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Dignità e pace per i migranti

di Raul Caruso

di Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

La rotta balcanica resta uno dei fronti più drammatici delle migrazioni verso l’Europa, tra violenze, morti invisibili e diritti negati. In Bosnia, a Tuzla, l’impegno di Nihad Suljic restituisce dignità ai migranti deceduti e interroga l’Unione europea sulle proprie responsabilità. 

Come è noto – in particolare ai lettori di Confronti – la Regione balcanica non è solamente il “luogo” in cui si è combattuta l’ultima feroce guerra europea prima dell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, ma è anche il teatro di una drammatica rincorsa verso una vita migliore da parte di migliaia di migranti.

La rotta balcanica, infatti, è uno dei percorsi via terra compiuti dai migranti che provengono dal Medio Oriente e dall’Asia (in particolare da Siria e Afghanistan) che cercano di raggiungere l’Unione europea. In generale, la gran parte di questi migranti fuggono da conflitti sanguinosi ovvero da regimi violenti e liberticidi.

Su questo percorso è oramai noto il fatto che sovente i migranti sono vittime di tratta, violenza, abusi e violazioni di diritti umani fondamentali. Molti di essi, peraltro, perdono la vita in questo percorso. In particolare, molti sono morti annegati provando ad attraversare il fiume Drina, che oggi segna il confine tra Serbia e Bosnia-Erzegovina e che nell’antichità segnava quello tra Impero romano d’Occidente e Impero Romano d’Oriente.

Non lontano dal fiume, nella città di Tuzla in Bosnia, da qualche anno un attivista di nome Nihad Suljic si preoccupa di migranti deceduti, che non sono riusciti a realizzare questo sogno di libertà, dando loro una sepoltura, organizzandogli cerimonie funebri e provando, in molti casi, anche a identificarli laddove sia necessario. Invero, è un impegno per dare ai morti quella dignità che spetta loro in quanto esseri umani.

Per questo suo impegno costante a favore della dignità dei migranti, Nihad Suljic è tra i vincitori del Premio Cespic (Centro europeo di scienza della pace, integrazione e cooperazione) per la Pace 2025. Unitamente al suo incommensurabile valore umanitario, il lavoro di Nihad Suljic ha anche i tratti più vividi e vivaci della pace poiché esso è anche occasione di speranza, dignità umana e riconciliazione per comunità che hanno vissuto la tragedia di una guerra feroce.

Visto dai comodi salotti europei, il lavoro di Nihad Suljic, oltre a suscitare commozione e rispetto, dovrebbe assumere anche implicitamente il sapore della denuncia seppur non aperta poiché la rotta balcanica è un problema che per molti policy-maker europei sembra non esistere più. I numeri, infatti, sono in diminuzione nell’ultimo biennio e quindi le preoccupazioni in merito si sono piano piano attenuate.

Tale disinteresse dei policy-maker suona paradossale se consideriamo che i Balcani sono la Regione per cui – almeno secondo dichiarazioni e procedure ufficiali – si sta programmando un ulteriore allargamento dell’Unione europea. Sebbene esso non sia tra le priorità e tra i desiderata della classe dirigente dell’Unione europea, l’allargamento ai Paesi dei Balcani è sicuramente necessario anche al fine di disinnescare dei focolai di nazionalismo che si sono ripresentati negli ultimi anni e che rischiano di far risprofondare la Regione in una spirale di violenze.

Il lavoro di Nihad Suljic a favore della dignità umana è in linea con quelli che sono i valori fondativi dell’Unione europea e in particolare con la tutela dei diritti umani. Negli ultimi anni, purtroppo, molti di questi valori sembrano essere stati messi in discussione. E in particolare, l’assenza di una efficace politica migratoria comunitaria rappresenta ancora un vuoto da colmare al più presto per rendere l’Unione concretamente impegnata alla piena realizzazione dei diritti umani non solo dei cittadini residenti, ma anche di coloro che vedono nell’Unione un presidio di libertà, benessere, democrazia e pace.

Ph. Engin Akyurt, via Unsplash

Immagine di Raul Caruso

Raul Caruso

Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

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