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Con l’archiviazione del caso Paciolla, la piazza continua a chiedere verità e giustizia

di Nadia Addezio

di Nadia Addezio. Giornalista freelance.

A cinque anni dalla morte di Mario Paciolla, la sua storia continua a muovere le coscienze e mobilitare le piazze. Ieri, 15 luglio, è stato l’anniversario della morte del giornalista e funzionario Onu trovato senza vita nel 2020 nella sua abitazione in San Vicente del Caguán, in Colombia, in circostanze non chiarite. A Napoli, la gente si è unita al corteo organizzato dal collettivo Giustizia per Mario Paciolla. Tutti si sono stretti attorno alla famiglia Paciolla per ricordare il cooperante e opporsi all’archiviazione del suo caso, disposta dal giudice per le indagini preliminari (gip) di Roma il 30 giugno scorso.

Il corteo è partito da Piazza Municipio, nello spiazzo dove si affaccia il Palazzo San Giacomo, la sede del Comune di Napoli. Da lì, il lungo striscione arancione con la scritta “Giustizia per Mario Paciolla” ha sfilato fino a Piazza Dante. A battere strada c’erano i genitori Anna Motta e Giuseppe (“Pino”) Paciolla, l’avvocata Emanuela Motta, il fondatore dell’associazione Libera Don Luigi Ciotti, la vicesindaca Laura Lieto, il deputato PD Marco Sarracino, il Segretario generale CGIL Napoli e Campania Nicola Ricci. 

«Dopo cinque anni ci riorganizziamo, ci sediamo allo stesso tavolo. Tutta questa solidarietà deve essere un nuovo inizio», intona al megafono Simone Campora, coordinatore del collettivo che guida il corteo con Raffaella Paciolla, la sorella del funzionario Onu. La partecipazione è forte e con essa, il rifiuto dell’archiviazione del caso Paciolla.

«Noi ci sentiamo beffati», commenta Anna Motta. Sin da quando Confronti ha iniziato a raccontare la storia di Mario Paciolla, è stata chiesta due volte l’archiviazione del caso. La prima, è dell’ottobre 2022: secondo la Procura di Roma, mancavano prove a supporto dell’ipotesi di omicidio. A suo avviso, dunque, si trattava di suicidio. Alla ferma opposizione della famiglia, è seguito il respingimento della richiesta di archiviazione da parte del gip, che ordinò il proseguimento delle indagini. Poi, la seconda richiesta di archiviare il caso, accolta il 30 giugno scorso. «Questo è un omicidio mascherato. Mario non si è suicidato, ma a suicidarsi oggi è la dignità del nostro Paese. Un’Italia culla della civiltà che non cerca la verità, che non chiede alle Nazioni Unite dove stanno le complicità. Perché il nodo sta nell’aver occultato delle verità importanti», denuncia Don Luigi Ciotti, che coglie l’occasione per ricordare Alberto Trentini, l’operatore umanitario arrestato in Venezuela lo scorso 15 novembre. Da quel giorno, non si hanno sue notizie.

Ottenere verità e giustizia per Mario è, infatti, una questione collettiva. Come hanno ricordato Anna Motta e Giuseppe Paciolla, una verità processuale che rifletta i fatti accaduti tutelerebbe anche le altre persone intente a partire per servire la comunità. Per questo, «l’archiviazione del caso Paciolla è un colpo grave», afferma Giuseppe Giulietti, coordinatore dell’associazione Articolo 21. E aggiunge: «Una delle perizie di parte del professor Fineschi, uno dei periti più attenti che si è occupato anche del caso Stefano Cucchi, dice che non si sia trattato di suicidio. Non possiamo accettare l’archiviazione, dobbiamo farla vivere nelle piazze e chiedere al governo italiano di porre la questione con la delegazione Onu. Perché nell’Onu qualcuno sa e non ha parlato».

Intanto la grande assente nel dibattito è stata proprio la voce di un rappresentante del governo italiano. Tuttavia, tra le mura del parlamento italiano qualcosa sembra smuoversi: il deputato PD Marco Sarracino ha depositato il 10 luglio una proposta di legge per istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Paciolla. Sul punto, il parlamentare dichiara: «Noi riteniamo questa vicenda inaccettabile. Speriamo che nei prossimi giorni la nostra proposta possa essere già calendarizzata».

Ogni anno cresce il numero di persone che si mobilita per reclamare verità e giustizia per Mario Paciolla. Il clamore mediatico attorno alla vicenda si fa più fitto, la partecipazione e il supporto di associazioni per diritti umani si espande. Ciononostante, la sensazione è che una vicenda così importante e piena di grigi sia sempre delimitata dai confini partenopei.

«Abbiamo raccontato la storia di Mario, avete potuto farvi voi stessi un’idea. Eppure, la verità non viene fuori. Noi continueremo a portare la voce di Mario e questo popolo che stasera è qui con noi dovrà essere sempre più numeroso. Abbiamo bisogno di voi, del vostro affetto, di sentirci uniti, della vostra solidarietà», chiosa Anna Motta, affiancata da Giuseppe Paciolla. 

Foto © Nadia Addezio

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Nadia Addezio

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