Home Rubriche Le Chiese e l’assedio all’Europa

Le Chiese e l’assedio all’Europa

di Fulvio Ferrario

di Fulvio Ferrario. Professore di Teologia sistematica presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma.

Tra crisi geopolitiche, attacchi ibridi russi e il sabotaggio trumpiano, l’Unione europea attraversa la fase più fragile della sua storia recente, mentre le Chiese riflettono sul rapporto tra fede e democrazia. In un contesto in cui gli autocrati fanno fronte comune e i democratici si dividono, la difesa del progetto europeo diventa una questione di civiltà, anche per chi si ispira all’Evangelo.

C’era una volta il dibattito sulla Costituzione dell’Unione europea e sul relativo preambolo. La Chiesa romana si agitava per includervi un accenno alle “radici cristiane” della nostra cultura: nulla di disdicevole in sé, se non fosse stato per il malcelato tentativo di appendere il cappello, nella fattispecie una tiara vescovile, anche sull’Unione.

Le Chiese evangeliche, da parte loro, benché meno visibili, volevano addirittura «dare un’anima all’Europa», il che, se si prendessero sul serio le parole (il che non è necessariamente una buona idea di fronte agli slogan ecclesiastici), è espressione ancora più maldestra.

La Costituzione è stata varata, il dibattito si è concluso e la storia è andata avanti. Roma, essendo anche uno Stato, è molto presente in quanto lobby nel contesto europeo (ad esempio nella politica universitaria), le Chiese protestanti assai meno, mentre quelle ortodosse sono troppo impegnate nel loro burrascoso dibattito interno e, soprattutto, troppo spontaneamente antioccidentali per preoccuparsi di una realtà come l’Europa.

Per qualche decennio, l’Unione è comunque apparsa un orizzonte politico, ma in fondo anche ideale, irreversibile; naturalmente ha deluso moltissime delle aspettative suscitate, ma ha anche favorito processi virtuosi: un cantiere aperto, anche se i Delors, i Prodi e le Merkel (con tutti i loro limiti, si capisce) non nascono tutti i giorni e la loro mancanza si fa sentire. Naturalmente, non sono mai mancati i pertinaci detrattori: da un lato la Destra fascistoide, dall’altro (paradossalmente? Ma neanche un po’!) i nostalgici del “Sol dell’Avvenire”.

Oggi, attaccata mediante varie forme di guerra ibrida dalla Russia e sabotata politicamente ed economicamente da Trump, con l’appoggio dei suoi “tirapiedi” da questa parte dell’oceano, l’Europa come progetto politico e ideale va incontro alla fase più difficile degli ultimi ottant’anni. Naturalmente, la Chiesa di Gesù non si identifica con alcun orizzonte politico e dunque nemmeno con il barcollante modello democratico europeo. Negli ultimi decenni, tuttavia, si è sviluppato un certo consenso trasversale che individua una corrispondenza (per dirla con Karl Barth ed Eberhard Jüngel) tra fede cristiana e democrazia.

Le ragioni sono abbastanza semplici: la democrazia è meno lesiva dei diritti umani rispetto ad altri sistemi; è meno nemica della libertà religiosa; è meno ostile ai diritti delle minoranze; prevede la consultazione regolare delle cittadine e dei cittadini, che però non coincide con la dittatura della maggioranza. Non da ultimo, essa intrattiene relazioni storiche non banali almeno con alcune espressioni del Protestantesimo e, negli ultimi cent’anni, con il migliore Cattolicesimo politico.

C’è chi dice che Putin e Trump abbiano, se non altro, il merito di porre una questione di civiltà: o con la loro idea di “ordine” internazionale, o contro, cioè con l’Europa, non quella che vorremmo, ma quella che c’è. Per ora. Personalmente, avrei volentieri fatto a meno di un’alternativa così drastica, soprattutto a causa della debolezza di chi sta dalla parte della democrazia.

Gli autocrati (si potrebbero aggiungere anche quelli dell’Oriente) riescono sempre a trovare accordi, mentre i democratici si dividono. Oggi, però, chi non si schiera per quel che resta della democrazia europea, lavora per il Gatto e la Volpe ed entrambi sono nemici di tutto ciò che può in qualche modo essere associato a un’etica ispirata dall’Evangelo. 

Il fatto che il loro disprezzo dell’umano, strillato con un’arroganza inedita negli ultimi decenni, si accompagni a dichiarazioni di appartenenza religiosa, più o meno cristiana, non è casuale e non può lasciare indifferente chi almeno ogni tanto legge la Bibbia. Che la fragile democrazia vada difesa, è fuori discussione. Sul come (su quale sia, cioè, il ruolo della Difesa militare dell’Unione), dobbiamo rassegnarci: sussistono, in particolare nelle Chiese, due orientamenti di fondo, tra loro in dialettica. È fondamentale che questo dissenso sia gestito razionalmente, e non finisca per portare acqua al mulino sbagliato. In questo impegno, la Teologia ha un compito secondario e limitato, che però va svolto con competenza e passione.

Ph. Kranthi Marneni Qq, via Unsplash

Immagine di Fulvio Ferrario

Fulvio Ferrario

Professore di Teologia sistematica presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma.

Abbonati ora!

Solo 4 € al mese, tutta Confronti
Novità

Seguici sui social

Articoli correlati

Lascia un commento

Scrivici
Send via WhatsApp