Home RubricheDispacci di pace Tutto quello che abbiamo imparato (una volta per tutte?)

Tutto quello che abbiamo imparato (una volta per tutte?)

di Raul Caruso

di Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

In un mondo sempre più sull’orlo del caos, il recente attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran conferma sei insegnamenti fondamentali sull’inutilità e la pericolosità della guerra. Solo il dialogo e la diplomazia possono offrire soluzioni durature ai conflitti, mentre la guerra alimenta instabilità, disuguaglianze e illusioni di potere.

Nel momento in cui questo articolo viene chiuso il mondo sembra destinato al caos. Israele ha sferrato un attacco nei confronti dell’Iran ed è stato seguito dagli Usa del presidente Trump. Nella sua tragicità quello che è accaduto è foriero di conferme in merito a insegnamenti e moniti inerenti alla tragedia della guerra.

Il primo insegnamento è che armarsi non produce una maggiore sicurezza. Gli scienziati della pace erano già consapevoli di questa ovvietà ma purtroppo la maggior parte delle persone sono ancora convinte del contrario. Israele e Iran sono da sempre armati eppure questo non è servito a tenerli al sicuro.

Il secondo insegnamento è che la guerra impoverisce e indebolisce. Se la Russia di Putin non si fosse indebolita in anni di guerra sarebbe stata in grado di frenare gli attacchi israeliani e americani. In realtà, a dispetto dei proclami Putin è debole e si limita a dichiarazioni di circostanza a favore dello storico alleato.

Il terzo insegnamento è che le sanzioni economiche come quelle che colpiscono l’Iran da anni non sono efficaci dal punto di vista politico e che come in altri scenari (Iraq, Jugoslavia tra gli altri) non sono stati altro che prodromi di una guerra.

Il quarto insegnamento è che la guerra è ancora uno strumento utilizzato da leader animati da spirito di dominio per distogliere l’attenzione dai propri errori. Benjamin Netanyahu ha deciso di attaccare l’Iran dopo che la quasi totalità della comunità internazionale e una gran parte della società israeliana non tolleravano più la tragedia umanitaria di Gaza che peraltro non ha avuto un tangibile risultato politico.

Nel contempo, quando Donald Trump ha annunciato che avrebbe schierato dei marines contro i cittadini americani si è trovato, in pochi giorni, nelle principali città americane la mobilitazione denominata No Kings che ha nei fatti preso di mira le sue ambizioni di rafforzare un potere con sempre meno limiti. Se consideriamo anche il fallimento nella mediazione tra Russia e Ucraina, l’attacco a Teheran deve essergli sembrata un’operazione relativamente facile per ottenere una “vittoria”.

Il quinto insegnamento è che a dispetto dell’instabilità politica i mercati finanziari hanno cominciato nell’ultimo mese a registrare guadagni in controtendenza rispetto all’incertezza del mese di aprile scorso. Gli analisti hanno in qualche modo scontato il comportamento apparentemente erratico di Trump e la guerra pur umanamente tragica rimane un affare umano prevedibile e gestibile. Il risultato è che questo dato rischia di rendere la guerra “normale” come è spesso accaduto nella storia aumentando le tragedie e le disuguaglianze esistenti in tutto il mondo.

Il sesto insegnamento – probabilmente il più importante – è che non esistono soluzioni militari ai conflitti. L’attacco di Israele e Usa, qualsivoglia sia l’apparente esito, non risolverà il conflitto esistente da anni con l’Iran poiché non è possibile radere al suolo un regime e ripartire da zero. A dispetto del numero di obiettivi militari raggiunti, nella maggior parte dei casi non è possibile sconfiggere in maniera definitiva un nemico senza intraprendere un dialogo.

Lo stallo tra Ucraina e Russia ma anche il conflitto tra India e Pakistan, confermano questa verità: solo il dialogo e la diplomazia possono fermare le guerre. Negarlo è sciocco e anche in alcuni casi disonesto dal punto di vista intellettuale. Nella sciarada attuale di benaltristi e militaristi di opportunità auguriamoci che alcuni tra questi moniti riescano a fare breccia nelle valutazioni della classe dirigente di tutte le società.

Ph. Maciej Ruminkiewicz via Unsplash

Immagine di Raul Caruso

Raul Caruso

Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

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