Home Geopolitica Venezuela. Detenuti stranieri ostaggi politici del regime Maduro

Venezuela. Detenuti stranieri ostaggi politici del regime Maduro

di Francesca Vidal

di Francesca Vidal. Giornalista e ricercatrice

In Venezuela aumentano le detenzioni arbitrarie di cittadini stranieri usati come strumenti di pressione politica dal regime di Nicolás Maduro. Organizzazioni umanitarie denunciano condizioni disumane nelle carceri e la violazione sistematica dei diritti umani mentre il governo italiano e l’Unione europea chiedono il rilascio immediato dei detenuti.

«Eravamo ostaggi, non prigionieri. Arrestano le persone soltanto a fini politici. Non si può restare a lungo in quelle carceri senza avere dei danni» ha raccontato a Repubblica il vicino di cella statunitense di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato lo scorso 15 novembre dopo essere stato fermato in un posto di controllo migratorio nello Stato di Apure a Sud-Ovest del Venezuela dalle autorità del Saime (Servizio amministrativo di identificazione, migrazione e stranieri). I familiari hanno denunciato di non aver ricevuto alcuna informazione riguardo il suo stato di salute, la sua posizione geografica o sui motivi del suo arresto. Solo lo scorso maggio l’uomo ha potuto telefonare a casa dopo 181 giorni di silenzio. Insieme a lui, almeno altri 33 cittadini stranieri sono detenuti in Venezuela per motivi politici. Su questi il governo di Nicolás Maduro continua a non fornire informazioni ufficiali.

REPRESSIONE DI REGIME

Diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani sono riuscite a ottenere i nominativi tramite familiari, amici o  altre organizzazioni che denunciano le sparizioni forzate che avvengono nel Paese. Le stesse affermano che i detenuti stranieri – tra cui Trentini – si troverebbero nel carcere El Rodeo I nello Stato di Miranda alla periferia di Caracas. Si tratta di un Centro di massima sicurezza, identificato come un luogo di torture fisiche e psicologiche per civili, militari e cittadini di Paesi terzi. Organizzazioni internazionali e locali, tra cui Amnesty International, in una lettera aperta rivolta al ministro per il Servizio penitenziario del Venezuela, Julio García Zerpa hanno definito le condizioni di reclusione nel Rodeo I come «crudeli, disumane e degradanti, ricordando che il divieto di tortura è una norma imperativa del diritto internazionale». Dietro le mura di El Rodeo I, oltre a un numero non identificato di nazionali venezuelani, ci sono cittadini colombiani, peruviani, argentini, spagnoli, francesi, ungheresi e ucraini; la maggior parte di loro ha la doppia cittadinanza ed è in arresto con l’accusa di “terrorismo e cospirazione”. Un testimone ha raccontato alla Ong venezuelana, Foro Penal, che gli stranieri si trovano nella Torre C, al primo piano della prigione. Si tratta di 24 celle di circa 2 metri quadrati, munite di sbarre rivestite in acciaio, e la cui porta è dotata di una piccola finestra attraverso cui viene fornito il cibo. È presente una latrina e un piccolo tubo da cui esce l’acqua per 10 minuti al giorno: il tempo consentito per lavarsi. È permesso uscire per qualche minuto una volta al giorno sotto sorveglianza armata. I familiari che visitano i detenuti vengono incappucciati e accompagnati al “parlatorio”, dove posso avere un colloquio di 15 minuti attraverso un vetro. La conversazione è ascoltata dai funzionari del regime. «Nel caso di molti prigionieri venezuelani, sono le famiglie a dover portare loro il cibo e persino l’acqua. Chi porta cibo e acqua agli stranieri? Chi sa se stanno bene, se ricevono medicinali?», dichiara all’emittente pubblica tedesca Deutsche Welle (Dw) Alfredo Romero, direttore dell’organizzazione Foro Penal. Quello dei prigionieri stranieri è un fenomeno nuovo. Prima del 28 luglio 2024, quando si sono tenute le elezioni presidenziali che hanno visto la vittoria del terzo mandato di Nicolás Maduro, nelle carceri del Paese non erano presenti detenuti stranieri per motivi politici. Allo stesso modo, le detenzioni di cittadini con doppia cittadinanza erano nettamente inferiori (17 a fronte delle 36 dopo il 28 luglio). Foro Penal e altre organizzazioni umanitarie hanno denunciato che il regime usa un modello di repressione e incarcerazione selettivo come meccanismo di coercizione politica e di negoziazione a livello internazionale. «A queste persone sono state negate varie garanzie processuali come l’assistenza consolare, l’accesso a una difesa privata, la presunzione di non colpevolezza e il diritto a un processo equo», dichiara la Ong nel Rapporto speciale sui prigionieri politici di nazionalità straniera in Venezuela pubblicato nel marzo 2025. Tali pratiche costituisco un crimine contro l’umanità, così come l’occultamento dei nomi degli altri stranieri detenuti e le sparizioni forzate. 

