di Giancarla Codrignani. Giornalista, scrittrice e già parlamentare.
Non è un’epoca tranquilla nemmeno per le religioni: stiamo indiscutibilmente attraversando una crisi di trasformazioni inedite e camminare sul tapis roulant può traumatizzare. Superati i timori della cosiddetta secolarizzazione, nemmeno l’Islam potrà vietare la musica ai giovani e tra i cristiani entra in crisi l’ecumenismo se Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, affianca Putin, uomo di guerra e di potere, nell’Ortodossia.
Le identità storiche che la modernità doveva mettere in crisi sono tornate a irrigidirsi con il ritorno dei nazionalismi e delle guerre mentre l’apparente ripresa delle tradizioni sembra esaurirsi nell’autoreferenzialità, incompatibile con la globalizzazione e la nuova comunicazione virtuale che rende il mondo, anche non volendo, casa comune.
Tra i cattolici la generazione che ha conosciuto la fase innovativa del Concilio pensava di abbandonare la narrazione – e le norme – del Tridentino, per sostituirle con la Lumen gentium, le encicliche Pacem in terris e Mater et magistra e il riconoscimento dei “segni dei tempi”. Di fatto, tuttavia, il Vaticano II fece rumore, ma non cancellò Trento: i progressisti erano già allora minoranza e la Destra ruiniana si prese il lusso di invitare i cattolici a disertare il voto di una legge dello Stato.
Con l’elezione di Francesco sembrava tornato quel tempo, anche se con il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI era rimasto immutato il potere della Curia. C’è da credere che quelle che sono apparse “stranezze venute dalla fine del mondo” vadano lette come provocazioni dentro un sistema pronto a dichiarare scismatico chi avesse imboccato seriamente la via delle riforme. Non era una boutade se, davanti alla signora del Movimento per la vita che, già madre di numerosi figli, vantava una nuova gravidanza a rischio, il papa si lasciò sfuggire un «non siamo mica conigli»: non poteva abrogare l’Humanae vitae. Né era un caso se richiamava spesso i teologi a uscire dallo specialismo per rendere popolare la materia.
Le riforme debbono venire dal basso: credo che Francesco si aspettasse molto dal Sinodo, operazione che doveva rinnovare nei credenti la consapevolezza della fede. Ma le parrocchie sono rimaste tradizionali e i cattolici che accendono una candela a Padre Pio nel disagio sociale generale possono restare sensibili alle ritualità del sacro e contentarsi di una speranza morale che Francesco voleva virtù attiva. Anche la pace che tutti i papi predicano, va realizzata con l’impegno.
Leone XIV, il papa americano, sta mostrando coraggio con dichiarazioni politiche non equivoche, ma riporta l’autorità del papa al modello formale vaticano. Ha recuperato la carica simbolica di quella ritualità esteriore deliberatamente soppressa da Francesco, che non riteneva evangelica l’esibizione della grandezza della Chiesa, ma che colpisce l’attenzione della massa.
Forse è necessario recuperare la spettacolarità delle grandi cerimonie rispetto alle visioni kenotiche, ma si resta perplessi se si pensa al sostanziale cedimento dei fondamenti conciliari che dovevano superare la clericalizzazione accogliendo la voce del popolo di Dio che non ha mai mancato di proporsi, a partire dal sacerdozio, assurdamente maschile, celibatario e discriminante il pari grado delle consacrate.
Il problema è come tenere il piede in due staffe senza annacquare troppo la linea progressista. Il recente Concistoro forse ne avrà parlato. Il papa non ha ancora chiarito il suo pensiero al riguardo, anche se sarebbe bene conoscere la strategia dei prossimi impegni.
La situazione si è complicata: la gente quando ha paura va a Destra. I cattolici italiani non hanno reale cultura della loro fede, la frequentazione delle chiese può ondeggiare ma non è in crescita, i giovani avrebbero bisogno di credere, ma non provano fiducia nell’esistente. Anche le donne – deluse dalle discriminazioni nella loro Chiesa – sono sostanzialmente in uscita. La fede diventa fragile, non ha nemmeno più a che fare con l’etica. In realtà le Chiese debbono ripartire dal dirsi chi pregano quando dicono Dio.
Ph. Lewis Pugsley, via Unsplash
Giancarla Codrignani
Giornalista, scrittrice e già parlamentare.
