di Michele Lipori. Redazione Confronti.
L’offensiva di Hamas del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra a Gaza hanno prodotto un’ondata globale di intolleranza (antisemita ma anche islamofobica) senza precedenti nell’ultimo decennio. Ma, come segnala Dave Rich nel paper dal titolo Shoah Revisionism After Gaza pubblicato dall’Institute for the Study of Contemporary Antisemitism dell’Indiana University, tra gli effetti più insidiosi c’è la “normalizzazione” di un linguaggio che relativizza o distorce la Shoah.
Il riferimento all’Olocausto è diventato onnipresente: per molti israeliani l’attacco di Hamas ha riattivato memorie traumatiche, anche perché circa 2.500 sopravvissuti della Shoah vivevano nelle comunità colpite. Allo stesso tempo, si sono sempre più diffusi riferimenti della Shoah nel dibattito su Israele: cartelli che paragonano il governo di Tel Aviv al Nazismo, hashtag come #GazaHolocaust, graffiti sulle istituzioni della memoria e dichiarazioni politiche iperboliche.
Per Rich, queste analogie – da qualunque parte provengano e dunque anche la provocazione delle “stelle gialle” indossate dalla delegazione israeliana all’Onu – finiscono per deformare la storia e rinforzare narrazioni revisioniste, peraltro già ben presenti. E infatti il quadro internazionale conferma la crescita dell’odio antiebraico. Secondo l’analisi Gaza Conflict Leads to Rise in Antisemitism and Islamophobia, pubblicata nel 2025 da Vision of Humanity, nel 2024 il 31% di tutti gli attacchi contro persone ebree registrati in Occidente era motivato da ostilità antisemita o anti-israeliana.
Negli Stati Uniti, i dati Fbi mostrano oltre 10mila aggressioni antisemite tra settembre e novembre 2023 (+270%), cui si è aggiunto un ulteriore +200% nel 2024. In Europa l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra) registra aumenti fino al 400% delle attività antisemite dall’inizio del conflitto. Francia e Germania segnano livelli record: quasi 1.600 episodi in Francia nel 2024; 1.383 nella sola Berlino, il dato più alto degli ultimi dieci anni.
Mentre l’Executive Council of Australian Jewry documenta oltre 2mila episodi nello stesso anno. L’ondata riguarda anche giovani e adolescenti: in Svezia, i crimini antisemiti sono passati da 24 nell’autunno 2022 a 110 nell’autunno 2023.Il fenomeno interessa inoltre attacchi terroristici compiuti da “lupi solitari” in Paesi come Svizzera e Australia, di cui quello avvenuto a Bondi Beach nello scorso dicembre non è che l’ultimo sanguinoso episodio.
Il contesto italiano riflette la stessa tendenza. Un sondaggio Swg – riportato da Reuters – condotto a settembre 2025 (quando si acuivano le proteste contro le violenze dell’esercito israeliano a Gaza) su un campione nazionale di 800 adulti mostrava che il 15% degli italiani considerava “del tutto o abbastanza giustificabili” attacchi fisici contro persone ebree mentre il 18% riteneva “legittimi” graffiti antisemiti negli spazi pubblici e circa un quinto degli intervistati giudicava “accettabile” aggredire docenti con posizioni pro-israeliane o rifiutare clienti israeliani.
Quello della revisione della Shoah rimane un caso emblematico di come l’odio si faccia strada – anche nella quotidianità – ma parallelamente, la guerra a Gaza ha contribuito anche a un forte aumento dell’islamofobia. Sempre secondo Vision of Humanity, l’Fbi ha registrato un +300% dei crimini d’odio contro i musulmani nei due mesi successivi al 7 ottobre.
Il Council on American-Islamic Relations ha contato 8.061 episodi anti-musulmani nel 2023, quasi la metà concentrati dopo l’attacco di Hamas. In Europa, l’European Islamophobia Report 2023 documenta un incremento significativo dell’ostilità anti-musulmana in 28 Paesi, con picchi in Austria (dove il 71% dei musulmani dichiara discriminazioni), Germania e Finlandia. In Australia si è passati da una media decennale di 61 casi l’anno a 309 nel 2024.
La concomitanza dell’incremento sia dell’antisemitismo che dell’islamofobia mostra come il conflitto a Gaza abbia amplificato dinamiche preesistenti: polarizzazione, radicalizzazione online, teorie cospirative e narrazioni che riscrivono la storia per sostenere posizioni politiche.
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Michele Lipori
Redazione Confronti.
