di Giancarla Codrignani. Giornalista, scrittrice e già parlamentare.
Ci avete fatto caso? Quando in un Paese ci sono problemi di difficile soluzione, viene eletta una donna. Inoltre, tranne che in Messico con Claudia Scheinbaum, e in pochi altri Paesi, si tratta sempre di donne di Destra. Ultima la giapponese, Sanae Takaichi, che promette di ridare priorità alla spesa militare in un Giappone forse allontanato dallo spirito di Hiroshima. Tradizionalmente le candidature vengono selezionate dai partiti: come si spiega che anche i burocrati mettono in pole position una donna?
Una volta o si era la Bonino, oppure venivano scelte donne che garantissero “la linea” e le trasgressioni femministe costavano la rielezione. Il fenomeno – se è un fenomeno – contrasta con la preminenza dei “padri/padroni”, tornati di moda alla grande con Trump, Netanyahu, Erdoğan, governanti islamici, perfino Vannacci. Eppure le donne sono sempre state lì e restano il 52% dell’elettorato e probabilmente costituiscono gran parte della schiera che non vota.
A Destra Meloni resta “il” presidente e nessuno fa caso al suo voler essere “come un uomo”, a spese della morfologia e della vista che, delusa, si aspettava l’uomo cui spettano le cariche. La Sinistra lascia che le istituzioni restino neutre e risponde, se sente qualche rumore “di genere” salire dalla base, si affretta a partecipare alle manifestazioni antiviolenza senza poi far seguire proposte sui non pochi problemi che connotano la vita delle donne in tutti i campi.
Sono spezzoni di un ragionamento ben più impegnativo: infatti per tutti, uomini e donne, è ormai indifferibile l’obbligo di tornare a ragionare sulle questioni che, a forza di restare appaltate ai piani alti delle dirigenze politiche, rimangono statiche proprio in una stagione in cui gli scossoni trumpiani (e non trumpiani) sono violenti e si ha paura di dire che tutto sta cambiando perché tutto è già cambiato in peggio e non lo vogliamo sapere.
I cambiamenti radicali imprevisti generano regressione e il ritorno della conservazione. Il Femminismo, infatti, è diventato una parola arcaica e i movimenti recenti – a partire da Mee too e Non una di meno – si impegnano in cortei anti violenza o, indifferentemente, pro-Palestina, ma non sviluppano idee che testimonino la volontà di cambiare il mondo, come si diceva una volta. Nella discussione a proposito della legge che definisce lo stupro, su emendamento di una donna di Destra, la senatrice Giulia Bongiorno, che, da avvocata, sa bene che cosa comporta la sua proposta nei tribunali, è stata cancellata la parola “consenso” dall’articolo che garantisce la volontà delle donne.
Nell’attesa del voto al Senato solo manifestazioni di singoli gruppi locali, nessun approfondimento nazionale dell’opposizione per non lasciare cadere la legge mentre in un’iniziativa è comparso lo slogan “Sì vuol dire sì”, che rivela possibili manipolazioni referendarie. La stessa crescita dei femminicidi solleciterebbe un approfondimento sui comportamenti sessuali e affettivi maschili, ma non si monitora se il sistema sta recependo i valori della cultura segregata delle donne: la presenza di donne al comando che replicano il “modello unico”, neutro e patriarcale rischia di perdere l’eredità culturale dei secoli in cui milioni di discriminate pensavano con la testa e con il loro corpo la vita e la storia.
Resta per tutti che è diventata difficile la partecipazione e anche il libero associazionismo fatica a inventarsi nuove motivazioni. Pur senza leader e senza cura dell’anima, un’eventuale Sinistra unita deve riprendersi i milioni di non-votanti che hanno portato Meloni dal 4,4% al 28,8% non degli italiani, ma di quei 2/3 che ha votato.
Siamo già in campagna elettorale per il 2027 – il governo distribuisce incarichi agli amici e la finanziaria è larga di “mance” per gli affiliati – e il referendum fa da battistrada. Abbiamo tutti a cuore la giustizia, speriamo perfino che l’Europa torni a imporre la religione dei diritti, contestiamo l’equivoca partecipazione al Board of Peace, la repressione spacciata come ordine pubblico, la lotta contro la magistratura del ministro della Giustizia: uomini e donne “perbene” voteranno “no”.
Ph. Lia Cornicello, via Unsplash
Giancarla Codrignani
Giornalista, scrittrice e già parlamentare.
