di Matteo Maria Zuppi. Cardinale cattolico, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei)
Il Patto tra Chiese cristiane in Italia è un passo in avanti nel cammino ecumenico perché invita le Chiese a sviluppare una visione condivisa e a cercare insieme la strada per affrontare le tante sfide che hanno davanti, non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo.
La firma del Patto tra Chiese cristiane in Italia vuole essere, anzitutto, un passo in avanti nel cammino ecumenico. Un cammino che oggi è chiamato a crescere nella capacità di pensarci insieme. Non basta collaborare: è necessario maturare una visione condivisa, imparare a riconoscerci sempre di più parte di un’unica responsabilità.
Questo Patto rappresenta, in questo senso, una “via italiana” all’ecumenismo. Non si limita a mettere in comune alcune iniziative, ma ci invita a unire maggiormente le nostre prospettive, a cercare insieme come affrontare le tante sfide che le Chiese hanno davanti, in Italia e, a partire dall’Italia, in Europa e nel mondo.
Tra i punti più importanti vi è proprio la consapevolezza della collaborazione e la decisione di non fare a meno degli altri. Non si tratta soltanto di individuare un terreno comune, ma di guardare insieme il mondo che ci circonda. È un cambiamento di sguardo prima ancora che di organizzazione.
Per il futuro, la sfida principale resta quella di un contesto segnato dalla scristianizzazione e da un crescente allontanamento del Vangelo dalla vita concreta delle persone. Proprio per questo è importante che il Patto si traduca in percorsi e iniziative comuni.
Bisogna guardare a esperienze come i Corridoi umanitari, ideate per supportare profughi in condizioni di vulnerabilità e nati dalla collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), la Tavola Valdese e la Cei-Caritas, con il sostegno del governo italiano. Pensati per evitare i viaggi sui “barconi della morte” nel Mediterraneo e contrastare lo sfruttamento dei trafficanti – prevedendo l’emissione di visti umanitari con controllo preventivo, arrivo in sicurezza (prevalentemente aereo) e percorsi di integrazione (alloggio, lingua, lavoro) a carico delle associazioni – che dimostrano che la collaborazione tra Chiese può offrire risposte concrete anche a questioni complesse, come quella delle migrazioni. È su questa strada che siamo chiamati a proseguire: promuovendo nuove iniziative condivise, nella convinzione che è nella carità che può crescere, in modo reale e duraturo, la comunione tra di noi.
Foto: Pantheon (Roma) © Jametlene via Unsplash
Matteo Maria Zuppi
Cardinale cattolico, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei)