VIOLENZA POST-ELETTORALE

Dalla rielezione di Maduro, il Paese ha visto una drammatica escalation di violenza, persecuzioni e detenzioni sistematiche, oltre che un aumento significativo degli episodi di torture nei confronti  degli oppositori del regime. Centinaia di persone sono state arrestate con l’accusa di tradimento, cospirazione, terrorismo o associazione a delinquere. Si tratta, tra gli altri, di giornalisti, arrestati per aver documentato le proteste o pubblicato critiche sui social,  molti dei quali sono costretti all’esilio o alla autocensura; ma anche avvocati, membri dell’opposizione politica, attivisti e difensori dei diritti umani, leader sociali, comunicatori sui social media e, in particolare, membri del partito politico di opposizione Vente Venezuela, guidato da María Corina Machado. La leader – che da mesi vive in un nascondiglio clandestino dopo aver denunciato la frode elettorale del 28 luglio –, lo scorso gennaio è stata sequestrata durante un’imboscata automobilistica guidata dalle forze armate del governo, per essere rilasciata poche ore dopo. 

Lo scorso 25 maggio si sono svolte le elezioni parlamentari con la vittoria della coalizione del Gran Polo Patriótico (Gpp) guidato dal Partito socialista unito del Venezuela (Psuv) presieduto da Maduro. Questo ha ottenuto l’83,4% dei voti per i seggi parlamentari, assicurandosi 253 dei 285 seggi nell’Assemblea Nazionale e 23 governatorati su 24. La partecipazione è stata dichiarata al 43,2%. Tuttavia, l’opposizione afferma che si tratti di un fake, e che l’affluenza reale sia stata inferiore al 15% a seguito della campagna di boicottaggio promossa dalla leader del partito Vente Venezuela al grido di: «Io non obbedisco!». La stessa, in un’intervista al quotidiano spagnolo El Mundo, riferendosi al boicottaggio elettorale, ha dichiarato: «Quello che è successo lo scorso 25 maggio è stato un atto di disobbedienza consapevole e coraggioso nei confronti del terrorismo di Stato, dove chiunque dica qualcosa contro il regime, viene accusato di terrorismo, sparisce o finisce in prigione».

I giorni a ridosso delle elezioni parlamentari sono stati segnati da un’ondata di nuovi arresti e repressioni. Attualmente sono più di 70 le persone detenute, tra questi il dirigente Juan Pablo Guanipa, numero due all’opposizione dopo Machado, fermato con l’accusa di guidare una non meglio precisata “rete di terrorismo sovversiva”, e il giornalista e professore Carlos Marcano, di cui, mentre scriviamo, ancora non si hanno notizie. Nella maggior parte dei casi si tratta di sparizioni forzate e non si conosce il luogo di detenzione. Diverse Ong venezuelane stanno promuovendo sui social campagne rivolte ai cittadini per segnalare la scomparsa di parenti e amici offrendo un numero verde da contattare per denunciare i casi di arresto post-elettorale.

