di Daniel Rocha, Dottorando DREST; Dottore in Storia (UFMG, Brasile)
e Paola La Guardia Zorzin, Dottoranda in Analytics for Economics and Management (UNIBS); Demografa
Il Censimento 2022 fotografa un Brasile sempre più pluralista dal punto di vista religioso: i cattolici, pur essendo ancora la maggioranza, scendono al minimo storico (56,7%), mentre crescono evangelici e “senza religione”. In forte aumento anche l’Umbanda e il Candomblé, tradizioni afro-brasiliane segnate da storiche discriminazioni. I dati evidenziano la trasformazione in atto ma mancano ancora dettagli sulle suddivisioni interne ai gruppi.
Ogni dieci anni, i dati statistici sulla composizione religiosa della popolazione brasiliana attirano l’attenzione del paese per alcuni giorni. Diventano argomento centrale nei media, alimentano dibattiti accademici e suscitano reazioni – di entusiasmo o di preoccupazione – tra le leadership religiose. Lo scorso 6 giugno, l’Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (Ibge), ente ufficiale del governo federale brasiliano, ha pubblicato i dati preliminari sulla religione raccolti nel Censimento demografico del 2022. Dopo un ritardo di due anni nella realizzazione del Censimento – dovuto alla pandemia di Covid-19 e ai tagli di bilancio durante il governo dell’ex presidente Jair Bolsonaro, – ricercatori, leader religiosi e fedeli attendevano con ansia una “fotografia” aggiornata del panorama religioso brasiliano, scattata attraverso il Censimento.
EVOLUZIONE DEL DATO RELIGIOSO
Il censimento è una vasta operazione di raccolta dati con l’obiettivo di tracciare un quadro dettagliato della popolazione e delle sue condizioni di vita. I suoi risultati sono fondamentali per la pianificazione e l’attuazione delle politiche pubbliche. Nel censimento brasiliano, la variabile “religione” viene rilevata fin dal primo censimento, effettuato nel 1872. Con l’eccezione di una breve interruzione negli anni 1920 e 1930, disponiamo oggi di una serie storica continua di circa 150 anni sulla appartenenza religiosa dei brasiliani. Nel corso del tempo, tuttavia, sia la metodologia di raccolta sia le modalità di presentazione dei dati hanno subito cambiamenti significativi. Nel 1872, ad esempio, il rilevatore si limitava a registrare se la persona fosse “cattolica” o “acattolica”. In alcuni censimenti successivi, gli intervistati dovevano scegliere la propria religione da una lista chiusa di opzioni presentata dal rilevatore. A partire dagli anni 1980, però, la domanda relativa alla religione assume un formato che, con lievi variazioni, si mantiene fino ad oggi: l’intervistato risponde liberamente alla domanda «Qual è la sua religione o culto?», e le risposte vengono successivamente classificate dai tecnici dell’Ibge in tabelle che raggruppano la grande diversità di appartenenze religiose presenti nel paese.
E cosa hanno rivelato i dati dell’Ibge riguardo ai gruppi religiosi in Brasile nel Censimento del 2022? Osserviamo il grafico qui sotto:
Nel panorama del Cristianesimo, sebbene la perdita dell’egemonia cattolica romana sia stata una costante nei vari censimenti, essa si è intensificata in modo significativo negli ultimi decenni. Il primo censimento, realizzato nel 1872, indicava che il 99,7% della popolazione brasiliana si dichiarava cattolica. Questa percentuale è diminuita gradualmente e scese al di sotto del 90% solo nel censimento del 1980, quando l’88,7% dei brasiliani si identificava ancora come cattolico. A partire da quel decennio, tuttavia, il ritmo del declino si è accelerato notevolmente. Pur continuando a essere il Paese con il maggior numero assoluto di cattolici al mondo – oltre 100 milioni di fedeli —, il censimento del 2022 ha registrato la percentuale più bassa di cattolici nella storia delle rilevazioni demografiche brasiliane. Gli evangelici, al contrario, hanno conosciuto una crescita impressionante nelle ultime decadi. Dal 5,6% della popolazione nel 1980, oggi rappresentano oltre un quarto dei brasiliani. È importante sottolineare che, nel censimento, la categoria “evangelico” comprende un’ampia varietà di chiese e gruppi del cristianesimo non cattolico in Brasile – dalle chiese storiche, come quelle luterane, battiste e presbiteriane, fino a una moltitudine di chiese pentecostali e neopentecostali, includendo anche gli intervistati che si sono dichiarati evangelici senza specificare una denominazione.
Anche per quanto riguarda cattolici ed evangelici, un dato che ha attirato l’attenzione di diversi ricercatori è l’inizio di un possibile rallentamento delle tendenze storiche. In altre parole: il Cattolicesimo continua a diminuire e il numero di evangelici continua a crescere, ma entrambi i processi sembrano oggi procedere a un ritmo più lento rispetto ai censimenti precedenti. Nel caso degli evangelici, si è registrato un aumento di 5,3 punti percentuali tra il 2010 e il 2022, passando dal 21,6% al 26,9% della popolazione brasiliana. Si tratta di una crescita significativa, ma inferiore a quella avvenuta nel decennio precedente, quando la percentuale era aumentata di 6,5 punti – dal 15,1% nel 2000 al 21,6% nel 2010. Tra i cattolici, invece, la flessione è stata di 8,4 punti percentuali, passando dal 65,1% nel 2010 al 56,7% nel 2022 – una diminuzione leggermente inferiore a quella registrata tra il 2000 e il 2010, quando il calo era stato di 9 punti. Sebbene non rappresenti un’inversione di tendenza netta, queste variazioni potrebbero indicare l’inizio di una relativa stabilizzazione delle percentuali di cattolici ed evangelici, un fenomeno che merita attenzione nei prossimi censimenti.
