di Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.
Stiamo vivendo ormai un paradosso per cui, nonostante l’aumento dei conflitti globali e l’indebolimento dell’ordine democratico, i mercati finanziari ritrovano slancio, almeno momentaneamente. Un effetto che si spiega con l’adattamento degli investitori a scenari negativi ormai considerati prevedibili e strutturali ma che comunque non porterà beneficio alla stragrande maggioranza delle persone.
Guerra e pace influenzano profondamente le nostre vite, sotto ogni aspetto. Una delle dimensioni più difficili da comprendere è quella dell’incertezza. In senso stretto, l’incertezza si manifesta quando non è possibile stimare oggettivamente la probabilità di eventi futuri, a causa dell’ambiguità o della mancanza di informazioni utili.
Si tratta di situazioni in cui le previsioni risultano inaffidabili. La guerra ne è un esempio lampante. La pace, al contrario, rappresenta uno scenario in cui, pur con dei rischi, possiamo formulare previsioni plausibili sul futuro.
Dal punto di vista economico, l’incertezza ha conseguenze dirette. Quando è elevata, le imprese riducono gli investimenti produttivi, con effetti negativi sull’occupazione. Anche le scelte individuali ne risentono: ad esempio, la fertilità tende a diminuire.
Nei periodi di pace, invece, gli imprenditori investono con maggiore fiducia e la natalità aumenta. Esiste però una situazione paradossale: a fronte di un’incertezza sistemica, alcune misure dell’incertezza – e quindi alcune scelte degli attori economici – sembrano contraddittorie. Il caso dei mercati finanziari è emblematico.
Pur essendo difficile misurare l’incertezza in modo affidabile, nel contesto finanziario si utilizza una misura ex-post che identifica l’incertezza con la volatilità dei mercati. Quando l’incertezza aumenta, la volatilità dei prezzi azionari cresce. Lo strumento più utilizzato a questo scopo è il Vix, che misura la volatilità attesa sull’indice Standard & Poor’s (S&P) 500 americano, riflettendo l’aspettativa di fluttuazioni di mercato future.
Per fare un esempio concreto: il 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, il Vix ha aperto a 49,15, rispetto ai 31,19 della chiusura del giorno precedente. Nell’aprile di quest’anno, quando Donald Trump ha riacceso una retorica aggressiva sulla guerra commerciale contro il resto del mondo, la volatilità è aumentata ulteriormente, con il Vix che l’8 aprile ha chiuso a 52,33. In generale, negli ultimi tre anni i valori del Vix – e quindi dell’incertezza “percepita” dai mercati – sono stati mediamente più alti rispetto al passato.
L’invasione dell’Ucraina ha destabilizzato i mercati energetici, agricoli e le catene di fornitura globali. Tuttavia, dopo una fase iniziale, l’incertezza sembrava stabilizzarsi. L’arrivo di Trump sulla scena internazionale ha però rimescolato le carte.
Eppure, negli ultimi mesi è accaduto qualcosa di sorprendente: nonostante il peggioramento del quadro globale – con nuove guerre, l’indebolimento dell’ordine liberale e la contrazione della democrazia – i mercati finanziari hanno ritrovato slancio, e l’indice Vix è sceso. L’incertezza percepita dai mercati, dunque, è diminuita.
Questo evidenzia due aspetti: da un lato, il crescente divario tra economia reale e mercati finanziari; dall’altro, la capacità dei mercati di adattarsi anche a scenari negativi, a patto che risultino prevedibili. È possibile che gli investitori abbiano interiorizzato l’idea che guerre, autoritarismi e crisi siano ormai la norma, e quindi si comportino di conseguenza.
Ci troviamo così di fronte al “paradosso della minore incertezza”: se in passato un basso livello di incertezza era legato alla presenza della pace, oggi sembra derivare da una maggiore “non-pace”. Ma non bisogna lasciarsi ingannare da questo nuovo contesto favorevole ai mercati finanziari: i potenziali guadagni restano appannaggio di pochi. La maggior parte delle persone non ne trarrà alcun beneficio.
Ph. Matias Luge via Unsplash
Raul Caruso
Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.