Il bilancio dei prigionieri politici, mentre scriviamo è, secondo Foro Penal, pari a 940 persone, di cui 844 uomini e 96 donne, tra cui 4 adolescenti. Tra questi di 52  non si conosce il luogo di detenzione e 82 hanno la doppia cittadinanza. Più di 70 famiglie ignorano dove si trovi un loro parente e, a coloro che ne sono al corrente, spesso, non è consentita la visita. Uno dei tanti casi è quello del politico d’opposizione Freddy Superlano, arrestato il mese di giugno scorso, e che si trova da più di 300 giorni in stato d’isolamento nel carcere del Helicoide situato nel cuore di Caracas. Si tratta del centro di tortura e detenzione più grande dell’America Latina. Fu costruito negli anni 50 per essere un centro commerciale di lusso. Oggi detiene almeno un centinaio di persone, tra cui diversi minorenni. Testimoni raccontano di essere stati costipati per mesi in piccole celle coperte di scarafaggi e mosche senza luce, acqua per lavarsi o ricambi di aria: «La puzza era talmente nauseabonda che davamo fuoco ad alcuni pezzetti di carta con la sola lampadina che c’era», ha racconta un testimone Bbc. Dal 2014 a oggi, 18.409 persone sono state arrestate per motivi politici in Venezuela.

MERCE DI SCAMBIO

Il regime di Nicolás Maduro è accusato da governi, società civile e Ong internazionali di usare i prigionieri stranieri come pedine su una scacchiera geopolitica, pronti ad essere messi in campo nel caso in cui il regime finisca in scacco matto. Un esempio recente risale allo scorso gennaio, quando la liberazione di sei cittadini nordamericani, tra cui David Guttemberg Guillaume – vicino di cella di Trentini –, è stata negoziata con accordi legati ai rimpatri di migranti venezuelani dagli Stati Uniti. La maggior parte della comunità internazionale, soprattutto, riconosce come legittimo presidente il leader d’opposizione Edmundo González Urrutia, esiliato in Spagna dallo scorso luglio. Il governo italiano ha ribadito la sua linea ferma definendo “inaccettabile” la repressione in atto. E, insieme all’Unione Europea, ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici e delle persone detenute arbitrariamente, comprese quelle con doppia cittadinanza e cittadinanza straniera. 

In risposta Caracas ha tagliato drasticamente il personale autorizzato a restare nelle ambasciate italiane limitandone la libertà di movimento. Il governo chavista conta invece dell’appoggio di Cina, Russia e Iran. 

La democrazia autoritaria del Venezuela mostra sempre di più un sistema politico in cui, nonostante lo svolgimento di elezioni presidenziali e parlamentari, il potere è, di fatto, nelle mani del suo leader

La rivoluzione bolivariana promossa da Chávez, ha dato vita a una Costituzione fondata su principi come democrazia sociale, sovranità popolare e autodeterminazione, tuttavia  riflette oggi una complessa emergenza umanitaria. Nonostante la ricchezza di risorse petrolifere la crisi politico-istituzionale si protrae da anni. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti limitano l’accesso del Venezuela ai mercati finanziari e al commercio internazionale del grezzo. Inoltre, il prezzo del petrolio, negli ultimi 11 anni, è crollato provocando una caduta vertiginosa del Pil nazionale a causa della mancata diversificazione delle fonti di reddito. 

Dal 2015 a oggi, quasi 8 milioni di persone hanno lasciato il Paese, generando la più grande crisi di rifugiati dell’America Latina. L’86,9% della popolazione vive in condizioni di povertà, con un salario minimo di 130 bolívares (circa 2,5 dollari mensili) occupando l’ultimo posto in America. Inoltre, le sanzioni economiche e la profonda crisi politico-istituzionale hanno contribuito a trasformare il Venezuela in uno degli epicentri del crimine organizzato. Secondo i dati si tratta di un giro d’affari con un valore tra 6,25 e 8,75 miliardi di dollari.

Oltre al traffico di droga, questi gruppi controllano anche settori economici strategici, come le miniere illegali di oro e coltan nell’Arco dell’Orinoco – un’area ricchissima di risorse nel Sud del Venezuela, divenuta epicentro dell’estrazione mineraria illegale. Questa Regione, tra le più biodiversificate dell’Amazzonia, si trova nei pressi del Parco nazionale di Canaima, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Qui si è sviluppata un’economia parallela, che però resta intrecciata a quella ufficiale dello Stato.

Ph. Propaganda per Maduro © Guaiquerí, CC0, via Wikimedia Commons

Immagine di Francesca Vidal

Francesca Vidal

Giornalista e ricercatrice

Abbonati ora!

Solo 4 € al mese, tutta Confronti
Novità

Seguici sui social

Articoli correlati

Scrivici
Send via WhatsApp