di Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.
I conflitti globali, da Ucraina a Gaza, accentuano violenza e insicurezza, mentre sembra crescere la rassegnazione delle élite in un futuro dominato da armi e restrizioni democratiche. Eppure, nonostante i casi “impossibili” (come la Russia), il dialogo con altri attori strategici (Cina in primis) resta essenziale per costruire soluzioni pacifiche e ridurre la proliferazione di armi convenzionali.
Le notizie provenienti da diverse aree del mondo suggeriscono un peggioramento continuo della vita dell’umanità a causa dell’aggravamento dei conflitti in corso (Ucraina e Gaza su tutti) e della diffusione di violenza anche a livello micro all’interno delle diverse società. Nel contempo sembra che anche nelle classi dirigenti vi sia una strisciante rassegnazione in merito al futuro percepito come una fase di conflitti e rischi crescenti senza via d’uscita.
L’aspetto più preoccupante di questa fase è sicuramente l’idea che non vi siano soluzioni diverse da quelle di una continua corsa agli armamenti a livello internazionale e a una contrazione delle libertà democratiche a livello interno. Ancora più preoccupante è il fatto che esista una tendenza verso una specie di riduzionismo per cui l’instaurazione di un sistema di minaccia credibile attraverso il riarmo viene considerata una soluzione applicabile a qualsiasi relazione tra Stati. Un riduzionismo chiaramente pericoloso poiché le relazioni bilaterali e multilaterali tra Stati presentano caratteri e dinamiche differenti.
Se esistono casi estremi in cui il dialogo e la diplomazia potrebbero non funzionare, ne esistono altri in cui queste modalità possono essere ancora foriere di soluzioni maggiormente stabili e pacifiche. In parole più semplici, se oggi chiaramente un dialogo con Putin e il Cremlino sembra impossibile,
un discorso analogo non è detto che vada fatto con Xi Jinping e la leadership cinese. Di conseguenza, non vi sarebbe errore più grande di quello di comportarsi con Russia e Cina allo stesso modo, pur essendo questi ultimi apparentemente molto vicini dal punto di vista politico e partner a livello economico.
In linea generale, nel momento in cui non sembra che vi siano soluzioni per i casi “impossibili” non bisogna smettere di elaborarne di nuove per gli altri. Questo approccio è sicuramente difficile da configurare poiché i casi “estremi” drenano non solo la maggior parte delle risorse ed energie disponibili ma richiedono talvolta risposte urgenti.
Per non arrendersi alla corsa agli armamenti e a un mondo di conflitti armati, la sfida è però quella di lavorare a soluzioni nuove pacifiche e stabili nelle relazioni con gli Stati che fortunatamente non rientrano tra i casi urgenti ed estremi. In questa prospettiva, per quanto appaia difficile da realizzare e da comprendere, bisogna moltiplicare gli sforzi per evitare che le relazioni con Paesi come la Cina peggiorino in tempi brevi e in misura sostanziale.
È evidente che in questo caso, non basterà un approccio meramente market-oriented per cui si riterranno sufficienti accordi commerciali o di investimenti bilaterali. È necessario, infatti, rafforzare il dialogo sui temi “core” delle relazioni internazionali e in particolare sul tema del commercio di armi. In questa prospettiva, i Paesi Ue e la Cina sono gli unici attori rilevanti a livello mondiale a essere parte del Trattato sul commercio delle armi (il cosiddetto “Trattato Att”) sulle armi convenzionali pur con posizioni diverse.
Per quanto appaia difficile, questo può essere un tema di incontro tra Pechino e i Paesi europei che negli ultimi tempi hanno purtroppo cominciato ad allontanarsi per le posizioni nella guerra tra Russia e Ucraina.
Un mondo in cui l’Ue e Pechino si facciano promotori insieme di nuove misure per limitare la diffusione delle armi convenzionali a livello globale sarebbe in ogni caso migliore di quello attuale in cui ogni dialogo su disarmo e controllo degli armamenti è purtroppo scomparso. Il rafforzamento della pace a volte passa anche da soluzioni e proposte apparentemente irrealizzabili come questa.
Ph. Alice Donovan Rouse via Unsplash
Raul Caruso
Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.
