di Raul Caruso. Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.
Il funzionamento del potere autoritario non passa solo attraverso ordini espliciti e burocrazie efficienti. Nel caso del Nazismo, ambiguità, competizione interna e discrezionalità furono strumenti deliberati per produrre radicalizzazione e violenza. Una dinamica che pare riemergere anche in contesti contemporanei.
Una delle caratteristiche del Nazismo e della brutale leadership di Adolf Hitler fu il disprezzo per le regole costituite e la frequente imprecisione e apparente mancanza di chiarezza degli ordini emanati. Hitler e molte figure influenti dell’apparato nazista non erano usi alla chiarezza o rigore nei comandi. Anzi questi erano spesso vaghi, lasciando ampi margini di interpretazione e improvvisazione ai sottoposti. Questo non era erratico, ma una strategia funzionale al sistema disumano e feroce che i nazisti avevano costruito.
Il comportamento spietato di molti nazisti fu infatti rafforzato da incentivi materiali derivanti dal successo in una sorta di competizione interna. Presumibilmente Hitler non mirava a costruire una burocrazia pienamente efficiente. Le sue priorità assegnavano un valore infinitesimale all’efficienza rispetto all’obiettivo primario e non negoziabile: la distruzione degli ebrei e di altre minoranze.
L’efficienza contava solo se contribuiva a questo scopo. Albert Breton e Ronald Wintrobe, nel famoso saggio La logica del comportamento burocratico del 1986, basandosi sul concetto di reti verticali di fiducia, spiegano la natura competitiva della burocrazia nazista. Superiori e subordinati erano legati da uno scambio: i primi richiedevano servizi informali e non codificati, i secondi ottenevano promozioni e avanzamenti. Le reti verticali di fiducia sostenevano sforzi competitivi e creativi, consentendo ai funzionari di distinguersi per ottenere favori e carriere.
La competizione non era quindi casuale; un leader come Hitler poteva alimentarla attraverso ordini vaghi. L’assenza di direttive precise generava risposte diverse, talvolta non convenzionali, da parte di individui, uffici e agenzie. Con obiettivi vaghi, eccetto quello finale, i funzionari cercavano soluzioni originali per massimizzare il proprio ritorno. Alla vaghezza si accompagnavano ampi margini di arbitrarietà e autonomia.
In una burocrazia ampia e frammentata, questa dinamica moltiplicava iniziative e radicalizzava le scelte. L’efferatezza dei nazisti aumentava in virtù di questo sistema. Le ricostruzioni storiche confermano il fenomeno. Hitler favorì la competizione tra agenzie emanando ordini spesso informali e imprecisi. Era noto che la “soluzione” della questione ebraica avesse priorità estrema, seconda forse solo alla guerra. Il ministro delle Finanze Lutz von Krosigk promosse un concorso di idee tra funzionari per individuare soluzioni innovative all’espropriazione dei beni ebraici.
Alla Conferenza di Wannsee del gennaio 1942, gli ordini di Reinhard Heydrich erano volutamente generici: undici rami della gerarchia erano rappresentati, favorendo rivalità e spirito di iniziativa. La “soluzione finale” attivò opportunità di carriera e incentivi perversi nell’apparato. In questa prospettiva, improvvisazione, imprecisione e competizione possono sembrare dinamismo decisionale, ma in un contesto autoritario mostrano il loro lato oscuro. Quando obiettivi generici vengono affidati a funzionari dotati di discrezionalità, soprattutto se titolari dell’uso legittimo della forza, il rischio di abuso cresce.
Un esempio contemporaneo è plausibilmente quanto accaduto a Minneapolis con il dispiegamento dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia federale Usa per il controllo di immigrazione e dogane, che si è resa responsabile di gravi episodi di violenza (sfociati anche in omicidi) che hanno scatenato proteste a livello nazionale e una crisi politica a Washington. Pace e democrazia, viceversa, si nutrono di regole articolate, che per quanto possano apparire poco efficienti servono a prevenire una competizione perniciosa tra funzionari attratti da facili carriere, in particolare quando questi hanno dalla loro l’uso della forza.
Ph. Lidia Stawinska, via Unsplash
Raul Caruso
Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana.
