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La Storia e la memoria tra guerra e pace

di Raul Caruso

di Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

La Storia è spesso manipolata dai governi per costruire identità e legittimare narrazioni nazionaliste, soprattutto nelle società segnate dalla guerra. Progetti come Joint History Books, contrastano letture di questo tipo e promuovono il pensiero critico, mostrando come una “buona Storia” possa diventare uno strumento di pace.

Le due frasi più famose quando si parla di guerra sono: «La prima vittima della guerra è la verità» e «la Storia la scrivono i vincitori». Esse sono intimamente legate poiché se nel primo caso istintivamente ci concentriamo su avvenimenti correnti, nel secondo caso immaginiamo un processo strutturale di costruzione della memoria nelle future generazioni in merito a quanto avvenuto, ma soprattutto in merito a colpe e responsabilità delle tragedie e delle sofferenze derivanti dalle guerre.

La Storia è quindi così importante che abbiamo sovente governanti che provano a modificare l’interpretazione ovvero la narrazione di eventi passati in proprio favore. Se questo vale per tutte le società, è anche vero che esso è particolarmente importante per quelle che hanno vissuto una guerra. Del resto i membri di una società vogliono avere memoria delle guerre a dispetto del fatto che esse abbiano determinato perdite umane, traumi e sofferenze.

Invero, le società ricordano e commemorano le guerre. Molti individui vengono ricordati per essere stati “eroi” di guerra e la commemorazione delle guerre è presente in monumenti, strade ed edifici pubblici. La Storia pertanto è di sostanziale importanza poiché, in ultima analisi, essa aiuta a definire un perimetro entro il quale si muove il sentimento identitario degli individui in merito a tali eventi.

Essa inoltre contribuisce a dare un senso al presente informando scelte e preferenze degli individui e delle collettività rispetto a temi di cruciale importanza come la guerra e la pace. Del resto così come recita la celebre frase attribuita a John Dickson Carr: «To write good history is the noblest work of man». E infatti questa frase mi è tornata in mente quando sono venuto a conoscenza di un progetto di grande fascino denominato Joint History Books [jointhistory.net].

Questo progetto è nato per iniziativa di un’organizzazione non governativa denominata Centro per la democrazia e la riconciliazione nell’Europa sudorientale (Cdrsee) e si è poi concretato nella redazione di alcuni volumi per mezzo di raccolta di fonti dei diversi Paesi dell’Europa sudorientale. La missione dichiarata era quella di fornire a insegnanti e studenti gli strumenti per analizzare e discutere le narrazioni storiche nazionali, promuovendo il pensiero critico non solo sul passato, ma anche sul presente e sul futuro.

Invero il progetto aveva come idea di fondo quella di evitare le manipolazioni nazionalistiche della Storia. I curatori del progetto dichiarano che i materiali sfidano le narrazioni false, la discriminazione e i pregiudizi, contribuendo a costruire società più democratiche e più inclusive. Centinaia di storici e insegnanti dei vari Paesi dell’Europa sudorientale sono stati coinvolti, tra il 1998 e il 2016 per la produzione di sei libri, che coprono la Storia dell’Europa meridionale a partire dall’Impero Ottomano fino al XXI secolo.

Inutile dire che questo sforzo è di grande importanza poiché in particolare i Balcani sono la regione in cui l’Europa aveva vissuto la sua ultima guerra più sanguinosa fino a che nel 2014 Mosca non ha poi invaso l’Ucraina. Del resto ancora adesso molti esponenti della società civile e dell’accademia dei Paesi balcanici avvertono del rischio determinato dalla narrativa nazionalistica di diversi governi dell’area.

La paura infatti è che si possa riaprire una fase di violenza le cui radici e motivazioni non sembrano essere state rimosse. Se la “buona Storia” può davvero aiutare a costruire la pace allora è necessario ripartire da progetti come questo per provare a prevenire le manipolazioni identitarie e nazionalistiche che spesso sfociano in spirali di violenza talvolta fino alla guerra.

Ph. Levi Meir Clancy via Unsplash

Immagine di Raul Caruso

Raul Caruso

Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.

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