CRESCONO I “SENZA RELIGIONE”
Un altro gruppo che ha registrato una crescita costante negli ultimi censimenti è quello delle persone che si dichiarano “senza religione”. Tra il 2010 e il 2022, questa categoria è passata dal 7,9% al 9,3% della popolazione brasiliana. Si tratta di un gruppo eterogeneo, che comprende atei, agnostici e, soprattutto, persone che affermano di non aderire a nessuna religione istituzionalizzata – il che non implica, in alcun modo, l’assenza di fede o di esperienze religiose. Per comprendere meglio la composizione di questo gruppo, basta considerare che nel Censimento del 2010, su un totale di 15,3 milioni di brasiliani classificati come “senza religione”, solo 615 mila si identificavano come atei e 124,4 mila come agnostici. Contrariamente allo stereotipo diffuso nel senso comune – che tende ad associare i senza religione a una classe media istruita – l’incrocio dei dati censuari con altri indicatori sociali rivela un profilo prevalentemente giovane, urbano, con basso livello di istruzione e di reddito. Numerosi studi indicano che l’aumento di questo gruppo è legato a processi di de-istituzionalizzazione e de-tradizionalizzazione dei legami religiosi, in particolare tra i giovani. In generale, i senza religione conservano elementi di precedenti appartenenze religiose, ma si sono allontanati dalle istituzioni formali, vivendo una fase di transito religioso o di “sperimentazione”, alla ricerca di una spiritualità personale che combina riferimenti diversi.
RELIGIONI AFRO-BRASILIANE
Tra gli altri gruppi religiosi presenti in Brasile, il dato più significativo emerso dal Censimento del 2022 riguarda la crescita rilevante delle persone che si dichiarano aderenti alle religioni afro-brasiliane, composte principalmente da praticanti dell’Umbanda [che fonde elementi del Cattolicesimo, dello Spiritismo di Allan Kardec e delle religioni africane, con pratiche medianiche e culto agli “spiriti guida”] e del Candomblé [di origine yoruba, fondata sul culto degli orixás (divinità della natura), con elementi di sincretismo con il Cattolicesimo]. Questo gruppo ha più che triplicato la propria dimensione, passando dallo 0,3% all’1% della popolazione, pari a circa 1,8 milioni di persone. Si tratta di tradizioni religiose storicamente colpite da pregiudizi e persecuzioni lungo tutta la storia brasiliana. Secondo diversi specialisti, questo aumento notevole è legato, in parte, al progresso della lotta contro il razzismo e a una maggiore disponibilità da parte dei praticanti a dichiarare pubblicamente la propria appartenenza religiosa – molti dei quali, nei censimenti precedenti, preferivano identificarsi come cattolici o spiritisti per timore di discriminazioni. Lo Spiritismo kardecista, invece, ha registrato un lieve calo, passando dal 2,2% della popolazione nel 2010 all’1,8% nel 2022. Nonostante rappresenti una minoranza in termini percentuali, il Brasile continua a essere il paese con il maggior numero assoluto di spiritisti al mondo. Gli aderenti alle tradizioni religiose indigene, infine, costituiscono appena lo 0,1% della popolazione.
Nonostante il censimento abbia pubblicato alcuni incroci di dati rilevanti – che permettono di analizzare i grandi gruppi religiosi in Brasile secondo fasce d’età, regione, reddito, colore/razza, sesso e livello di istruzione, – una critica ricorrente tra gli studiosi della religione riguarda la mancata divulgazione, da parte dell’Ibge, dei dati dettagliati sulle suddivisioni interne di ciascun gruppo religioso. Questa lacuna ci lascia all’oscuro circa la composizione interna di categorie molto ampie, come quella degli evangelici. Nel caso delle cosiddette “altre religiosità”, il Censimento 2022 ha registrato un aumento dal 2,7% della popolazione nel 2010 al 4% nel 2022, segnalando un’espansione della diversità religiosa nel Paese. Tuttavia, in assenza di dati disaggregati, diventa impossibile analizzare con precisione tale crescita all’interno di un insieme che riunisce tradizioni tanto eterogenee quanto l’Islam, l’Ebraismo, il Buddismo, il Santo Daime, i Testimoni di Geova e persino persone che si identificano semplicemente come “cristiani”. I ricercatori attendono ancora con impazienza che questi dati più specifici vengano resi pubblici – se mai lo saranno.
Il censimento rappresenta il ritratto più dettagliato che abbiamo della popolazione brasiliana e, di gran lunga, il più ampio insieme di dati statistici disponibili sulla distribuzione del panorama religioso nel Paese. Tuttavia, si tratta inevitabilmente di un ritratto incompleto. I numeri sono preziosi, ma limitati quando si tratta di cogliere le dinamiche interne, la complessità e la ricchezza del pluralismo religioso brasiliano. Inoltre, anche se disponessimo di dati quantitativi sufficientemente dettagliati, comprendere le ragioni che alimentano la crescita di determinati gruppi, gli effetti del contesto politico e sociale sulla loro espansione o contrazione, o ancora i casi di appartenenza multipla – come quello dei cattolici che partecipano anche a culti delle religioni afro-brasiliane – richiederebbe ricerche qualitative più approfondite. Pertanto, sono necessarie ulteriori indagini per ridurre la sfocatura dell’immagine e completare, almeno in parte, il ritratto incompleto offerto dal censimento.
Ph © Daniel De Paola via Unsplash
Daniel Rocha
Dottorando DREST; Dottore in Storia (UFMG, Brasile)
Paola La Guardia Zorzin
Dottoranda in Analytics for Economics and Management (UNIBS); Demografa

