di Michele Lipori. Redazione Confronti
Con la guerra a Gaza, il confronto tra Israele e Iran, e l’instabilità in Libano e Siria il rischio nucleare globale torna a crescere. Tra arsenali in espansione e trasparenza internazionale in calo, il possesso di armi nucleari modifica gli equilibri e le alleanze.
In un mondo sempre più frammentato e instabile, la presenza di armi nucleari resta una minaccia costante e crescente. Oggi nove Paesi detengono circa 12.331 testate nucleari, secondo i dati 2025 della Federation of American Scientists (Fas) e dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Ican). E, sebbene il numero sia sceso rispetto al picco di 70.300 armi negli anni Ottanta, gli arsenali attuali sono molto più potenti e le logiche della deterrenza appaiono sempre più fragili.
Secondo Ican, i Paesi in possesso di armi nucleari, tra tattiche e strategiche, sono: Russia, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, Pakistan, India, Israele e Corea del Nord. Russia e Stati Uniti da soli possiedono circa il 90% del totale mondiale. Oltre 5.500 testate per Mosca, di cui alcune sono state posizionate anche in Bielorussia, e 5.044 per Washington, di cui 100 dislocate in cinque Paesi Nato, tra cui Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Turchia.
Delle oltre 12.300 testate, circa 9.614 sono incluse negli stock militari attivi, cioè potenzialmente utilizzabili su missili, sottomarini o bombardieri. Di queste, 3.912 sono già operative con le forze armate e circa 2.100 sono considerate in stato di allerta immediata: pronte al lancio in pochi minuti.
Nell’attuale scenario mediorientale, questa tendenza assume tratti inquietanti. La guerra a Gaza, il confronto tra Israele e Iran, l’instabilità in Libano e Siria, rendono evidente quanto il possesso – anche solo presunto – di armi nucleari possa modificare gli equilibri e le alleanze.
Israele, ufficialmente mai confermatosi potenza nucleare, secondo le stime della Fas possiede tra 80 e 90 testate. Si tratta di un dato incerto, dal momento che Tel Aviv non ha mai aderito al Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) e mantiene un alto livello di segretezza. Nel frattempo, l’Iran, che aderisce al Tnp, è al centro di un braccio di ferro internazionale sul proprio programma nucleare, e i sospetti su un suo possibile uso militare – sebbene non comprovati ufficialmente – aumentano in un contesto così polarizzato.
Oltre agli Stati possessori, esistono altri 34 considerati endorser dell’arma atomica: sei di questi ospitano testate statunitensi (tra cui l’Italia), mentre altri 28 – membri della Nato o dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, di cui fanno parte Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan – ne approvano implicitamente l’uso nell’ambito di alleanze di difesa comune. Tra questi figurano Paesi europei come Francia, Germania, Polonia e Spagna, ma anche Stati extraeuropei come Giappone, Corea del Sud e Australia.
Un capitolo a parte riguarda le armi nucleari cosiddette “tattiche”, ovvero testate che, pur non essendo classificate come “strategiche” (perché hanno potenza e gittata inferiori) secondo gli accordi Usa-Russia, possono avere potenze distruttive fino a 300 kiloton, oltre venti volte superiori alla bomba di Hiroshima. Attualmente, la Russia ne possiede circa 1.912, mentre gli Stati Uniti ne mantengono circa 200, tra cui le 100 dislocate nei Paesi Nato.
Il problema, sostiene Ican, è rappresentato dalla retorica della sicurezza: ogni potenza giustifica il possesso dell’arma atomica come necessaria per la propria difesa, ignorando le conseguenze umanitarie. Una singola esplosione nucleare su New York, calcola Ican, causerebbe oltre 583mila morti immediate, senza contare gli effetti ambientali e sanitari a lungo termine.
Anche la trasparenza internazionale è in declino. Dal 2021, gli Stati Uniti hanno interrotto la pubblicazione ufficiale dei dati sulle proprie testate. Il Regno Unito ha fatto lo stesso. E nel 2023, sia Washington che Mosca hanno sospeso lo scambio di informazioni previsto dal Trattato New Start (un trattato bilaterale tra gli Stati Uniti e la Russia sul disarmo nucleare firmato a Praga nel 2010), minando un pilastro fondamentale del controllo reciproco.
In questo scenario, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw) promosso da Ican – entrato in vigore nel 2021 – potrebbe rappresentare un efficace strumento giuridico internazionale per mettere al bando l’atomica. Tuttavia, nessuno dei Paesi dotati di armi nucleari vi ha ancora aderito.
Ph. arma nucleare © Stephen Cobb /Copyleft
Michele Lipori
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