro. Due terzi (68%) dei cattolici americani vorrebbero che le donne potessero diventare diacone e il 63% è favorevole al matrimonio dei preti. Anche l’ordinazione femminile trova il sostegno del 59% degli intervistati.
Quanto alla pastorale Lgbtq+, il 60% si dichiara favorevole alla benedizione delle coppie dello stesso sesso, e il 50% sostiene il riconoscimento dei matrimoni gay. Eppure, tra i praticanti settimanali (circa il 30% dei cattolici Usa), le percentuali calano sensibilmente: più della metà (56%) è sfavorevole al sacerdozio femminile, e due su tre (66%) si oppongono al matrimonio egualitario.
Il 51% dei cattolici ritiene che le donne abbiano “troppa poca” influenza nella Chiesa. Il dato sale al 58% tra le donne, mentre solo il 5% degli intervistati pensa che l’influenza femminile sia “eccessiva”. Il dibattito sul ruolo delle donne è quindi tutt’altro che marginale e tocca il cuore della percezione ecclesiale negli Stati Uniti.
L’elezione di Leone XIV arriva in questo contesto. Prevost, nato a Chicago nel 1955, è il primo papa americano a salire al “soglio di Pietro”.
Missionario per oltre un decennio in Perù, dove è stato vescovo di Chiclayo, è noto per la sua attenzione ai poveri, per l’esperienza diplomatica maturata come prefetto del Dicastero per i vescovi e per il profilo di “moderato bergogliano”. Il suo motto papale, In illo uno unum (“nel solo [Cristo] siamo uno”), è una dichiarazione di intenti: unità nella diversità.
Il conclave che lo ha eletto riflette una trasformazione avviata da papa Francesco: la composizione del Collegio cardinalizio. Quando è stato eletto Leone XIV solo il 40% dei cardinali elettori veniva dall’Europa (erano il 51% nel 2013), mentre sono cresciute le quote di Asia-Pacifico (18%), America Latina (18%) e Africa subsahariana (12%). Solo il 10% veniva dal Nord America.
Tra i 133 elettori, l’80% è stato nominato da Francesco. Tuttavia, la distribuzione geografica resta squilibrata: l’Europa, con il 21% dei cattolici mondiali, mantiene una rappresentanza quasi doppia (40%), mentre l’America Latina, che conta il 41% dei fedeli, ne ha solo il 18%.
Prevost è stato eletto rapidamente, con il sostegno di cardinali latinoamericani e di ambienti tradizionali, segno di un consenso trasversale. Ma dovrà affrontare una Chiesa globale attraversata da tensioni e sfide complesse. Tra le prime questioni sul tavolo del nuovo pontefice c’è anche il tema della trasparenza nella gestione degli abusi: alcune vicende legate al suo operato in Perù e negli Stati Uniti, già archiviate dal Vaticano, hanno riacceso il dibattito sull’efficacia delle misure contro la pedofilia clericale e sulla necessità di una politica davvero universale di tolleranza zero.
Ma forse la sfida più grande del primo papa statunitense sarà quella di tenere insieme una comunità cattolica che, a cominciare dal suo Paese d’origine, è tutt’altro che unita.
Ph © Morgane Bedel via Unsplash
Michele Lipori
Redazione Confronti.
