di Michele Lipori. Redazione Confronti.
Secondo il Rapporto Oms-Onu del 2021 Violence Against Women Prevalence Estimates, 2018, aggiornato con i dati di Un Women e dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc) del 2024, il 26% delle donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni nel mondo ha subìto almeno una volta violenza fisica o sessuale da parte del partner. Un dato drammatico che emerge dal report Unodc Global Study on Homicide riguarda i femminicidi: nel 2022, su circa 89mila donne uccise nel mondo, il 66% è stata vittima di un partner o di un familiare.
In Europa, l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra) ha condotto la più ampia indagine mai realizzata sul tema (pubblicata nel 2014, con aggiornamenti al 2023): ne emerge che in Europa 1 donna su 3 ha subìto violenza fisica e/o sessuale a partire dai 15 anni; circa il 17% delle donne ha subìto violenza da un partner intimo. Circa il 13% delle donne è stata vittima violenza fisica o minacce senza violenza sessuale.
In Italia, i dati Istat relativi a un’indagine del 2014 ma aggiornata nel Rapporto 2024 (alla voce Violenza di genere e sicurezza delle donne) mostrano che il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni – in numeri assoluti: circa 6.788.000 – ha subìto violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Di queste: il 20,2% ha subìto violenza fisica; il 21% violenza sessuale; il 5,4% forme gravi (stupri o tentati stupri).
L’autore di queste violenze è quasi sempre un uomo vicino alla donna che le subisce: il 62,7% degli stupri è commesso da partner o ex partner, percentuale che coincide con i dati Grevio 2024 (l’organo del Consiglio d’Europa che monitora la Convenzione di Istanbul), secondo cui in Italia «la violenza domestica resta la forma più pervasiva di abuso contro le donne».
I dati del ministero dell’Interno segnalano che nel 2023 sono state uccise 120 donne, di cui 61 per mano del partner o ex partner. Nei primi nove mesi del 2024, le vittime sono state 89, confermando la stabilità del trend. Mentre, secondo l’Osservatorio nazionale femminicidi, lesbicidi, trans*cidi di Non una di meno, sono 75 i casi riportati nel 2025 (dati aggiornati all’8 settembre).
Anche il ricorso ai servizi di supporto è in crescita: secondo il dipartimento per le Pari opportunità, nel 2024 il numero verde 1522 (antiviolenza e antistalking) ha ricevuto 16.710 chiamate, in aumento rispetto al 2023 (+8,8%). Di queste, il 40,9% riguardava violenza fisica, il 34,3% psicologica, seguiti da 952 casi di violenza economica. Ed è proprio la violenza economica una delle dimensioni meno visibili ma più diffuse: riguarda il controllo del denaro, il divieto di lavorare, l’imposizione di firme su prestiti o contratti.
E se in Italia sono stati fatti passi avanti: con la ratifica della Convenzione di Istanbul (2013), i Piani strategici nazionali (2017-2023, 2021-2025) e il recente disegno di legge sul Codice Rosso che accelera le procedure giudiziarie, tuttavia, il Grevio ha sottolineato nel 2024 “gravi carenze” nella copertura dei centri antiviolenza (meno di uno ogni 20mila abitanti, contro lo standard europeo di uno ogni 10mila).
Un ulteriore elemento messo in evidenza dalle analisi più recenti (2024-2025) è la dimensione culturale della violenza. Una ricerca Istat risalente al luglio scorso (Stereotipi sui ruoli di genere: il punto di vista di ragazze e ragazzi) suggerisce come la violenza di genere sia alimentata da norme patriarcali radicate, dalla legittimazione sociale della disciplina maschile sulle donne e dalla trasmissione intergenerazionale della violenza all’interno delle famiglie.
Il Parlamento europeo, nel suo Rapporto del 2025, ha confermato i dati Eige che mostrano come in Europa – e in Italia in particolare – valori tradizionali e aspettative sul ruolo femminile contribuiscono a normalizzare l’abuso e a scoraggiare le denunce, indicando la necessità di strategie culturali oltre che legali ed economiche per trasformare norme e mentalità.
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Michele Lipori
Redazione Confronti.
