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Il mito della forza

di Giancarla Codrignani

di Giancarla Codrignani. Giornalista, scrittrice e già parlamentare.

L’uomo vitruviano lo vedete come l’ha disegnato Leonardo: bello, atletico, iscritto nel cerchio, ha introiettato il “pi greco – 3,14”, e «a immagine e somiglianza di Dio». Simbolo di un’umanità che si è autoproclamata composta di esseri “uguali”, dimenticando che nessuno è uguale se l’uguaglianza non ha confronto con un diverso. E quando l’altro è “necessariamente diverso”, c’è il futuro. Possibile solo se c’è futuro: la riproduzione.

Il primo in assoluto è il diverso che si chiama donna e che, per ragioni di comodo, fa parte dell’umanità senza che le sia stato chiesto se le piaceva che l’universale nominasse solo l’uomo. In quanto “diversa” ha dovuto accettare di “stare al suo posto”, esclusa da priorità e primati, diventati, improvvisamente, “poteri”.

Con il passare delle ere geologiche l’avanzamento delle scienze ha riconosciuto che anche la donna era uguale. Lei, nel frattempo, aveva elaborato una cultura diversa in nome della quale oggi chiede diritti propri, mentre si viene rendendo conto che avevano ragione le prime teologhe femministe che cercavano di insegnare agli uomini delle loro Chiese che avevano male interpretato la Bibbia: Dio aveva creato «l’essere umano, uomo e donna, a propria immagine e somiglianza» ed era stato proprio Dio a negare il primato dell’Uno; anche per Sé, per non rendere ancora più complicato il mistero trinitario.

Essere due all’origine – non solo per la Bibbia, ma per ogni istituzione umana, famiglia, Chiesa, governo – significa rinunciare a ogni rapporto di forza. Gli esseri umani – uomini e donne – sono esseri deboli, fragili.

Non importa citare Lucrezio che riteneva la natura così improvvida da aver dato agli animali strumenti corporei di difesa negati al neonato, incapace di parlare e bisognoso di aiuto, che sa solo piangere (il male che gli resta da vivere).

Per far capire all’uomo che la forza non è “potere”, non fa diventare “superiori”, bastava imparare dalla prima donna che si era sgravata e prendeva in braccio il piccolo per fare esperienza di quel limite che, sbagliando, abbiamo lasciato in mano ai filosofi.

Perché oggi non servono grandi ragionamenti per capire che anche un presidente degli Stati Uniti d’America tracotante e presuntuoso assomiglia al ragazzotto che si prende gli anabolizzanti per dilatare i muscoli.

Il guaio è che la situazione si sta degradando. Siamo invasi dalla violenza dei rapporti tra gli uomini e le donne e quella tra le società e le guerre. Sempre il prevalere di chi si sente “forte” e vuole prevalere. I femminicidi e le guerre sono chiamati a rispecchiarsi gli uni negli altri.

Il mito della forza agisce in entrambi per pulsioni analoghe e per ruoli storicamente inventati a confermare il principio di superiorità: la donna condannata alla subalternità e a svolgere attività gratuite di cura che non prevedevano il lavoro, il maschio condannato al dovere di affrontare i conflitti da vero uomo e da soldato.

Non riesce facile capire come mai, in un’epoca ritenuta più civile, gli uomini convocati a difendere la patria non disertano per tornare dai loro bambini. Dopo quasi ottant’anni senza guerre in Europa, un nordcoreano viene a morire per l’Ucraina?

La “Nazione” deriva dal verbo “nascere”: è donna. Ma la difesa della “patria” per diritto di parità consente alle soldate israeliane di uccidere i palestinesi, fatto salvo che, se Hamas ne cattura una, lo stupro (cioè lo stesso atto d’amore per la “tua” donna) è antica pratica di guerra.

E, ovunque, una donna che torna tardi da sola la sera ha paura. Che la forza sia garanzia di sicurezza è uno slogan che seduce poco le donne che vorrebbero essere più sicure in casa. Ormai molti maschi si dichiarano nonviolenti, ma non perdono l’abitudine di risolvere i conflitti personali con lo schiaffo, l’insulto (anche sui social), la violenza e anche nell’approccio convincente non sanno di offendere la donna.

Se il giurista non comprende che l’assassinio “per amore” è un reato di specie e non un omicidio, magari con aggravante, si resta dentro una cultura maschile. Che si deve convertire a sentire il limite: nessuno è davvero “forte”. È questione di libertà. Libertà femminile.

Ph © Rad Pozniakov via Unsplash

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Giancarla Codrignani

Giornalista, scrittrice e già parlamentare.

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